Negoziante responsabile in caso di caduta dei clienti a causa di acqua sul pavimento

pavimento bagnato

Negoziante responsabile in caso di caduta dei clienti a causa di acqua sul pavimento

pavimento bagnato

Il negoziante, nella veste di proprietario-custode, è responsabile nel caso in cui il cliente scivoli sul pavimento bagnato a causa dell’acqua che sgocciola da ombrelli degli altri clienti.
In tal caso deve risarcire il danno: parola di Cassazione.
La Suprema Corte con la recentissima sentenza n. 13222/2016, depositata il 27 giugno 2016, ha statuito che In tal caso il negoziante deve risarcire il danno.
Il caso sottoposto all’attenzione della Corte riguardava una cliente dell’esercizio commerciale, nello specifico trattasi di panificio, che era scivolata sul pavimento bagnato procurandosi una frattura del collo femorale, ma la Corte d’Appello, investita della vicenda, aveva rigettato la sua domanda ritenendo che la caduta fosse ascrivibile a mera disattenzione della donna.
Nello specifico il giorno in cui si verificò l’evento dannoso era il 23 dicembre, giornata piovosa, sicché il panificio era affollato di clienti; ulteriormente, il pavimento del negozio era bagnato a causa dello sgocciolare degli ombrelli dei numerosi clienti.
Per la Corte di Appello la ricorrente, anche lei proveniente dall’esterno e da sotto la pioggia, non aveva adoperato la necessaria attenzione nel muoversi su un pavimento che poteva aspettarsi bagnato e che, a sua volta, non poteva essere, sia pure parzialmente, asciugato dal personale del panificio, a causa dell’affollamento del locale; di conseguenza la Corte di Appello aveva rigettato la domanda della ricorrente.
Avverso tale decisione proponeva ricorso per Cassazione la danneggiata contestando la violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., e precisando che sarebbe gravato sul custode il prevedere la possibilità che, all’interno del negozio, avessero potuto crearsi pericoli per i clienti e quindi prendere provvedimenti per evitarli.
La Suprema Corte, con la sentenza 13222 del 2016, accoglie il ricorso, e stabilisce che il negoziante, nella veste di proprietario-custode, è gravato da obblighi di manutenzione e controllo della cosa custodita; lo stesso è sempre responsabile nel caso in cui il cliente scivoli sul pavimento bagnato a causa dell’acqua che sgocciolava da ombrelli degli altri clienti.
In caso di incidente avvenuto, come nel caso di specie, all’interno o nell’ambito della cosa in custodia, dei danni conseguenti ad omessa o insufficiente relativa manutenzione, il proprietario o il custode risponde ex art. 2051 c.c., in ragione del particolare rapporto con la cosa che al medesimo deriva dalla disponibilità e dai poteri di effettivo controllo sulla medesima, salvo che dalla responsabilità presunta a suo carico sì liberi dando la prova del fortuito (circostanza difficilmente dimostrabile).
Il soggetto che ha subito un danno a causa dell’omessa o insufficiente manutenzione della cosa in custodia e che di conseguenza richiede il risarcimento è tenuto, secondo le regole generali in tema di responsabilità civile, a dare la prova che i danni subiti derivano dalla cosa, in relazione alle circostanze del caso concreto.
Tale rapporto, precisa la Corte: «consiste nella dimostrazione del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, e può essere data anche con presunzioni, giacché la prova del danno è di per sé indice della sussistenza di un risultato “anomalo” e cioè dell’obiettiva deviazione dal modello di condotta improntato ad adeguata diligenza che normalmente evita il danno»
In sostanza, si verifica un’inversione dell’onere della prova: mentre il danneggiato è tenuto a provare l’evento dannoso e la sua derivazione dalla cosa, il custode deve viceversa dimostrare di avere espletato, con la diligenza adeguata alla natura e alla funzione della cosa in considerazione delle circostanze del caso concreto, tutte le attività di controllo, vigilanza e manutenzione.
Di conseguenza, il custode, per liberarsi dalla responsabilità, richiamando il caso fortuito, deve dimostrare che l’evento dannoso abbia presentato carattere di imprevedibilità e inevitabilità, non superabile con l’adeguata diligenza del caso.
Nel caso di specie era ben noto al proprietario-custode che fuori dal locale stesse piovendo e che numerosi clienti si trovassero all’interno con gli ombrelli sgocciolanti sì da bagnare il pavimento rendendolo ovviamente scivoloso.
Ovvero secondo gli Ermellini, il custode doveva vigilare e controllare, adottando tutte le misure idonee a prevenire ed evitare danni a terzi; in particolare secondo la Cassazione il proprietario del panificio avrebbe dovuto regolamentare l’afflusso dei clienti, per evitane un sovraffollamento che ostacolasse il mantenimento della loro sicurezza, impedire l’accesso con ombrelli sgocciolanti, utilizzando portaombrelli all’ingresso o all’esterno e apponendo materiali (ad esempio tappetini antiscivolo) sul pavimento, oppure dotare il locale di idoneo sistema di aerazione.
Per questo motivo la sentenza è cassata con rinvio alla Corte d’Appello in diversa composizione, che dovrà fare applicazione dei principi indicati in sentenza.

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