Servizi in abbonamento 1,7 milioni a Tim ed 800.000 a Wind Tre

servizi in abbonamento non richiesti

Molti consumatori stanno segnalando in questi ultimi mesi che attraverso la navigazione in 3G, LTE o 4G, sfiorando un semplice banner pubblicitario, si ritrovano abbonamenti a servizi in abbonamento non richiesti del tipo giochi, suonerie, screensaver, contenuti erotici a costi che possono variare da un minimo di 5 euro a settimana, fino a 8 euro a settimana.

Anche scaricare un’app sotto la rete del gestore telefonico 3G, LTE, 4G può diventare pericoloso, il rischio che l’abbonamento indesiderato si attivi è dietro l’angolo, anche chiudendo la finestra premendo la x di solito in alto a destra, il consumatore utente ignaro può ritrovarsi in bolletta tali abbonamenti.

Servizi premium, o meglio contenuti mobile/PC o INTERACTIVE 3G (per Vodafone), acquisto contenuti per Tim, per Wind sono servizi a contenuto Wind, la compagnia telefonica Tre è la più fantasiosa: 

e chi più ne ha, più ne metta!

Il nome cambia, ma il risultato è lo stesso, di premium non c’è nulla, infatti per noi di Sos Utenti Consumatori essi sono servizi mangiasoldi, mai richiesti e attivati sulla sim dell’ignaro utente e nella maggior parte dei casi senza il consenso dello stesso. Innumerevoli i servizi pubblicizzati anche tramite Facebook siti internet attraverso: banner, pop up e landing page, attivati senza che il consumatore se ne accorga.

Già da diverso tempo l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di punire tali comportamenti scorretti delle compagnie telefoniche con varie multe a TIM, WIND, TRE E VODAFONE.

L’Agcom ha imposto una multa di 1,7 milioni di euro a Telecom Italia e H3G e di 800 mila euro a Wind e Vodafone, tali società hanno avviato una serie di pratiche commerciali scorrette erogando senza il consenso del consumatore utente contenuti non richiesti o mai richiesti sugli smartphone, tablet dei consumatori ignari. Dopo un’indagine durata sei mesi e dopo numerosissime segnalazioni da parte di associazioni di consumatori e utenti che denunciavano di essersi ritrovati abbonati a servizi mai richiesti e non voluti   con addebiti automatici in bolletta telefonica o dopo essersi ritrovati scalato il credito residuo sulle sim prepagate.

Le condotte scorrette della Tim, Wind Tre, Vodafone accertate dall’autorità garante sono essenzialmente due:

  1. Blocco selettivo: le società dovevano avvisare l’utente che aveva la possibilità, in modo gratuito, rivolgendosi direttamente al call center 119, 133, 155, 190 di poter attivare un blocco di tutti i servizi a pagamento e quindi di poter impedire l’attivazione di servizi non richiesti e non voluti. Spesso i consumatori si sono resi conto solo dopo diversi giorni o diverse settimane di aver attivato un contenuto o un abbonamento. Con l’abbonamento automatico che attivava il servizio ogni settimana, senza che gli stessi potevano usufruirne.
  2. Condotta aggressiva: La procedura di attivazione di tali servizi in abbonamento  è automatica, e nella maggior parte dei casi avviene tramite un sms, quasi sempre non c’è nessun tipo di autorizzazione da parte del cliente.

Il mercato dei servizi premium procura un utile alle compagnie telefoniche di circa 1 miliardo di euro. Davvero facile per le compagnie sottrarre soldi in modo illecito agli utenti ignari, un gioco da ragazzi.

Spartizione dei ricavi per servizi non richiesti: Ecco cosa dice l’Autorità

“gli operatori condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. E, inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili”.

Come rimediare al problema dei servizi non richiesti?

Le compagnie dovrebbero secondo l’Antitrust rimediare al problema cosa secondo noi folle, in pratica per paura di ricevere qualche multa di un milione di euro dall’Autorità dovrebbero rinunciarne a circa 300 milioni guadagnati grazie all’attivazione dei servizi in abbonamento mai richiesti.

Le compagnie telefoniche stanno anche fingendo di attivare ulteriori sistemi di controllo ma, non riuscendo a contrastare se stesse. Che paradossi esistono in Italia.

E’ impensabile che le compagnie telefoniche non sapessero che il loro comportamento nell’attivazione di tali servizi fosse quantomeno illegittimo.

Come difendersi dall’attivazione di un abbonamento indesiderato?
Nell’ attesa che si trovi una soluzione definitiva evitando l’attivazione di tali addebiti non desiderati, la prima cosa da fare è quella di:

  1. contattare il gestore, inviando un reclamo scritto (tramite fax, internet o raccomandata con ricevuta di ritorno) contestare le somme ingiustamente addebitate chiedere il blocco dei servizi premium non solo all’operatore telefonico, ma anche all’azienda che eroga il servizio.
  2. chiedere il “barring”, vale a dire il blocco di tutti gli sms a sovrapprezzo, attenzione chiedendo il barring non arriveranno messaggi di nessun tipo quindi nemmeno quelli della banca per notificare l’utilizzo della carta di credito o l’invio di un bonifico.

Per richiedere la disattivazione ed il rimborso dei servizi non richiesti puoi rivolgerti alla nostra Associazione che in modo gratuito e per tuo conto svolgerà per te la pratica dinanzi al Corecom.

Se anche tu sei stato vittima di questi servizi in abbonamento non richiesti puoi contattarci gratuitamente:

SosUtentiConsumatori.it da sempre dalla parte dei più deboli.

Ci teniamo a sottolineare che il servizio è e rimarrà sempre gratuito, in quanto lo scopo ultimo della nostra associazione è proprio garantire tutela a tutti i consumatori e far valere sempre i loro diritti!

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