Codice del Consumo

Codice del consumo – D.lgs.206/2005
versione aggiornata al 7/3/2012

PARTE I
DISPOSIZIONI GENERALI
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI E FINALITA’
Finalità ed oggetto
Art. 1.
1. Nel rispetto della Costituzione ed in conformità ai principi contenuti nei trattati istitutivi
delle Comunità europee, nel trattato dell’Unione europea, nella normativa comunitaria con
particolare riguardo all’articolo 153 del Trattato istitutivo della Comunità economica
europea, nonché nei trattati internazionali, il presente codice armonizza e riordina le
normative concernenti i processi dì acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato
livello di tutela dei consumatori e degli utenti.
Diritti dei consumatori
Art. 2.
1. Sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori
e degli utenti, ne è promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche in forma collettiva
e associativa, sono favorite le iniziative rivolte a perseguire tali finalità, anche attraverso
la disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori e degli utenti e le pubbliche
amministrazioni.
2. Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come fondamentali i diritti:
a) alla tutela della salute;
b) alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi;
c) ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità;
c-bis) all’esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e
lealta’ (1);
d) all’educazione al consumo;
e) alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali;
f) alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo libero, volontario e democratico tra i
consumatori e gli utenti;
g) all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza.
(1) Lettera inserita dall’articolo 2 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Definizioni
Art. 3.
1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per (1):
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività
imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta (2);
b) associazioni dei consumatori e degli utenti: le formazioni sociali che abbiano per scopo
statutario esclusivo la tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori o degli utenti;
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività
imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario
(2);
d) produttore: fatto salvo quanto stabilito nell’articolo 103, comma 1, lettera d), e
nell’articolo 115, comma 2-bis, il fabbricante del bene o il fornitore del servizio, o un suo
intermediario, nonché l’importatore del bene o del servizio nel territorio dell’Unione
europea o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che si presenta come produttore
identificando il bene o il servizio con il proprio nome, marchio o altro segno distintivo (2);
e) prodotto: fatto salvo quanto stabilito nell’articolo 18, comma 1, lettera c), e nell’articolo
115, comma 1, qualsiasi prodotto destinato al consumatore, anche nel quadro di una
prestazione di servizi, o suscettibile, in condizioni ragionevolmente prevedibili, di essere
utilizzato dal consumatore, anche se non a lui destinato, fornito o reso disponibile a titolo
oneroso o gratuito nell’ambito di un’attività commerciale, indipendentemente dal fatto che
sia nuovo, usato o rimesso a nuovo; tale definizione non si applica ai prodotti usati, forniti
come pezzi d’antiquariato, o come prodotti da riparare o da rimettere a nuovo prima
dell’utilizzazione, purché il fornitore ne informi per iscritto la persona cui fornisce il
prodotto (2);
f) codice: il presente decreto legislativo di riassetto delle disposizioni vigenti in materia di
tutela dei consumatori.
(1) Capoverso modificato dall’articolo 3 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Lettera modificata dall’articolo 3 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
PARTE II
Educazione, informazione, pratiche commerciali, pubblicita (1)
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
TITOLO I
EDUCAZIONE DEL CONSUMATORE
Educazione del consumatore
Art. 4.
1. L’educazione dei consumatori e degli utenti è orientata a favorire la consapevolezza dei
loro diritti e interessi, lo sviluppo dei rapporti associativi, la partecipazione ai procedimenti
amministrativi, nonché la rappresentanza negli organismi esponenziali.
2. Le attività destinate all’educazione dei consumatori, svolte da soggetti pubblici o privati,
non hanno finalità promozionale, sono dirette ad esplicitare le caratteristiche di beni e
servizi e a rendere chiaramente percepibili benefici e costi conseguenti alla loro scelta;
prendono, inoltre, in particolare considerazione le categorie di consumatori maggiormente
vulnerabili.
TITOLO II
INFORMAZIONI AI CONSUMATORI
Capo I
Disposizioni generali
Obblighi generali
Art. 5.
1. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 3, comma 1, lettera a), ai fini del presente
titolo, si intende per consumatore o utente anche la persona fisica alla quale sono dirette
le informazioni commerciali.
2. Sicurezza, composizione e qualità dei prodotti e dei servizi costituiscono contenuto
essenziale degli obblighi informativi.
3. Le informazioni al consumatore, da chiunque provengano, devono essere adeguate alla
tecnica di comunicazione impiegata ed espresse in modo chiaro e comprensibile, tenuto
anche conto delle modalità di conclusione del contratto o delle caratteristiche del settore,
tali da assicurare la consapevolezza del consumatore.
Capo II
Indicazione dei prodotti
Contenuto minimo delle informazioni
Art. 6.
1. I prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al consumatore, commercializzati sul
territorio nazionale, riportano, chiaramente visibili e leggibili, almeno le indicazioni
relative:
a) alla denominazione legale o merceologica del prodotto;
b) al nome o ragione sociale o marchio e alla sede legale del produttore o di un
importatore stabilito nell’Unione europea;
c) al Paese di origine se situato fuori dell’Unione europea (1) ;
d) all’eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all’uomo,
alle cose o all’ambiente;
e) ai materiali impiegati ed ai metodi di lavorazione ove questi siano determinanti per la
qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto;
f) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d’uso, ove utili ai fini di
fruizione e sicurezza del prodotto.
(1) Per l’efficacia delle disposizioni di cui alla presente lettera, vedi l’articolo 31-bis del
D.L. 30 dicembre 2005, n. 273.
Modalità di indicazione
Art. 7.
1. Le indicazioni di cui all’articolo 6 devono figurare sulle confezioni o sulle etichette dei
prodotti nel momento in cui sono posti in vendita al consumatore. Le indicazioni di cui al
comma 1, lettera f), dell’articolo 6 possono essere riportate, anziché sulle confezioni o
sulle etichette dei prodotti, su altra documentazione illustrativa che viene fornita in
accompagnamento dei prodotti stessi.
Ambito di applicazione
Art. 8.
1. Sono esclusi dall’applicazione del presente capo i prodotti oggetto di specifiche
disposizioni contenute in direttive o in altre disposizioni comunitarie e nelle relative norme
nazionali di recepimento.
2. Per i prodotti oggetto di disposizioni nazionali in materia di informazione del
consumatore, le norme del presente capo si applicano per gli aspetti non disciplinati.
Indicazioni in lingua italiana
Art. 9.
1. Tutte le informazioni destinate ai consumatori e agli utenti devono essere rese almeno
in lingua italiana.
2. Qualora le indicazioni di cui al presente titolo siano apposte in più lingue, le medesime
sono apposte anche in lingua italiana e con caratteri di visibilità e leggibilità non inferiori a
quelli usati per le altre lingue.
3. Sono consentite indicazioni che utilizzino espressioni non in lingua italiana divenute di
uso comune.
Attuazione
Art. 10.
1. Con decreto del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro per le
politiche comunitarie e con il Ministro della giustizia, sentito il parere della Conferenza
unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate
le norme di attuazione dell’articolo 6, al fine di assicurare, per i prodotti provenienti da
Paesi dell’Unione europea, una applicazione compatibile con i principi del diritto
comunitario, precisando le categorie di prodotti o le modalità di presentazione per le quali
non è obbligatorio riportare le indicazioni di cui al comma 1, lettere a) e b), dell’articolo 6.
Tali disposizioni di attuazione disciplinano inoltre i casi in cui sarà consentito riportare in
lingua originaria alcuni dati contenuti nelle indicazioni di cui all’articolo 6.
2. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, restano in vigore le
disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 8
febbraio 1997, n. 101.
Divieti di commercializzazione
Art. 11.
1. È vietato il commercio sul territorio nazionale di qualsiasi prodotto o confezione di
prodotto che non riporti, in forme chiaramente visibili e leggibili, le indicazioni di cui agli
articoli 6, 7 e 9 del presente capo.
Sanzioni
Art. 12.
1. Fatto salvo quanto previsto nella parte IV, titolo II, e salvo che il fatto costituisca reato,
per quanto attiene alle responsabilità del produttore, ai contravventori al divieto di cui
all’articolo 11 si applica una sanzione amministrativa da 516 euro a 25.823 euro. La
misura della sanzione è determinata, in ogni singolo caso, facendo riferimento al prezzo di
listino di ciascun prodotto ed al numero delle unità poste in vendita.
2. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689. Fermo
restando quanto previsto in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli agenti di
polizia giudiziaria dall’articolo 13 della predetta legge 24 novembre 1981, n. 689,
all’accertamento delle violazioni provvedono d’ufficio o su denunzia, gli organi di polizia
amministrativa. Il rapporto previsto dall’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689,
è presentato all’ufficio della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della
provincia in cui vi è la residenza o la sede legale del professionista.
Capo III
Particolari modalità di informazione
Sezione I
Indicazione dei prezzi per unità di misura
Definizioni
Art. 13.
1. Ai fini del presente capo si intende per:
a) prezzo di vendita: il prezzo finale, valido per una unità di prodotto o per una
determinata quantità del prodotto, comprensivo dell’IVA e di ogni altra imposta;
b) prezzo per unità di misura: il prezzo finale, comprensivo dell’IVA e di ogni altra
imposta, valido per una quantità di un chilogrammo, di un litro, di un metro, di un metro
quadrato o di un metro cubo del prodotto o per una singola unità di quantità diversa, se
essa è impiegata generalmente e abitualmente per la commercializzazione di prodotti
specifici;
c) prodotto commercializzato sfuso: un prodotto che non costituisce oggetto di alcuna
confezione preliminare ed è misurato alla presenza del consumatore;
d) prodotto venduto al pezzo: un prodotto che non può essere frazionato senza subire una
modifica della sua natura o delle sue proprietà;
e) prodotto venduto a collo: insieme di pezzi omogenei contenuti in un imballaggio;
f) prodotto preconfezionato: l’unità di vendita destinata ad essere presentata come tale al
consumatore ed alle collettività, costituita da un prodotto e dall’imballaggio in cui è stato
immesso prima di essere posto in vendita, avvolta interamente o in parte in tale
imballaggio ma comunque in modo che il contenuto non possa essere modificato senza
che la confezione sia aperta o alterata.
Campo di applicazione
Art. 14.
1. Al fine di migliorare l’informazione del consumatore e di agevolare il raffronto dei
prezzi, i prodotti offerti dai commercianti ai consumatori recano, oltre alla indicazione del
prezzo di vendita, secondo le disposizioni vigenti, l’indicazione del prezzo per unità di
misura, fatto salvo quanto previsto all’articolo 16.
2. Il prezzo per unità di misura non deve essere indicato quando è identico al prezzo di
vendita.
3. Per i prodotti commercializzati sfusi è indicato soltanto il prezzo per unità di misura.
4. La pubblicità in tutte le sue forme ed i cataloghi recano l’indicazione del prezzo per
unità di misura quando è indicato il prezzo di vendita, fatti salvi i casi di esenzione di cui
all’articolo 16.
5. La presente sezione non si applica (1):
a) ai prodotti forniti in occasione di una prestazione di servizi, ivi compresa la
somninistrazione di alimenti e bevande;
b) ai prodotti offerti nelle vendite all’asta;
c) agli oggetti d’arte e d’antiquariato.
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio 2006, n. 2.
Modalità di indicazione del prezzo per unità di misura
Art. 15.
1. Il prezzo per unità di misura si riferisce ad una quantità dichiarata conformemente alle
disposizioni in vigore.
2. Per le modalità di indicazione del prezzo per unità di misura si applica quanto stabilito
dall’articolo 14 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della
disciplina relativa al settore del commercio.
3. Per i prodotti alimentari preconfezionati immersi in un liquido di governo, anche
congelati o surgelati, il prezzo per unità di misura si riferisce al peso netto del prodotto
sgocciolato.
4. È ammessa l’indicazione del prezzo per unità di misura di multipli o sottomultipli,
decimali delle unità di misura, nei casi in cui taluni prodotti sono generalmente ed
abitualmente commercializzati in dette quantità.
5. I prezzi dei prodotti petroliferi per uso di autotrazione, esposti e pubblicizzati presso gli
impianti automatici di distribuzione dei carburanti, devono essere esclusivamente quelli
effettivamente praticati ai consumatori. È fatto obbligo di esporre in modo visibile dalla
carreggiata stradale i prezzi praticati al consumo.
Esenzioni
Art. 16.
1. Sono esenti dall’obbligo dell’indicazione del prezzo per unità di misura i prodotti per i
quali tale indicazione non risulti utile a motivo della loro natura o della loro destinazione, o
sia di natura tale da dare luogo a confusione. Sono da considerarsi tali i seguenti prodotti:
a) prodotti commercializzati sfusi che, in conformità alle disposizioni di esecuzione della
legge 5 agosto 1981, n. 441, e successive modificazioni, recante disposizioni sulla vendita
a peso netto delle merci, possono essere venduti a pezzo o a collo;
b) prodotti di diversa natura posti in una stessa confezione;
c) prodotti commercializzati nei distributori automatici;
d) prodotti destinati ad essere mescolati per una preparazione e contenuti in un unico
imballaggio;
e) prodotti preconfezionati che siano esentati dall’obbligo di indicazione della quantità
netta secondo quanto previsto dall’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
109, e successive modificazioni, concernenti l’attuazione delle direttive comunitarie in
materia di etichettatura dei prodotti alimentari;
f) alimenti precucinati o preparati o da preparare, costituiti da due o più elementi separati,
contenuti in un unico imballaggio, che necessitano di lavorazione da parte del
consumatore per ottenere l’alimento finito;
g) prodotti di fantasia;
h) gelati monodose;
i) prodotti non alimentari che possono essere venduti unicamente al pezzo o a collo.
2. Il Ministro delle attività produttive, con proprio decreto, può aggiornare l’elenco delle
esenzioni di cui al comma 1, nonché indicare espressamente prodotti o categorie di
prodotti non alimentari ai quali non si applicano le predette esenzioni.
Sanzioni
Art. 17.
1. Chiunque omette di indicare il prezzo per unità di misura o non lo indica secondo
quanto previsto dalla presente sezione è soggetto alla sanzione di cui all’articolo 22,
comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, da irrogare con le modalità ivi
previste (1).
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio 2006, n. 2.
TITOLO III
PRATICHE COMMERCIALI, PUBBLICITA’ E ALTRE INFORMAZIONI COMMERCIALI (1)
(1) Rubrica modificata dall’articolo 4 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Capo I
Disposizioni generali
Definizioni (1)
Art. 18.
1. Ai fini del presente titolo, si intende per:
a) “consumatore”: qualsiasi persona fisica che, nelle pratiche commerciali oggetto del
presente titolo, agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attivita’
commerciale, industriale, artigianale o professionale;
b) “professionista”: qualsiasi persona fisica o giuridica che, nelle pratiche commerciali
oggetto del presente titolo, agisce nel quadro della sua attivita’ commerciale, industriale,
artigianale o professionale e chiunque agisce in nome o per conto di un professionista;
c) “prodotto”: qualsiasi bene o servizio, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
d) “pratiche commerciali tra professionisti e consumatori” (di seguito denominate:
“pratiche commerciali”): qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione,
comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicita’ e la commercializzazione del
prodotto, posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o
fornitura di un prodotto ai consumatori (2);
e) “falsare in misura rilevante il comportamento economico dei consumatori”: l’impiego di
una pratica commerciale idonea ad alterare sensibilmente la capacita’ del consumatore di
prendere una decisione consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di
natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso;
f) “codice di condotta”: un accordo o una normativa che non e’ imposta dalle disposizioni
legislative, regolamentari o amministrative di uno Stato membro e che definisce il
comportamento dei professionisti che si impegnano a rispettare tale codice in relazione a
una o piu’ pratiche commerciali o ad uno o piu’ settori imprenditoriali specifici;
g) “responsabile del codice”: qualsiasi soggetto, compresi un professionista o un gruppo di
professionisti, responsabile della formulazione e revisione di un codice di condotta ovvero
del controllo del rispetto del codice da parte di coloro che si sono impegnati a rispettarlo;
h) “diligenza professionale”: il normale grado della specifica competenza ed attenzione che
ragionevolmente i consumatori attendono da un professionista nei loro confronti rispetto ai
principi generali di correttezza e di buona fede nel settore di attivita’ del professionista;
i) “invito all’acquisto”: una comunicazione commerciale indicante le caratteristiche e il
prezzo del prodotto in forme appropriate rispetto al mezzo impiegato per la comunicazione
commerciale e pertanto tale da consentire al consumatore di effettuare un acquisto;
l) “indebito condizionamento”: lo sfruttamento di una posizione di potere rispetto al
consumatore per esercitare una pressione, anche senza il ricorso alla forza fisica o la
minaccia di tale ricorso, in modo da limitare notevolmente la capacita’ del consumatore di
prendere una decisione consapevole;
m) “decisione di natura commerciale”: la decisione presa da un consumatore relativa a se
acquistare o meno un prodotto, in che modo farlo e a quali condizioni, se pagare
integralmente o parzialmente, se tenere un prodotto o disfarsene o se esercitare un diritto
contrattuale in relazione al prodotto; tale decisione puo’ portare il consumatore a
compiere un’azione o all’astenersi dal compierla;
n) “professione regolamentata”: attivita’ professionale, o insieme di attivita’ professionali,
l’accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui modalita’ di esercizio, e’ subordinata
direttamente o indirettamente, in base a disposizioni legislative, regolamentari o
amministrative, al possesso di determinate qualifiche professionali.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(2) Per l’inserimento della lettera d-bis), vedi l’articolo 7, comma 1, del D.L. 24 gennaio
2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
Ambito di applicazione (1)
Art. 19.
1. Il presente titolo si applica alle pratiche commerciali scorrette tra professionisti e
consumatori poste in essere prima, durante e dopo un’operazione commerciale relativa a
un prodotto (2).
2. Il presente titolo non pregiudica:
a) l’applicazione delle disposizioni normative in materia contrattuale, in particolare delle
norme sulla formazione, validita’ od efficacia del contratto;
b) l’applicazione delle disposizioni normative, comunitarie o nazionali, in materia di salute
e sicurezza dei prodotti;
c) l’applicazione delle disposizioni normative che determinano la competenza
giurisdizionale;
d) l’applicazione delle disposizioni normative relative allo stabilimento, o ai regimi di
autorizzazione, o i codici deontologici o altre norme specifiche che disciplinano le
professioni regolamentate, per garantire livelli elevati di correttezza professionale.
3. In caso di contrasto, le disposizioni contenute in direttive o in altre disposizioni
comunitarie e nelle relative norme nazionali di recepimento che disciplinano aspetti
specifici delle pratiche commerciali scorrette prevalgono sulle disposizioni del presente
titolo e si applicano a tali aspetti specifici.
4. Il presente titolo non e’ applicabile in materia di certificazione e di indicazioni
concernenti il titolo degli articoli in metalli preziosi..
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(2) Per le modifiche al presente comma vedi l’articolo 7, comma 2, del D.L. 24 gennaio
2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
Capo II
Pratiche commerciali scorrette
Divieto delle pratiche commerciali scorrette
Art. 20.
1. Le pratiche commerciali scorrette sono vietate.
2. Una pratica commerciale e’ scorretta se e’ contraria alla diligenza professionale, ed e’
falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione
al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale e’ diretta o del membro
medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di
consumatori.
3. Le pratiche commerciali che, pur raggiungendo gruppi piu’ ampi di consumatori, sono
idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico solo di un gruppo di
consumatori chiaramente individuabile, particolarmente vulnerabili alla pratica o al
prodotto cui essa si riferisce a motivo della loro infermita’ mentale o fisica, della loro eta’ o
ingenuita’, in un modo che il professionista poteva ragionevolmente prevedere, sono
valutate nell’ottica del membro medio di tale gruppo. E’ fatta salva la pratica pubblicitaria
comune e legittima consistente in dichiarazioni esagerate o in dichiarazioni che non sono
destinate ad essere prese alla lettera.
4. In particolare, sono scorrette le pratiche commerciali:
a) ingannevoli di cui agli articoli 21, 22 e 23 o
b) aggressive di cui agli articoli 24, 25 e 26.
5. Gli articoli 23 e 26 riportano l’elenco delle pratiche commerciali, rispettivamente
ingannevoli e aggressive, considerate in ogni caso scorrette (1) .
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
SEZIONE I
Pratiche commerciali ingannevoli
Azioni ingannevoli (1)
Art. 21.
1. E’ considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non
rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua
presentazione complessiva, induce o e’ idonea ad indurre in errore il consumatore medio
riguardo ad uno o piu’ dei seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o e’ idonea a indurlo
ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso:
a) l’esistenza o la natura del prodotto;
b) le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilita’, i vantaggi, i rischi,
l’esecuzione, la composizione, gli accessori, l’assistenza post-vendita al consumatore e il
trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la
consegna, l’idoneita’ allo scopo, gli usi, la quantita’, la descrizione, l’origine geografica o
commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le
caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto;
c) la portata degli impegni del professionista, i motivi della pratica commerciale e la
natura del processo di vendita, qualsiasi dichiarazione o simbolo relativi alla
sponsorizzazione o all’approvazione dirette o indirette del professionista o del prodotto;
d) il prezzo o il modo in cui questo e’ calcolato o l’esistenza di uno specifico vantaggio
quanto al prezzo;
e) la necessita’ di una manutenzione, ricambio, sostituzione o riparazione;
f) la natura, le qualifiche e i diritti del professionista o del suo agente, quali l’identita’, il
patrimonio, le capacita’, lo status, il riconoscimento, l’affiliazione o i collegamenti e i diritti
di proprieta’ industriale, commerciale o intellettuale o i premi e i riconoscimenti;
g) i diritti del consumatore, incluso il diritto di sostituzione o di rimborso ai sensi
dell’articolo 130 del presente Codice.
2. E’ altresi’ considerata ingannevole una pratica commerciale che, nella fattispecie
concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, induce o e’ idonea
ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che
non avrebbe altrimenti preso e comporti:
a) una qualsivoglia attivita’ di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione
con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente,
ivi compresa la pubblicita’ comparativa illecita;
b) il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di
condotta che il medesimo si e’ impegnato a rispettare, ove si tratti di un impegno fermo e
verificabile, e il professionista indichi in una pratica commerciale che e’ vincolato dal
codice.
3. E’ considerata scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti suscettibili di
porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omette di darne notizia in modo
da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.
3-bis. È considerata scorretta la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito
o di un intermediario finanziario che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga
il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca,
istituto o intermediario (2)
4. E’ considerata, altresi’, scorretta la pratica commerciale che, in quanto suscettibile di
raggiungere bambini ed adolescenti, puo’, anche indirettamente, minacciare la loro
sicurezza.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(2) Comma inserito dall’articolo 36-bis, comma 1, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201.
Omissioni ingannevoli
Art. 22.
1. E’ considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta,
tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonche’ dei limiti del mezzo
di comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha
bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e
induce o e’ idonea ad indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una
decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
2. Una pratica commerciale e’ altresi’ considerata un’omissione ingannevole quando un
professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o
intempestivo le informazioni rilevanti di cui al comma 1, tenendo conto degli aspetti di cui
al detto comma, o non indica l’intento commerciale della pratica stessa qualora questi non
risultino gia’ evidente dal contesto nonche’ quando, nell’uno o nell’altro caso, cio’ induce o
e’ idoneo a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura
commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
3. Qualora il mezzo di comunicazione impiegato per la pratica commerciale imponga
restrizioni in termini di spazio o di tempo, nel decidere se vi sia stata un’omissione di
informazioni, si tiene conto di dette restrizioni e di qualunque misura adottata dal
professionista per rendere disponibili le informazioni ai consumatori con altri mezzi.
4. Nel caso di un invito all’acquisto sono considerate rilevanti, ai sensi del comma 1, le
informazioni seguenti, qualora non risultino gia’ evidenti dal contesto:
a) le caratteristiche principali del prodotto in misura adeguata al mezzo di comunicazione
e al prodotto stesso;
b) l’indirizzo geografico e l’identita’ del professionista, come la sua denominazione sociale
e, ove questa informazione sia pertinente, l’indirizzo geografico e l’identita’ del
professionista per conto del quale egli agisce;
c) il prezzo comprensivo delle imposte o, se la natura del prodotto comporta
l’impossibilita’ di calcolare ragionevolmente il prezzo in anticipo, le modalita’ di calcolo del
prezzo e, se del caso, tutte le spese aggiuntive di spedizione, consegna o postali oppure,
qualora tali spese non possano ragionevolmente essere calcolate in anticipo, l’indicazione
che tali spese potranno essere addebitate al consumatore;
d) le modalita’ di pagamento, consegna, esecuzione e trattamento dei reclami qualora
esse siano difformi dagli obblighi imposti dalla diligenza professionale;
e) l’esistenza di un diritto di recesso o scioglimento del contratto per i prodotti e le
operazioni commerciali che comportino tale diritto.
5. Sono considerati rilevanti, ai sensi del comma 1, gli obblighi di informazione, previsti
dal diritto comunitario, connessi alle comunicazioni commerciali, compresa la pubblicita’ o
la commercializzazione del prodotto (1).
(1) Articolo rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2 e sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2
agosto 2007, n. 146.
Pubblicità ingannevole delle tariffe marittime (1).
Art. 22-bis.
1. E’ considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando le tariffe praticate da
compagnie marittime che operano sul territorio italiano direttamente o in code-sharing,
reclamizzi il prezzo del biglietto dovuto alla compagnia marittima separatamente dagli
oneri accessori, dalle tasse portuali e da tutti gli oneri comunque destinati a gravare sul
consumatore, dovendo la compagnia marittima pubblicizzare un unico prezzo che includa
tutte queste voci.
(1) Articolo inserito dall’articolo 22, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99
Pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli
Art. 23.
1. Sono considerate in ogni caso ingannevoli le seguenti pratiche commerciali:
a) affermazione non rispondente al vero, da parte di un professionista, di essere firmatario
di un codice di condotta;
b) esibire un marchio di fiducia, un marchio di qualita’ o un marchio equivalente senza
aver ottenuto la necessaria autorizzazione;
c) asserire, contrariamente al vero, che un codice di condotta ha l’approvazione di un
organismo pubblico o di altra natura;
d) asserire, contrariamente al vero, che un professionista, le sue pratiche commerciali o
un suo prodotto sono stati autorizzati, accettati o approvati, da un organismo pubblico o
privato o che sono state rispettate le condizioni dell’autorizzazione, dell’accettazione o
dell’approvazione ricevuta;
e) invitare all’acquisto di prodotti ad un determinato prezzo senza rivelare l’esistenza di
ragionevoli motivi che il professionista puo’ avere per ritenere che non sara’ in grado di
fornire o di far fornire da un altro professionista quei prodotti o prodotti equivalenti a quel
prezzo entro un periodo e in quantita’ ragionevoli in rapporto al prodotto, all’entita’ della
pubblicita’ fatta del prodotto e al prezzo offerti;
f) invitare all’acquisto di prodotti ad un determinato prezzo e successivamente:
1) rifiutare di mostrare l’articolo pubblicizzato ai consumatori, oppure
2) rifiutare di accettare ordini per l’articolo o di consegnarlo entro un periodo di tempo
ragionevole, oppure
3) fare la dimostrazione dell’articolo con un campione difettoso, con l’intenzione di
promuovere un altro prodotto.
g) dichiarare, contrariamente al vero, che il prodotto sara’ disponibile solo per un periodo
molto limitato o che sara’ disponibile solo a condizioni particolari per un periodo di tempo
molto limitato, in modo da ottenere una decisione immediata e privare i consumatori della
possibilita’ o del tempo sufficiente per prendere una decisione consapevole;
h) impegnarsi a fornire l’assistenza post-vendita a consumatori con i quali il professionista
ha comunicato prima dell’operazione commerciale in una lingua diversa dalla lingua
ufficiale dello Stato membro in cui il professionista e’ stabilito e poi offrire concretamente
tale servizio soltanto in un’altra lingua, senza che questo sia chiaramente comunicato al
consumatore prima del suo impegno a concludere l’operazione;
i) affermare, contrariamente al vero, o generare comunque l’impressione che la vendita
del prodotto e’ lecita;
l) presentare i diritti conferiti ai consumatori dalla legge come una caratteristica propria
dell’offerta fatta dal professionista;
m) salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive
modificazioni, impiegare contenuti redazionali nei mezzi di comunicazione per promuovere
un prodotto, qualora i costi di tale promozione siano stati sostenuti dal professionista
senza che cio’ emerga dai contenuti o da immagini o suoni chiaramente individuabili per il
consumatore;
n) formulare affermazioni di fatto inesatte per quanto riguarda la natura e la portata dei
rischi per la sicurezza personale del consumatore o della sua famiglia se egli non
acquistasse il prodotto;
o) promuovere un prodotto simile a quello fabbricato da un altro produttore in modo tale
da fuorviare deliberatamente il consumatore inducendolo a ritenere, contrariamente al
vero, che il prodotto e’ fabbricato dallo stesso produttore;
p) avviare, gestire o promuovere un sistema di promozione a carattere piramidale nel
quale il consumatore fornisce un contributo in cambio della possibilita’ di ricevere un
corrispettivo derivante principalmente dall’entrata di altri consumatori nel sistema
piuttosto che dalla vendita o dal consumo di prodotti;
q) affermare, contrariamente al vero, che il professionista e’ in procinto di cessare
l’attivita’ o traslocare;
r) affermare che alcuni prodotti possono facilitare la vincita in giochi basati sulla sorte;
s) affermare, contrariamente al vero, che un prodotto ha la capacita’ di curare malattie,
disfunzioni o malformazioni;
t) comunicare informazioni inesatte sulle condizioni di mercato o sulla possibilita’ di
ottenere il prodotto allo scopo d’indurre il consumatore all’acquisto a condizioni meno
favorevoli di quelle normali di mercato;
u) affermare in una pratica commerciale che si organizzano concorsi o promozioni a premi
senza attribuire i premi descritti o un equivalente ragionevole;
v) descrivere un prodotto come gratuito o senza alcun onere, se il consumatore deve
pagare un supplemento di prezzo rispetto al normale costo necessario per rispondere alla
pratica commerciale e ritirare o farsi recapitare il prodotto;
z) includere nel materiale promozionale una fattura o analoga richiesta di pagamento che
lasci intendere, contrariamente al vero, al consumatore di aver gia’ ordinato il prodotto;
aa) dichiarare o lasciare intendere, contrariamente al vero, che il professionista non agisce
nel quadro della sua attivita’ commerciale, industriale, artigianale o professionale, o
presentarsi, contrariamente al vero, come consumatore;
bb) lasciare intendere, contrariamente al vero, che i servizi post-vendita relativi a un
prodotto siano disponibili in uno Stato membro diverso da quello in cui e’ venduto il
prodotto (1) .
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
SEZIONE II
Pratiche commerciali aggressive
Pratiche commerciali aggressive
Art. 24.
1. E’ considerata aggressiva una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta,
tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie,
coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o e’
idonea a limitare considerevolmente la liberta’ di scelta o di comportamento del
consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o e’ idonea ad indurlo
ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso (1) .
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
Ricorso a molestie coercizione o indebito condizionamento
Art. 25.
1. Nel determinare se una pratica commerciale comporta, ai fini del presente capo,
molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica, o indebito condizionamento,
sono presi in considerazione i seguenti elementi:
a) i tempi, il luogo, la natura o la persistenza;
b) il ricorso alla minaccia fisica o verbale;
c) lo sfruttamento da parte del professionista di qualsivoglia evento tragico o circostanza
specifica di gravita’ tale da alterare la capacita’ di valutazione del consumatore, al fine di
influenzarne la decisione relativa al prodotto;
d) qualsiasi ostacolo non contrattuale, oneroso o sproporzionato, imposto dal
professionista qualora un consumatore intenda esercitare diritti contrattuali, compresi il
diritto di risolvere un contratto o quello di cambiare prodotto o rivolgersi ad un altro
professionista;
e) qualsiasi minaccia di promuovere un’azione legale ove tale azione sia manifestamente
temeraria o infondata (1) .
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
Pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive
Art. 26.
1. Sono considerate in ogni caso aggressive le seguenti pratiche commerciali:
a) creare l’impressione che il consumatore non possa lasciare i locali commerciali fino alla
conclusione del contratto;
b) effettuare visite presso l’abitazione del consumatore, ignorando gli inviti del
consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi, fuorche’ nelle circostanze e
nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini dell’esecuzione di
un’obbligazione contrattuale;
c) effettuare ripetute e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per
posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza, fuorche’ nelle
circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini
dell’esecuzione di un’obbligazione contrattuale, fatti salvi l’articolo 58 e l’articolo 130 del
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;
d) imporre al consumatore che intenda presentare una richiesta di risarcimento del danno
in virtu’ di una polizza di assicurazione di esibire documenti che non possono
ragionevolmente essere considerati pertinenti per stabilire la fondatezza della richiesta, o
omettere sistematicamente di rispondere alla relativa corrispondenza, al fine di dissuadere
un consumatore dall’esercizio dei suoi diritti contrattuali;
e) salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive
modificazioni, includere in un messaggio pubblicitario un’esortazione diretta ai bambini
affinche’ acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti
reclamizzati;
f) esigere il pagamento immediato o differito o la restituzione o la custodia di prodotti che
il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto, salvo quanto previsto
dall’articolo 54, comma 2, secondo periodo;
g) informare esplicitamente il consumatore che, se non acquista il prodotto o il servizio
saranno in pericolo il lavoro o la sussistenza del professionista;
h) lasciare intendere, contrariamente al vero, che il consumatore abbia gia’ vinto, vincera’
o potra’ vincere compiendo una determinata azione un premio o una vincita equivalente,
mentre in effetti non esiste alcun premio ne’ vincita equivalente oppure che qualsiasi
azione volta a reclamare il premio o altra vincita equivalente e’ subordinata al versamento
di denaro o al sostenimento di costi da parte del consumatore (1) .
(1) Articolo rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2 e sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2
agosto 2007, n. 146.
Capo III
Applicazione .
Tutela amministrativa e giurisdizionale
Art. 27.
1. L’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato, di seguito denominata “Autorita'”,
esercita le attribuzioni disciplinate dal presente articolo anche quale autorita’ competente
per l’applicazione del regolamento 2006/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 27 ottobre 2004, sulla cooperazione tra le autorita’ nazionali responsabili
dell’esecuzione della normativa che tutela i consumatori, nei limiti delle disposizioni di
legge.
2. L’Autorita’, d’ufficio o su istanza di ogni soggetto o organizzazione che ne abbia
interesse, inibisce la continuazione delle pratiche commerciali scorrette e ne elimina gli
effetti. A tale fine, l’Autorita’ si avvale dei poteri investigativi ed esecutivi di cui al citato
regolamento 2006/2004/CE anche in relazione alle infrazioni non transfrontaliere. Per lo
svolgimento dei compiti di cui al comma 1 l’Autorita’ puo’ avvalersi della Guardia di
finanza che agisce con i poteri ad essa attribuiti per l’accertamento dell’imposta sul valore
aggiunto e dell’imposta sui redditi. L’intervento dell’Autorita’ e’ indipendente dalla
circostanza che i consumatori interessati si trovino nel territorio dello Stato membro in cui
e’ stabilito il professionista o in un altro Stato membro.
3. L’Autorita’ puo’ disporre, con provvedimento motivato, la sospensione provvisoria delle
pratiche commerciali scorrette, laddove sussiste particolare urgenza. In ogni caso,
comunica l’apertura dell’istruttoria al professionista e, se il committente non e’ conosciuto,
puo’ richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso la pratica commerciale ogni
informazione idonea ad identificarlo. L’Autorita’ puo’, altresi’, richiedere a imprese, enti o
persone che ne siano in possesso le informazioni ed i documenti rilevanti al fine
dell’accertamento dell’infrazione. Si applicano le disposizioni previste dall’articolo 14,
commi 2, 3 e 4, della legge 10 ottobre 1990, n. 287.
4. In caso di inottemperanza, senza giustificato motivo, a quanto disposto dall’Autorita’ ai
sensi dell’articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l’Autorita’ applica
una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000,00 euro a 20.000,00 euro. Qualora le
informazioni o la documentazione fornite non siano veritiere, l’Autorita’ applica una
sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000,00 euro a 40.000,00 euro.
5. L’Autorita’ puo’ disporre che il professionista fornisca prove sull’esattezza dei dati di
fatto connessi alla pratica commerciale se, tenuto conto dei diritti o degli interessi legittimi
del professionista e di qualsiasi altra parte nel procedimento, tale esigenza risulti
giustificata, date le circostanze del caso specifico. Se tale prova e’ omessa o viene ritenuta
insufficiente, i dati di fatto sono considerati inesatti. Incombe, in ogni caso, al
professionista l’onere di provare, con allegazioni fattuali, che egli non poteva
ragionevolmente prevedere l’impatto della pratica commerciale sui consumatori, ai sensi
dell’articolo 20, comma 3.
6. Quando la pratica commerciale e’ stata o deve essere diffusa attraverso la stampa
periodica o quotidiana ovvero per via radiofonica o televisiva o altro mezzo di
telecomunicazione, l’Autorita’, prima di provvedere, richiede il parere dell’Autorita’ per le
garanzie nelle comunicazioni.
7. Ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e gravita’ della pratica commerciale,
l’Autorita’ puo’ ottenere dal professionista responsabile l’assunzione dell’impegno di porre
fine all’infrazione, cessando la diffusione della stessa o modificandola in modo da eliminare
i profili di illegittimita’. L’Autorita’ puo’ disporre la pubblicazione della dichiarazione
dell’impegno in questione a cura e spese del professionista. In tali ipotesi, l’Autorita’,
valutata l’idoneita’ di tali impegni, puo’ renderli obbligatori per il professionista e definire il
procedimento senza procedere all’accertamento dell’infrazione.
8. L’Autorita’, se ritiene la pratica commerciale scorretta, vieta la diffusione, qualora non
ancora portata a conoscenza del pubblico, o la continuazione, qualora la pratica sia gia’
iniziata. Con il medesimo provvedimento puo’ essere disposta, a cura e spese del
professionista, la pubblicazione della delibera, anche per estratto, ovvero di un’apposita
dichiarazione rettificativa, in modo da impedire che le pratiche commerciali scorrette
continuino a produrre effetti.
9. Con il provvedimento che vieta la pratica commerciale scorretta, l’Autorita’ dispone
inoltre l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000,00 euro a
500.000,00 euro, tenuto conto della gravita’ e della durata della violazione. Nel caso di
pratiche commerciali scorrette ai sensi dell’articolo 21, commi 3 e 4, la sanzione non puo’
essere inferiore a 50.000,00 euro.
10. Nei casi riguardanti comunicazioni commerciali inserite sulle confezioni di prodotti,
l’Autorita’, nell’adottare i provvedimenti indicati nei commi 3 e 8, assegna per la loro
esecuzione un termine che tenga conto dei tempi tecnici necessari per l’adeguamento.
11. L’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato, con proprio regolamento,
disciplina la procedura istruttoria, in modo da garantire il contraddittorio, la piena
cognizione degli atti e la verbalizzazione (1).
12. In caso di inottemperanza ai provvedimenti d’urgenza e a quelli inibitori o di rimozione
degli effetti di cui ai commi 3, 8 e 10 ed in caso di mancato rispetto degli impegni assunti
ai sensi del comma 7, l’Autorita’ applica una sanzione amministrativa pecuniaria da
10.000 a 150.000 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza l’Autorita’ puo’ disporre la
sospensione dell’attivita’ d’impresa per un periodo non superiore a trenta giorni.
13. [I ricorsi avverso le decisioni adottate dall’Autorita’ sono soggetti alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo.] Per le sanzioni amministrative pecuniarie
conseguenti alle violazioni del presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni contenute nel capo I, sezione I, e negli articoli 26, 27, 28 e 29 della legge 24
novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. Il pagamento delle sanzioni
amministrative di cui al presente articolo deve essere effettuato entro trenta giorni dalla
notifica del provvedimento dell’Autorita’ (2).
14. Ove la pratica commerciale sia stata assentita con provvedimento amministrativo,
preordinato anche alla verifica del carattere non scorretto della stessa, la tutela dei
soggetti e delle organizzazioni che vi abbiano interesse, e’ esperibile in via giurisdizionale
con ricorso al giudice amministrativo avverso il predetto provvedimento.
15. E’ comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario in materia di atti di
concorrenza sleale, a norma dell’articolo 2598 del codice civile, nonche’, per quanto
concerne la pubblicita’ comparativa, in materia di atti compiuti in violazione della disciplina
sul diritto d’autore protetto dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni,
e dei marchi d’impresa protetto a norma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e
successive modificazioni, nonche’ delle denominazioni di origine riconosciute e protette in
Italia e di altri segni distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti (3) .
(1) Per l’emanazione del regolamento previsto dal presente comma, vedi l’ articolo 4 del
D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(2) Comma modificato dall’articolo 4, comma 1, punto 33), dell’Allegato 4 al D.Lgs.2 luglio
2010, n. 104.
(3) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(Codici di condotta).
Art. 27-bis
1. Le associazioni o le organizzazioni imprenditoriali e professionali possono adottare, in
relazione a una o piu’ pratiche commerciali o ad uno o piu’ settori imprenditoriali specifici,
appositi codici di condotta che definiscono il comportamento dei professionisti che si
impegnano a rispettare tali codici con l’indicazione del soggetto responsabile o
dell’organismo incaricato del controllo della loro applicazione.
2. Il codice di condotta e’ redatto in lingua italiana e inglese ed e’ reso accessibile dal
soggetto o organismo responsabile al consumatore, anche per via telematica.
3. Nella redazione di codici di condotta deve essere garantita almeno la protezione dei
minori e salvaguardata la dignita’ umana.
4. I codici di condotta di cui al comma 1 sono comunicati, per la relativa adesione, agli
operatori dei rispettivi settori e conservati ed aggiornati a cura del responsabile del codice,
con l’indicazione degli aderenti.
5. Dell’esistenza del codice di condotta, dei suoi contenuti e dell’adesione il professionista
deve preventivamente informare i consumatori (1) .
(1) Articolo inserito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(Autodisciplina).
Art. 27-ter
1. I consumatori, i concorrenti, anche tramite le loro associazioni o organizzazioni, prima
di avviare la procedura di cui all’articolo 27, possono convenire con il professionista di
adire preventivamente, il soggetto responsabile o l’organismo incaricato del controllo del
codice di condotta relativo ad uno specifico settore la risoluzione concordata della
controversia volta a vietare o a far cessare la continuazione della pratica commerciale
scorretta.
2. In ogni caso il ricorso ai sensi del presente articolo, qualunque sia l’esito della
procedura, non pregiudica il diritto del consumatore di adire l’Autorita’, ai sensi
dell’articolo 27, o il giudice competente.
3. Iniziata la procedura davanti ad un organismo di autodisciplina, le parti possono
convenire di astenersi dall’adire l’Autorita’ fino alla pronuncia definitiva, ovvero possono
chiedere la sospensione del procedimento innanzi all’Autorita’, ove lo stesso sia stato
attivato anche da altro soggetto legittimato, in attesa della pronuncia dell’organismo di
autodisciplina. L’Autorita’, valutate tutte le circostanze, puo’ disporre la sospensione del
procedimento per un periodo non superiore a trenta giorni (1).
(1) Articolo inserito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(Oneri di informazione).
Art. 27-quater
1. L’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato e le associazioni o le organizzazioni
imprenditoriali e professionali di cui all’articolo 27-bis, comunicano periodicamente al
Ministero dello sviluppo economico le decisioni adottate ai sensi del presente titolo.
2. Il Ministero dello sviluppo economico provvedera’ affinche’ sul proprio sito siano
disponibili:
a) le informazioni generali sulle procedure relative ai meccanismi di reclamo e ricorso
disponibili in caso di controversie, nonche’ sui codici di condotta adottati ai sensi
dell’articolo 27-bis;
b) gli estremi delle autorita’, organizzazioni o associazioni presso le quali si possono
ottenere ulteriori informazioni o assistenza;
c) gli estremi e la sintesi delle decisioni significative riguardo a controversie, comprese
quelle adottate dagli organi di composizione extragiudiziale (1).
(1) Articolo inserito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
TITOLO IV
Particolari modalità della comunicazione pubblicitaria
CAPO I
Rafforzamento della tutela del consumatore
Ambito di applicazione
Art. 28.
1. Le disposizioni del presente capo si applicano alle televendite, come definite nel
regolamento in materia di pubblicità radiotelevisiva e televendite, adottato dall’Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni con delibera n. 538/01/CSP del 26 luglio 2001,
comprese quelle di astrologia, di cartomanzia ed assimilabili e di servizi relativi a concorsi
o giochi comportanti ovvero strutturati in guisa di pronostici. Le medesime disposizioni si
applicano altresì agli spot di televendita (1).
(1) Articolo rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2 e modificato dall’articolo 1 del D.Lgs. 2
agosto 2007, n. 146. .
Prescrizioni
Art. 29.
1. Le televendite devono evitare ogni forma di sfruttamento della superstizione, della
credulità o della paura, non devono contenere scene di violenza fisica o morale o tali da
offendere il gusto e la sensibilità dei consumatori per indecenza, volgarità o ripugnanza.
Divieti
Art. 30.
1. È vietata la televendita che offenda la dignità umana, comporti discriminazioni di razza,
sesso o nazionalità, offenda convinzioni religiose e politiche, induca a comportamenti
pregiudizievoli per la salute o la sicurezza o la protezione dell’ambiente. È vietata la
televendita di sigarette o di altri prodotti a base di tabacco.
2. Le televendite non devono contenere dichiarazioni o rappresentazioni che possono
indurre in errore gli utenti o i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o
esagerazioni, in particolare per ciò che riguarda le caratteristiche e gli effetti del servizio, il
prezzo, le condizioni di vendita o di pagamento, le modalità della fornitura, gli eventuali
premi, l’identità delle persone rappresentate.
Tutela dei minori
Art. 31.
1. La televendita non deve esortare i minorenni a stipulare contratti di compravendita o di
locazione di prodotti e di servizi.
La televendita non deve arrecare pregiudizio morale o fisico ai minorenni e deve rispettare
i seguenti criteri a loro tutela:
a) non esortare i minorenni ad acquistare un prodotto o un servizio, sfruttandone
l’inesperienza o la credulità;
b) non esortare i minorenni a persuadere genitori o altri ad acquistare tali prodotti o
servizi;
c) non sfruttare la particolare fiducia che i minorenni ripongono nei genitori, negli
insegnanti o in altri;
d) non mostrare minorenni in situazioni pericolose.
Sanzioni
Art. 32.
1. Salvo che il fatto costituisca reato, e fatte salve le disposizioni ed il regime
sanzionatorio stabiliti per i contratti a distanza, così come disciplinati alla parte III, titolo
III, capo I, sezione II , dall’articolo 50 all’articolo 61, del codice, nonché le ulteriori
disposizioni stabilite in materia di pubblicità, alle televendite sono applicabili altresì le
sanzioni di cui all’articolo 2, comma 20, lettera c), della legge 14 novembre 1995, n. 481,
e di cui all’articolo 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249(1).
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2.
PARTE III
IL RAPPORTO DI CONSUMO
TITOLO I
DEI CONTRATTI DEL CONSUMATORE IN GENERALE
Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore
Art. 33.
1. Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie
le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un
significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
2. Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per
effetto, di:
a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla
persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista (1);
b) escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista
o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto
da parte del professionista;
c) escludere o limitare l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un
debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;
d) prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione
del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende
unicamente dalla sua volontà;
e) consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal
consumatore se quest’ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere
il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se
è quest’ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
f) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il
pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo
equivalente d’importo manifestamente eccessivo;
g) riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal
contratto, nonché consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma
versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute,
quando sia il professionista a recedere dal contratto;
h) consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un
ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
i) stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per
comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione;
l) prevedere l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che non ha avuto la
possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto;
m) consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto,
ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo
indicato nel contratto stesso;
n) stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna
o della prestazione;
o) consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il
consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello
originariamente convenuto;
p) riservare al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del
servizio prestato a quello previsto nel contratto o conferirgli il diritto esclusivo
d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
q) limitare la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai
contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinare l’adempimento delle suddette
obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
r) limitare o escludere l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del
consumatore;
s) consentire al professionista di sostituire a sè un terzo nei rapporti derivanti dal
contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti
diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;
t) sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre
eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria, limitazioni all’adduzione di
prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale
nei rapporti con i terzi;
u) stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di
residenza o domicilio elettivo del consumatore;
v) prevedere l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad
una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di
un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. È fatto salvo il disposto
dell’articolo 1355 del codice civile.
3. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a tempo indeterminato il
professionista può, in deroga alle lettere h) e m) del comma 2:
a) recedere, qualora vi sia un giustificato motivo, senza preavviso, dandone immediata
comunicazione al consumatore;
b) modificare, qualora sussista un giustificato motivo, le condizioni del contratto,
preavvisando entro un congruo termine il consumatore, che ha diritto di recedere dal
contratto.
4. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari il professionista può
modificare, senza preavviso, sempreché vi sia un giustificato motivo in deroga alle lettere
n) e o) del comma 2, il tasso di interesse o l’importo di qualunque altro onere relativo alla
prestazione finanziaria originariamente convenuti, dandone immediata comunicazione al
consumatore che ha diritto di recedere dal contratto.
5. Le lettere h), m), n) e o) del comma 2 non si applicano ai contratti aventi ad oggetto
valori mobiliari, strumenti finanziari ed altri prodotti o servizi il cui prezzo è collegato alle
fluttuazioni di un corso e di un indice di borsa o di un tasso di mercato finanziario non
controllato dal professionista, nonché la compravendita di valuta estera, di assegni di
viaggio o di vaglia postali internazionali emessi in valuta estera.
6. Le lettere n) e o) del comma 2 non si applicano alle clausole di indicizzazione dei prezzi,
ove consentite dalla legge, a condizione che le modalità di variazione siano espressamente
descritte.
(1) Lettera modificata dall’articolo 5 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Accertamento della vessatorietà delle clausole
Art. 34.
1. La vessatorietà di una clausola è valutata tenendo conto della natura del bene o del
servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento
della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato
o da cui dipende.
2. La valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione
dell’oggetto del contratto, nè all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi,
purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
3. Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano
riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali
delle quali siano parti contraenti tutti gli Stati membri dell’Unione europea o l’Unione
europea.
4. Non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di
trattativa individuale.
5. Nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per
disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, incombe sul
professionista l’onere di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado siano
dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto di specifica trattativa con il
consumatore.
Forma e interpretazione
Art. 35.
1. Nel caso di contratti di cui tutte le clausole o talune clausole siano proposte al
consumatore per iscritto, tali clausole devono sempre essere redatte in modo chiaro e
comprensibile.
2. In caso di dubbio sul senso di una clausola, prevale l’interpretazione più favorevole al
consumatore.
3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei casi di cui all’articolo 37.
Nullità di protezione
Art. 36.
1. Le clausole considerate vessatorie ai sensi degli articoli 33 e 34 sono nulle mentre il
contratto rimane valido per il resto.
2. Sono nulle le clausole che, quantunque oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per
effetto di:
a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla
persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di
un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da
parte del professionista;
c) prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di
fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.
3. La nullità opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d’ufficio dal
giudice.
4. Il venditore ha diritto di regresso nei confronti del fornitore per i danni che ha subito in
conseguenza della declaratoria di nullità delle clausole dichiarate abusive.
5. È nulla ogni clausola contrattuale che, prevedendo l’applicabilità al contratto di una
legislazione di un Paese extracomunitario, abbia l’effetto di privare il consumatore della
protezione assicurata dal presente titolo , laddove il contratto presenti un collegamento
più stretto con il territorio di uno Stato membro dell’Unione europea (1).
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2.
Azione inibitoria
Art. 37.
1. Le associazioni rappresentative dei consumatori, di cui all’articolo 137, le associazioni
rappresentative dei professionisti e le camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, possono convenire in giudizio il professionista o l’associazione di professionisti
che utilizzano, o che raccomandano l’utilizzo di condizioni generali di contratto e richiedere
al giudice competente che inibisca l’uso delle condizioni di cui sia accertata l’abusività ai
sensi del presente titolo (1).
2. L’inibitoria può essere concessa, quando ricorrono giusti motivi di urgenza, ai sensi
degli articoli 669-bis e seguenti del codice di procedura civile.
3. Il giudice può ordinare che il provvedimento sia pubblicato in uno o più giornali, di cui
uno almeno a diffusione nazionale.
4. Per quanto non previsto dal presente articolo, alle azioni inibitorie esercitate dalle
associazioni dei consumatori di cui al comma 1, si applicano le disposizioni dell’articolo
140.
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2.
Rinvio
Art. 38.
1. Per quanto non previsto dal presente codice, ai contratti conclusi tra il consumatore ed
il professionista si applicano le disposizioni del codice civile.
(1) Comma modificato dall’articolo 6 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
TITOLO II
ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ COMMERCIALE
Capo I
Disposizioni generali
Regole nelle attività commerciali
Art. 39.
1. Le attività commerciali sono improntate al rispetto dei principi di buona fede, di
correttezza e di lealtà, valutati anche alla stregua delle esigenze di protezione delle
categorie di consumatori.
Capo II
Promozione delle vendite
Sezione I
Credito al consumo
Credito al consumo
Art. 40 .
[1. Il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) provvede ad adeguare
la normativa nazionale alla direttiva 98/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 febbraio 1998, che modifica la direttiva 87/102/CEE, relativa al ravvicinamento delle
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di
credito al consumo, con particolare riguardo alla previsione di indicare il Tasso annuo
effettivo globale (TAEG) mediante un esempio tipico](1).
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
Tasso annuo effettivo globale e pubblicità
Art. 41.
[1. Ai fini di cui all’articolo 40, il CICR, apporta, ai sensi degli articoli 122, comma 2, e
123, comma 2, del testo unico della legge in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, le necessarie modifiche
alla disciplina recata dal decreto del Ministro del tesoro in data 8 luglio 1992, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 169 del 20 luglio 1992 ](1).
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
Inadempimento del fornitore
Art. 42.
[1. Nei casi di inadempimento del fornitore di beni e servizi, il consumatore che abbia
effettuato inutilmente la costituzione in mora ha diritto di agire contro il finanziatore nei
limiti del credito concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al
finanziatore l’esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore. La
responsabilità si estende anche al terzo, al quale il finanziatore abbia ceduto i diritti
derivanti dal contratto di concessione del credito ](1).
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
Rinvio al testo unico bancario
Art. 43.
Per la [restante] disciplina del credito al consumo si fa rinvio ai capi II e III del titolo VI
del citato decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive modificazioni, nonché agli
articoli 144 e 145 del medesimo testo unico per l’applicazione delle relative sanzioni.
(1) Comma modificato dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
TITOLO III
MODALITA CONTRATTUALI
Contratti negoziati nei locali commerciali. Rinvio
Art. 44.
1. Ove non diversamente disciplinato dal presente codice, per la disciplina del settore del
commercio si fa rinvio al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della
disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge
15 marzo 1997, n. 59.
Capo I
Particolari modalità di conclusione del contratto
Sezione I
Contratti negoziati fuori dei
locali commerciali
Campo di applicazione
Art. 45.
1. La presente sezione disciplina i contratti tra un professionista ed un consumatore,
riguardanti la fornitura di beni o la prestazione di servizi, in qualunque forma conclusi,
stipulati:
a) durante la visita del professionista al domicilio del consumatore o di un altro
consumatore ovvero sul posto di lavoro del consumatore o nei locali nei quali il
consumatore si trovi, anche temporaneamente, per motivi di lavoro, di studio o di cura;
b) durante una escursione organizzata dal professionista al di fuori dei propri locali
commerciali;
c) in area pubblica o aperta al pubblico, mediante la sottoscrizione di una nota d’ordine,
comunque denominata;
d) per corrispondenza o, comunque, in base ad un catalogo che il consumatore ha avuto
modo di consultare senza la presenza del professionista.
2. Le disposizioni della presente sezione si applicano anche nel caso di proposte
contrattuali sia vincolanti che non vincolanti effettuate dal consumatore in condizioni
analoghe a quelle specificate nel comma 1, per le quali non sia ancora intervenuta
l’accettazione del professionista.
3. Ai contratti di cui al comma 1, lettera d), si applicano, se più favorevoli, le disposizioni
di cui alla sezione II.
Esclusioni
Art. 46.
1. Sono esclusi dall’applicazione delle disposizioni della presente sezione:
a) i contratti per la costruzione, vendita e locazione di beni immobili ed i contratti relativi
ad altri diritti concernenti beni immobili, con eccezione dei contratti relativi alla fornitura di
merci e alla loro incorporazione in beni immobili e dei contratti relativi alla riparazione di
beni immobili;
b) i contratti relativi alla fornitura di prodotti alimentari o bevande o di altri prodotti di uso
domestico corrente consegnati a scadenze frequenti e regolari;
c) i contratti di assicurazione;
d) i contratti relativi a strumenti finanziari.
2. Sono esclusi dall’applicazione della presente sezione anche i contratti aventi ad oggetto
la fornitura di beni o la prestazione di servizi per i quali il corrispettivo globale che deve
essere pagato da parte del consumatore non supera l’importo di 26 euro, comprensivo di
oneri fiscali ed al netto di eventuali spese accessorie che risultino specificamente
individuate nella nota d’ordine o nel catalogo o altro documento illustrativo, con
indicazione della relativa causale. Si applicano comunque le disposizioni della presente
sezione nel caso di più contratti stipulati contestualmente tra le medesime parti, qualora
l’entità del corrispettivo globale, indipendentemente dall’importo dei singoli contratti,
superi l’importo di 26 euro.
Informazione sul diritto di recesso
Art. 47.
1. Per i contratti e per le proposte contrattuali soggetti alle disposizioni della presente
sezione, il professionista deve informare il consumatore del diritto di cui agli articoli da 64
a 67.
L’informazione deve essere fornita per iscritto e deve contenere:
a) l’indicazione dei termini, delle modalità e delle eventuali condizioni per l’esercizio del
diritto di recesso;
b) l’indicazione del soggetto nei cui riguardi va esercitato il diritto di recesso ed il suo
indirizzo o, se si tratti di società o altra persona giuridica, la denominazione e la sede della
stessa, nonché l’indicazione del soggetto al quale deve essere restituito il prodotto
eventualmente già consegnato, se diverso.
2. Qualora il contratto preveda che l’esercizio del diritto di recesso non sia soggetto ad
alcun termine o modalità, l’informazione deve comunque contenere gli elementi indicati
nella lettera b) del comma 1.
3. Per i contratti di cui all’articolo 45, comma 1, lettere a), b) e c), qualora sia sottoposta
al consumatore, per la sottoscrizione, una nota d’ordine, comunque denominata,
l’informazione di cui al comma 1 deve essere riportata nella suddetta nota d’ordine,
separatamente dalle altre clausole contrattuali e con caratteri tipografici uguali o superiori
a quelli degli altri elementi indicati nel documento. Una copia della nota d’ordine, recante
l’indicazione del luogo e della data di sottoscrizione, deve essere consegnata al
consumatore.
4. Qualora non venga predisposta una nota d’ordine, l’informazione deve essere
comunque fornita al momento della stipulazione del contratto ovvero all’atto della
formulazione della proposta, nell’ipotesi prevista dall’articolo 45, comma 2, ed il relativo
documento deve contenere, in caratteri chiaramente leggibili, oltre agli elementi di cui al
comma 1, l’indicazione del luogo e della data in cui viene consegnato al consumatore,
nonché gli elementi necessari per identificare il contratto. Di tale documento il
professionista può richiederne una copia sottoscritta dal consumatore.
5. Per i contratti di cui all’articolo 45, comma 1, lettera d), l’informazione sul diritto di
recesso deve essere riportata nel catalogo o altro documento illustrativo della merce o del
servizio oggetto del contratto, o nella relativa nota d’ordine, con caratteri tipografici uguali
o superiori a quelli delle altre informazioni concernenti la stipulazione del contratto,
contenute nel documento.
Nella nota d’ordine, comunque, in luogo della indicazione completa degli elementi di cui al
comma 1, può essere riportato il solo riferimento al diritto di esercitare il recesso, con la
specificazione del relativo termine e con rinvio alle indicazioni contenute nel catalogo o
altro documento illustrativo della merce o del servizio per gli ulteriori elementi previsti
nell’informazione.
6. Il professionista non potrà accettare, a titolo di corrispettivo, effetti cambiari che
abbiano una scadenza inferiore a quindici giorni dalla stipulazione del contratto e non
potrà presentali allo sconto prima di tale termine.
Esclusione del recesso
Art. 48.
1. Per i contratti riguardanti la prestazione di servizi, il diritto di recesso non può essere
esercitato nei confronti delle prestazioni che siano state già eseguite.
Norme applicabili
Art. 49.
1. Alle vendite di cui alla presente sezione si applicano le disposizioni di cui agli articoli 18,
19 e 20 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della disciplina
relativa al settore del commercio.
Sezione II
Contratti a distanza
Definizioni
Art. 50.
1. Ai fini della presente sezione si intende per:
a) contratto a distanza: il contratto avente per oggetto beni o servizi stipulato tra un
professionista e un consumatore nell’ambito di un sistema di vendita o di prestazione di
servizi a distanza organizzato dal professionista che, per tale contratto, impiega
esclusivamente una o più tecniche di comunicazione a distanza fino alla conclusione del
contratto, compresa la conclusione del contratto stesso;
b) tecnica di comunicazione a distanza: qualunque mezzo che, senza la presenza fisica e
simultanea del professionista e del consumatore, possa impiegarsi per la conclusione del
contratto tra le dette parti;
c) operatore di tecnica di comunicazione: la persona fisica o giuridica, pubblica o privata,
la cui attività professionale consiste nel mettere a disposizione dei professionisti una o più
tecniche di comunicazione a distanza.
Campo di applicazione
Art. 51.
1. Le disposizioni della presente sezione si applicano ai contratti a distanza, esclusi i
contratti:
a) relativi ai servizi finanziari, di cui agli articoli 67-bis e seguenti del presente Codice (1);
b) conclusi tramite distributori automatici o locali commerciali automatizzati;
c) conclusi con gli operatori delle telecomunicazioni impiegando telefoni pubblici;
d) relativi alla costruzione e alla vendita o ad altri diritti relativi a beni immobili, con
esclusione della locazione;
e) conclusi in occasione di una vendita all’asta.
(1) Lettera modificata dall’articolo 7 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Informazioni per il consumatore
Art. 52.
1. In tempo utile, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, il consumatore
deve ricevere le seguenti informazioni:
a) identità del professionista e, in caso di contratti che prevedono il pagamento anticipato,
l’indirizzo del professionista;
b) caratteristiche essenziali del bene o del servizio;
c) prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse e le imposte;
d) spese di consegna;
e) modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di
ogni altra forma di esecuzione del contratto;
f) esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso, ai sensi dell’articolo 55,
comma 2;
g) modalità e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di
recesso;
h) costo dell’utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza, quando è calcolato su una
base diversa dalla tariffa di base;
i) durata della validità dell’offerta e del prezzo;
l) durata minima del contratto in caso di contratti per la fornitura di prodotti o la
prestazione di servizi ad esecuzione continuata o periodica.
2. Le informazioni di cui al comma 1, il cui scopo commerciale deve essere inequivocabile,
devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, con ogni mezzo adeguato alla
tecnica di comunicazione a distanza impiegata, osservando in particolare i principi di
buona fede e di lealtà in materia di transazioni commerciali, valutati alla stregua delle
esigenze di protezione delle categorie di consumatori particolarmente vulnerabili.
3. In caso di comunicazioni telefoniche, l’identità del professionista e lo scopo commerciale
della telefonata devono essere dichiarati in modo inequivocabile all’inizio della
conversazione con il consumatore, a pena di nullità del contratto. In caso di utilizzo della
posta elettronica si applica la disciplina prevista dall’articolo 9 del decreto legislativo 9
aprile 2003, n. 70.
4. Nel caso di utilizzazione di tecniche che consentono una comunicazione individuale, le
informazioni di cui al comma 1 sono fornite, ove il consumatore lo richieda, in lingua
italiana. In tale caso, sono fornite nella stessa lingua anche la conferma e le ulteriori
informazioni di cui all’articolo 53.
5. In caso di commercio elettronico gli obblighi informativi dovuti dal professionista vanno
integrati con le informazioni previste dall’articolo 12 del decreto legislativo 9 aprile 2003,
n. 70.
Conferma scritta delle informazioni
Art. 53.
1. Il consumatore deve ricevere conferma per iscritto o, a sua scelta, su altro supporto
duraturo a sua disposizione ed a lui accessibile, di tutte le informazioni previste
dall’articolo 52, comma 1, prima od al momento della esecuzione del contratto. Entro tale
momento e nelle stesse forme devono comunque essere fornite al consumatore anche le
seguenti informazioni:
a) un’informazione sulle condizioni e le modalità di esercizio del diritto di recesso, ai sensi
della sezione IV del presente capo, inclusi i casi di cui all’articolo 65, comma 3;
b) l’indirizzo geografico della sede del professionista a cui il consumatore può presentare
reclami;
c) le informazioni sui servizi di assistenza e sulle garanzie commerciali esistenti;
d) le condizioni di recesso dal contratto in caso di durata indeterminata o superiore ad un
anno.
2. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai servizi la cui esecuzione è
effettuata mediante una tecnica di comunicazione a distanza, qualora i detti servizi siano
forniti in un’unica soluzione e siano fatturati dall’operatore della tecnica di comunicazione.
Anche in tale caso il consumatore deve poter disporre dell’indirizzo geografico della sede
del professionista cui poter presentare reclami.
Esecuzione del contratto
Art. 54.
1. Salvo diverso accordo tra le parti, il professionista deve eseguire l’ordinazione entro
trenta giorni a decorrere dal giorno successivo a quello in cui il consumatore ha trasmesso
l’ordinazione al professionista.
2. In caso di mancata esecuzione dell’ordinazione da parte del professionista, dovuta alla
indisponibilità, anche temporanea, del bene o del servizio richiesto, il professionista, entro
il termine di cui al comma 1, informa il consumatore, secondo le modalità di cui all’articolo
53, comma 1, e provvede al rimborso delle somme eventualmente già corrisposte per il
pagamento della fornitura.
Salvo consenso del consumatore, da esprimersi prima o al momento della conclusione del
contratto, il professionista non può adempiere eseguendo una fornitura diversa da quella
pattuita, anche se di valore e qualità equivalenti o superiori.
Esclusioni
Art. 55.
1. Il diritto di recesso previsto agli articoli 64 e seguenti, nonché gli articoli 52 e 53 ed il
comma 1 dell’articolo 54 non si applicano:
a) ai contratti di fornitura di generi alimentari, di bevande o di altri beni per uso domestico
di consumo corrente forniti al domicilio del consumatore, al suo luogo di residenza o al suo
luogo di lavoro, da distributori che effettuano giri frequenti e regolari;
b) ai contratti di fornitura di servizi relativi all’alloggio, ai trasporti, alla ristorazione, al
tempo libero, quando all’atto della conclusione del contratto il professionista si impegna a
fornire tali prestazioni ad una data determinata o in un periodo prestabilito.
2. Salvo diverso accordo tra le parti, il consumatore non può esercitare il diritto di recesso
previsto agli articoli 64 e seguenti nei casi:
a) di fornitura di servizi la cui esecuzione sia iniziata, con l’accordo del consumatore,
prima della scadenza del termine previsto dall’articolo 64, comma 1;
b) di fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni dei tassi del mercato
finanziario che il professionista non è in grado di controllare;
d) di fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati o che, per loro
natura, non possono essere rispediti o rischiano di deteriorarsi o alterarsi rapidamente;
d) di fornitura di prodotti audiovisivi o di software informatici sigillati, aperti dal
consumatore;
e) di fornitura di giornali, periodici e riviste;
f) di servizi di scommesse e lotterie.
Pagamento mediante carta
Art. 56.
1. Il consumatore può effettuare il pagamento mediante carta ove ciò sia previsto tra le
modalità di pagamento, da comunicare al consumatore ai sensi dell’articolo 52, comma 1,
lettera e).
2. L’istituto di emissione della carta di pagamento riaccredita al consumatore i pagamenti
dei quali questi dimostri l’eccedenza rispetto al prezzo pattuito ovvero l’effettuazione
mediante l’uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del professionista o
di un terzo, fatta salva l’applicazione dell’articolo 12 del decreto-legge 3 maggio 1991, n.
143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197. L’istituto di emissione
della carta di pagamento ha diritto di addebitare al professionista le somme riaccreditate
al consumatore.
Fornitura non richiesta (1)
Art. 57 .
1. Il consumatore non e’ tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva in caso di fornitura
non richiesta. In ogni caso l’assenza di risposta non implica consenso del consumatore.
2. Salve le sanzioni previste dall’articolo 62, ogni fornitura non richiesta di cui al presente
articolo costituisce pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 21, 22, 23, 24, 25 e
26 (2).
(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
(2) Comma sostituito dall’articolo 8 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Limiti all’impiego di talune tecniche di comunicazione a distanza
Art. 58.
1. L’impiego da parte di un professionista del telefono, della posta elettronica, di sistemi
automatizzati di chiamata senza l’inter-vento di un operatore o di fax richiede il consenso
preventivo del consumatore, fatta salva la disciplina prevista dall’articolo 130, comma 3-
bis, del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196 , per i trattamenti dei dati inclusi negli elenchi di abbonati a
disposizione del pubblico (1).
2. Tecniche di comunicazione a distanza diverse da quelle di cui al comma 1, qualora
consentano una comunicazione individuale, possono essere impiegate dal professionista se
il consumatore non si dichiara esplicitamente contrario (2) .
(1) Comma sostituito dall’articolo 20 bis, comma 4, del D.L. 25 settembre 2009, n. 135.
(2) Per l’applicazione del presente comma, vedi l’articolo 19-bis del D.L. 30 dicembre
2005, n. 273.
Vendita tramite mezzo televisivo o altri mezzi audiovisivi
Art. 59.
1. Nel caso di contratti a distanza riguardanti la fornitura di beni o la prestazione di
servizi, sulla base di offerte effettuate al pubblico tramite il mezzo televisivo o altri mezzi
audiovisivi e finalizzate ad una diretta stipulazione del contratto stesso, nonché nel caso di
contratti conclusi mediante l’uso di strumenti informatici e telematici, l’informazione sul
diritto di recesso di cui all’articolo 52, comma 1, lettere f) e g), come disciplinato agli
articoli 64 e seguenti, deve essere fornita nel corso della presentazione del prodotto o del
servizio oggetto del contratto, compatibilmente con le particolari esigenze poste dalle
caratteristiche dello strumento impiegato e dalle relative evoluzioni tecnologiche. Per i
contratti negoziati sulla base di una offerta effettuata tramite il mezzo televisivo
l’informazione deve essere fornita all’inizio e nel corso della trasmissione nella quale sono
contenute le offerte. L’informazione sul diritto di recesso deve essere altresì fornita per
iscritto, con le modalità previste dall’articolo 52, non oltre il momento in cui viene
effettuata la consegna della merce. Il termine per l’invio della comunicazione per
l’esercizio del diritto di recesso decorre, ai sensi dell’articolo 65, dalla data di ricevimento
della merce.
Riferimenti
Art. 60.
1. Il contratto a distanza deve contenere il riferimento alle disposizioni della presente
sezione.
Rinvio
Art. 61.
1. Ai contratti a distanza si applicano altresì le disposizioni di cui all’articolo 18 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della disciplina relativa al commercio.
Sezione III
Disposizioni comuni
Sanzioni
Art. 62.
1. Salvo che il fatto costituisca reato il professionista che contravviene alle norme di cui al
presente capo, ovvero non fornisce l’informazione al consumatore, ovvero ostacola
l’esercizio del diritto di recesso ovvero fornisce informazione incompleta o errata o
comunque non conforme sul diritto di recesso da parte del consumatore secondo le
modalità di cui agli articoli 64 e seguenti, ovvero non rimborsa al consumatore le somme
da questi eventualmente pagate, nonché nei casi in cui abbia presentato all’incasso o allo
sconto gli effetti cambiari prima che sia trascorso il termine di cui all’articolo 64, è punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da tremila euro a diciottomila euro (1).
2. Nei casi di particolare gravità o di recidiva, i limiti minimo e massimo della sanzione
indicata al comma 1 sono raddoppiati. La recidiva si verifica qualora sia stata commessa la
stessa violazione per due volte in un anno, anche se si è proceduto al pagamento della
sanzione mediante oblazione.
3. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689. Fermo
restando quanto previsto in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli agenti di
polizia giudiziaria dall’ articolo 13 della predetta legge n. 689 del 1981, all’accertamento
delle violazioni provvedono, d’ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa. Il
rapporto previsto dall’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, è presentato alla
Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della provincia in cui vi è la
residenza o la sede legale del professionista, ovvero, limitatamente alla violazione di cui
all’articolo 58, al Garante per la protezione dei dati personali.
(1) Comma modificato dall’articolo 44, comma 10, del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207 .
Foro competente
Art. 63.
1. Per le controversie civili inerenti all’applicazione del presente capo la competenza
territoriale inderogabile è del giudice del luogo di residenza o di domicilio del
consumatore, se ubicati nel territorio dello Stato.
Sezione IV
Diritto di recesso
Esercizio del diritto di recesso
Art. 64.
1. Per i contratti e per le proposte contrattuali a distanza ovvero negoziati fuori dai locali
commerciali, il consumatore ha diritto di recedere senza alcuna penalità e senza
specificarne il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi, salvo quanto stabilito
dall’articolo 65, commi 3, 4 e 5.
2. Il diritto di recesso si esercita con l’invio, entro i termini previsti dal comma 1, di una
comunicazione scritta alla sede del professionista mediante lettera raccomandata con
avviso di ricevimento. La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine,
anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che sia
confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le quarantotto
ore successive; la raccomandata si intende spedita in tempo utile se consegnata all’ufficio
postale accettante entro i termini previsti dal codice o dal contratto, ove diversi. L’avviso
di ricevimento non è, comunque, condizione essenziale per provare l’esercizio del diritto di
recesso.
3. Qualora espressamente previsto nell’offerta o nell’informazione concernente il diritto di
recesso, in luogo di una specifica comunicazione è sufficiente la restituzione, entro il
termine di cui al comma 1, della merce ricevuta.
Decorrenze
Art. 65.
1. Per i contratti o le proposte contrattuali negoziati fuori dei locali commerciali, il termine
per l’esercizio del diritto di recesso di cui all’articolo 64 decorre:
a) dalla data di sottoscrizione della nota d’ordine contenente l’informazione di cui
all’articolo 47 ovvero, nel caso in cui non sia predisposta una nota d’ordine, dalla data di
ricezione dell’informazione stessa, per i contratti riguardanti la prestazione di servizi
ovvero per i contratti riguardanti la fornitura di beni, qualora al consumatore sia stato
preventivamente mostrato o illustrato dal professionista il prodotto oggetto del contratto;
b) dalla data di ricevimento della merce, se successiva, per i contratti riguardanti la
fornitura di beni, qualora l’acquisto sia stato effettuato senza la presenza del
professionista ovvero sia stato mostrato o illustrato un prodotto di tipo diverso da quello
oggetto del contratto.
2. Per i contratti a distanza, il termine per l’esercizio del diritto di recesso di cui all’articolo
64 decorre:
a) per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore ove siano stati
soddisfatti gli obblighi di informazione di cui all’articolo 52 o dal giorno in cui questi ultimi
siano stati soddisfatti, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non
oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa;
b) per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati
soddisfatti gli obblighi di informazione di cui all’articolo 52, qualora ciò avvenga dopo la
conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa.
3. Nel caso in cui il professionista non abbia soddisfatto, per i contratti o le proposte
contrattuali negoziati fuori dei locali commerciali gli obblighi di informazione di cui
all’articolo 47, ovvero, per i contratti a distanza, gli obblighi di informazione di cui agli
articoli 52, comma 1, lettere f) e g), e 53, il termine per l’esercizio del diritto di recesso è,
rispettivamente, di sessanta o di novanta giorni e decorre, per i beni, dal giorno del loro
ricevimento da parte del consumatore, per i servizi, dal giorno della conclusione del
contratto.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano anche nel caso in cui il professionista
fornisca una informazione incompleta o errata che non consenta il corretto esercizio del
diritto di recesso.
5. Le parti possono convenire garanzie più ampie nei confronti dei consumatori rispetto a
quanto previsto dal presente articolo.
Effetti del diritto di recesso
Art. 66.
1. Con la ricezione da parte del professionista della comunicazione di cui all’articolo 64, le
parti sono sciolte dalle rispettive obbligazioni derivanti dal contratto o dalla proposta
contrattuale, fatte salve, nell’ipotesi in cui le obbligazioni stesse siano state nel frattempo
in tutto o in parte eseguite, le ulteriori obbligazioni di cui all’articolo 67.
Ulteriori obbligazioni delle parti
Art. 67.
1. Qualora sia avvenuta la consegna del bene il consumatore è tenuto a restituirlo o a
metterlo a disposizione del professionista o della persona da questi designata, secondo le
modalità ed i tempi previsti dal contratto. Il termine per la restituzione del bene non può
comunque essere inferiore a dieci giorni lavorativi decorrenti dalla data del ricevimento del
bene. Ai fini della scadenza del termine la merce si intende restituita nel momento in cui
viene consegnata all’ufficio postale accettante o allo spedizioniere.
2. Per i contratti riguardanti la vendita di beni, qualora vi sia stata la consegna della
merce, la sostanziale integrità del bene da restituire è condizione essenziale per l’esercizio
del diritto di recesso. È comunque sufficiente che il bene sia restituito in normale stato di
conservazione, in quanto sia stato custodito ed eventualmente adoperato con l’uso della
normale diligenza.
3. Le sole spese dovute dal consumatore per l’esercizio del diritto di recesso a norma del
presente articolo sono le spese dirette di restituzione del bene al mittente, ove
espressamente previsto dal contratto.
4. Se il diritto di recesso è esercitato dal consumatore conformemente alle disposizioni
della presente sezione, il professionista è tenuto al rimborso delle somme versate dal
consumatore, ivi comprese le somme versate a titolo di caparra. Il rimborso deve avvenire
gratuitamente, nel minor tempo possibile e in ogni caso entro trenta giorni dalla data in
cui il professionista è venuto a conoscenza dell’esercizio del diritto di recesso da parte del
consumatore. Le somme si intendono rimborsate nei termini qualora vengano
effettivamente restituite, spedite o riaccreditate con valuta non posteriore alla scadenza
del termine precedentemente indicato.
5. Nell’ipotesi in cui il pagamento sia stato effettuato per mezzo di effetti cambiari,
qualora questi non siano stati ancora presentati all’incasso, deve procedersi alla loro
restituzione. È nulla qualsiasi clausola che preveda limitazioni al rimborso nei confronti del
consumatore delle somme versate in conseguenza dell’esercizio del diritto di recesso.
6. Il contratto di credito collegato ai sensi dell’articolo 121, comma 1, lettera d), del
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si intende risolto di diritto, senza alcuna
penalita’, nel caso in cui il consumatore eserciti il diritto di recesso da un contratto di
fornitura di beni o servizi disciplinato dal presente titolo conformemente alle disposizioni di
cui alla presente sezione (1).
(1) Comma modificato dall’articolo 22, comma 1, lettera a), della legge 7 luglio 2009, n.
88 (Legge comunitaria 2008) e sostitutito dall’articolo 2 del D.Lgs. 13 agosto 2010, n.
141.
Sezione IV-bis
Commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori (1)
(1) Sezione inserita dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Oggetto e campo di applicazione (1)
Art. 67-bis
1. Le disposizioni della presente sezione si applicano alla commercializzazione a distanza
di servizi finanziari ai consumatori, anche quando una delle fasi della commercializzazione
comporta la partecipazione, indipendentemente dalla sua natura giuridica, di un soggetto
diverso dal fornitore.
2. Per i contratti riguardanti servizi finanziari costituiti da un accordo iniziale di servizio
seguito da operazioni successive o da una serie di operazioni distinte della stessa natura
scaglionate nel tempo, le disposizioni della presente sezione si applicano esclusivamente
all’accordo iniziale. Se non vi e’ accordo iniziale di servizio, ma le operazioni successive o
distinte della stessa natura scaglionate nel tempo sono eseguite tra le stesse parti
contrattuali, gli articoli 67-quater, 67-quinquies, 67-sexies, 67-septies, 67-octies, 67-
novies e 67-decies si applicano solo quando e’ eseguita la prima operazione. Tuttavia, se
nessuna operazione della stessa natura e’ eseguita entro un periodo di un anno,
l’operazione successiva e’ considerata come la prima di una nuova serie di operazioni e, di
conseguenza, si applicano le disposizioni degli articoli 67-quater, 67-quinquies, 67-sexies,
67-septies, 67-octies, 67-novies e 67-decies.
3. Ferme restando le disposizioni che stabiliscono regimi di autorizzazione per la
commercializzazione dei servizi finanziari in Italia, sono fatte salve, ove non
espressamente derogate, le disposizioni in materia bancaria, finanziaria, assicurativa, dei
sistemi di pagamento e di previdenza individuale, nonche’ le competenze delle autorita’
indipendenti di settore.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Definizioni (1)
Art. 67-ter.
1. Ai fini della presente sezione si intende per:
a) contratto a distanza: qualunque contratto avente per oggetto servizi finanziari,
concluso tra un fornitore e un consumatore ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera a);
b) servizio finanziario: qualsiasi servizio di natura bancaria, creditizia, di pagamento, di
investimento, di assicurazione o di previdenza individuale;
c) fornitore: qualunque persona fisica o giuridica, soggetto pubblico o privato, che,
nell’ambito delle proprie attivita’ commerciali o professionali, e’ il fornitore contrattuale dei
servizi finanziari oggetto di contratti a distanza;
d) consumatore: qualunque soggetto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a) del presente
codice;
e) tecnica di comunicazione a distanza: qualunque mezzo che, ai sensi dell’articolo 50,
comma 1, lettera b), del presente codice, possa impiegarsi per la commercializzazione a
distanza di un servizio finanziario tra le parti;
f) supporto durevole: qualsiasi strumento che permetta al consumatore di memorizzare
informazioni a lui personalmente dirette in modo che possano essere agevolmente
recuperate durante un periodo di tempo adeguato ai fini cui sono destinate le informazioni
stesse, e che consenta la riproduzione immutata delle informazioni memorizzate;
g) operatore o fornitore di tecnica di comunicazione a distanza: qualunque persona fisica o
giuridica, pubblica o privata, la cui attivita’ commerciale o professionale consista nel
mettere a disposizione dei fornitori una o piu’ tecniche di comunicazione a distanza;
h) reclamo del consumatore: una dichiarazione, sostenuta da validi elementi di prova,
secondo cui un fornitore ha commesso o potrebbe commettere un’infrazione alla
normativa sulla protezione degli interessi dei consumatori;
i) interessi collettivi dei consumatori: gli interessi di un numero di consumatori che sono
stati o potrebbero essere danneggiati da un’infrazione.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Informazione del consumatore prima della conclusione del contratto a distanza (1)
Art. 67-quater.
1. Nella fase delle trattative e comunque prima che il consumatore sia vincolato da un
contratto a distanza o da un’offerta, gli sono fornite le informazioni riguardanti:
a) il fornitore;
b) il servizio finanziario;
c) il contratto a distanza;
d) il ricorso.
2. Le informazioni di cui al comma 1, il cui fine commerciale deve risultare in maniera
inequivocabile, sono fornite in modo chiaro e comprensibile con qualunque mezzo
adeguato alla tecnica di comunicazione a distanza utilizzata, tenendo debitamente conto in
particolare dei doveri di correttezza e buona fede nella fase precontrattuale e dei principi
che disciplinano la protezione degli incapaci di agire e dei minori.
3. Le informazioni relative agli obblighi contrattuali, da comunicare al consumatore nella
fase precontrattuale, devono essere conformi agli obblighi contrattuali imposti dalla legge
applicabile al contratto a distanza anche qualora la tecnica di comunicazione impiegata sia
quella elettronica.
4. Se il fornitore ha sede in uno Stato non appartenente all’Unione europea, le
informazioni di cui al comma 3 devono essere conformi agli obblighi contrattuali imposti
dalla legge italiana qualora il contratto sia concluso.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Informazioni relative al fornitore (1)
Art. 67-quinquies.
1. Le informazioni relative al fornitore riguardano:
a) l’identita’ del fornitore e la sua attivita’ principale, l’indirizzo geografico al quale il
fornitore e’ stabilito e qualsiasi altro indirizzo geografico rilevante nei rapporti tra
consumatore e fornitore;
b) l’identita’ del rappresentante del fornitore stabilito nello Stato membro di residenza del
consumatore e l’indirizzo geografico rilevante nei rapporti tra consumatore e
rappresentante, quando tale rappresentante esista (2);
c) se il consumatore ha relazioni commerciali con un professionista diverso dal fornitore,
l’identita’ del professionista, la veste in cui agisce nei confronti del consumatore, nonche’
l’indirizzo geografico rilevante nei rapporti tra consumatore e professionista;
d) se il fornitore e’ iscritto in un registro commerciale o in un pubblico registro analogo, il
registro di commercio in cui il fornitore e’ iscritto e il numero di registrazione o un
elemento equivalente per identificarlo nel registro;
e) qualora l’attivita’ del fornitore sia soggetta ad autorizzazione, gli estremi della
competente autorita’ di controllo.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Lettera sostituita dall’articolo 5 della Legge 15 dicembre 2011, n. 217.
Informazioni relative al servizio finanziario (1)
Art. 67-sexies.
1. Le informazioni relative al servizio finanziario riguardano:
a) una descrizione delle principali caratteristiche del servizio finanziario;
b) il prezzo totale che il consumatore dovra’ corrispondere al fornitore per il servizio
finanziario, compresi tutti i relativi oneri, commissioni e spese e tutte le imposte versate
tramite il fornitore o, se non e’ possibile indicare il prezzo esatto, la base di calcolo del
prezzo, che consenta al consumatore di verificare quest’ultimo;
c) se del caso, un avviso indicante che il servizio finanziario e’ in rapporto con strumenti
che implicano particolari rischi dovuti a loro specifiche caratteristiche o alle operazioni da
effettuare, o il cui prezzo dipenda dalle fluttuazioni dei mercati finanziari su cui il fornitore
non esercita alcuna influenza, e che i risultati ottenuti in passato non costituiscono
elementi indicativi riguardo ai risultati futuri;
d) l’indicazione dell’eventuale esistenza di altre imposte e costi non versati tramite il
fornitore o non fatturati da quest’ultimo;
e) qualsiasi limite del periodo durante il quale sono valide le informazioni fornite;
f) le modalita’ di pagamento e di esecuzione, nonche’ le caratteristiche essenziali delle
condizioni di sicurezza delle operazioni di pagamento da effettuarsi nell’ambito dei
contratti a distanza;
g) qualsiasi costo specifico aggiuntivo per il consumatore relativo all’utilizzazione della
tecnica di comunicazione a distanza, se addebitato;
h) l’indicazione dell’esistenza di collegamenti o connessioni con altri servizi finanziari, con
la illustrazione degli eventuali effetti complessivi derivanti dalla combinazione.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Informazioni relative al contratto a distanza (1)
Art. 67-septies.
1. Le informazioni relative al contratto a distanza riguardano:
a) l’esistenza o la mancanza del diritto di recesso conformemente all’articolo 67-duodecies
e, se tale diritto esiste, la durata e le modalita’ d’esercizio, comprese le informazioni
relative all’importo che il consumatore puo’ essere tenuto a versare ai sensi dell’articolo
67-terdecies, comma 1, nonche’ alle conseguenze derivanti dal mancato esercizio di detto
diritto;
b) la durata minima del contratto a distanza, in caso di prestazione permanente o
periodica di servizi finanziari;
c) le informazioni relative agli eventuali diritti delle parti, secondo i termini del contratto a
distanza, di mettere fine allo stesso prima della scadenza o unilateralmente, comprese le
penali eventualmente stabilite dal contratto in tali casi;
d) le istruzioni pratiche per l’esercizio del diritto di recesso, comprendenti tra l’altro il
mezzo, inclusa in ogni caso la lettera raccomandata con avviso di ricevimento, e l’indirizzo
a cui deve essere inviata la comunicazione di recesso;
e) lo Stato membro o gli Stati membri sulla cui legislazione il fornitore si basa per
instaurare rapporti con il consumatore prima della conclusione del contratto a distanza;
f) qualsiasi clausola contrattuale sulla legislazione applicabile al contratto a distanza e sul
foro competente;
g) la lingua o le lingue in cui sono comunicate le condizioni contrattuali e le informazioni
preliminari di cui al presente articolo, nonche’ la lingua o le lingue in cui il fornitore, con
l’accordo del consumatore, si impegna a comunicare per la durata del contratto a
distanza.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Informazioni relative al ricorso (1)
Art. 67-octies.
1. Le informazioni relative al ricorso riguardano:
a) l’esistenza o la mancanza di procedure extragiudiziali di reclamo e di ricorso accessibili
al consumatore che e’ parte del contratto a distanza e, ove tali procedure esistono, le
modalita’ che consentono al Consumatore di avvalersene;
b) l’esistenza di fondi di garanzia o di altri dispositivi di indennizzo.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Comunicazioni mediante telefonia vocale (1)
Art. 67-novies.
1. In caso di comunicazioni mediante telefonia vocale:
a) l’identita’ del fornitore e il fine commerciale della chiamata avviata dal fornitore sono
dichiarati in maniera inequivoca all’inizio di qualsiasi conversazione con il consumatore;
b) devono essere fornite, previo consenso del consumatore, solo le informazioni seguenti:
1) l’identita’ della persona in contatto con il consumatore e il suo rapporto con il fornitore;
2) una descrizione delle principali caratteristiche del servizio finanziario;
3) il prezzo totale che il consumatore dovra’ corrispondere al fornitore per il servizio
finanziario, comprese tutte le imposte versate tramite il fornitore o, se non e’ possibile
indicare il prezzo esatto, la base di calcolo del prezzo, che consenta al consumatore di
verificare quest’ultimo;
4) l’indicazione dell’eventuale esistenza di altre imposte e/o costi non versati tramite il
fornitore o non fatturati da quest’ultimo;
5) l’esistenza o la mancanza del diritto di recesso conformemente all’articolo 67-duodecies
e, se tale diritto esiste, la durata e le modalita’ d’esercizio, comprese le informazioni
relative all’importo che il consumatore puo’ essere tenuto a versare ai sensi dell’articolo
67-terdecies, comma 1.
2. Il fornitore comunica al consumatore che altre informazioni sono disponibili su richiesta
e ne precisa la natura. Il fornitore comunica in ogni caso le informazioni complete quando
adempie ai propri obblighi ai sensi dell’articolo 67-undecies.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Requisiti aggiuntivi in materia di informazioni (1)
Art. 67-decies.
1. Oltre alle informazioni di cui agli articoli 67-quater, 67-quinquies, 67-sexies, 67-septies
e 67-octies sono applicabili le disposizioni piu’ rigorose previste dalla normativa di settore
che disciplina l’offerta del servizio o del prodotto interessato.
2. Il Ministero dello sviluppo economico comunica alla Commissione europea le
disposizioni nazionali sui requisiti di informazione preliminare che sono aggiuntive rispetto
a quelle di cui all’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2002/65/CE.
3. Le autorita’ di vigilanza del settore bancario, assicurativo, finanziario e della previdenza
complementare comunicano al Ministero dello sviluppo economico le disposizioni di cui al
comma 2, per le materie di rispettiva competenza.
4. Le informazioni di cui al comma 2 sono messe a disposizione dei consumatori e dei
fornitori, anche mediante l’utilizzo di sistemi telematici, a cura del Ministero dello sviluppo
economico.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Comunicazione delle condizioni contrattuali e delle informazioni preliminari (1)
Art. 67-undecies.
1. Il fornitore comunica al consumatore tutte le condizioni contrattuali, nonche’ le
informazioni di cui agli articoli 67-quater, 67-quinquies, 67-sexies, 67-septies, 67-octies,
67-novies e 67-decies, su supporto cartaceo o su un altro supporto durevole, disponibile e
accessibile per il consumatore in tempo utile, prima che lo stesso sia vincolato da un
contratto a distanza o da un’offerta.
2. Il fornitore ottempera all’obbligo di cui al comma 1 subito dopo la conclusione del
contratto a distanza, se quest’ultimo e’ stato concluso su richiesta del consumatore
utilizzando una tecnica di comunicazione a distanza che non consente di trasmettere le
condizioni contrattuali ne’ le informazioni ai sensi del comma 1.
3. In qualsiasi momento del rapporto contrattuale il consumatore, se lo richiede, ha il
diritto di ricevere le condizioni contrattuali su supporto cartaceo. Inoltre lo stesso ha il
diritto di cambiare la tecnica di comunicazione a distanza utilizzata, a meno che cio’ non
sia incompatibile con il contratto concluso o con la natura del servizio finanziario prestato.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Diritto di recesso (1)
Art. 67-duodecies.
1. Il consumatore dispone di un termine di quattordici giorni per recedere dal contratto
senza penali e senza dover indicare il motivo.
2. Il predetto termine e’ esteso a trenta giorni per i contratti a distanza aventi per oggetto
le assicurazioni sulla vita di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante
Codice delle assicurazioni private, e le operazioni aventi ad oggetto gli schemi pensionistici
individuali.
3. Il termine durante il quale puo’ essere esercitato il diritto di recesso decorre
alternativamente:
a) dalla data della conclusione del contratto, tranne nel caso delle assicurazioni sulla vita,
per le quali il termine comincia a decorrere dal momento in cui al consumatore e’
comunicato che il contratto e’ stato concluso;
b) dalla data in cui il consumatore riceve le condizioni contrattuali e le informazioni di cui
all’articolo 67-undecies, se tale data e’ successiva a quella di cui alla lettera a).
4. L’efficacia dei contratti relativi ai servizi di investimento e’ sospesa durante la
decorrenza del termine previsto per l’esercizio del diritto di recesso.
5. Il diritto di recesso non si applica:
a) ai servizi finanziari, diversi dal servizio di gestione su base individuale di portafogli di
investimento se gli investimenti non sono stati gia’ avviati, il cui prezzo dipende da
fluttuazioni del mercato finanziario che il fornitore non e’ in grado di controllare e che
possono aver luogo durante il periodo di recesso, quali ad esempio i servizi riguardanti:
1) operazioni di cambio;
2) strumenti del mercato monetario;
3) valori mobiliari;
4) quote di un organismo di investimento collettivo;
5) contratti a termine fermo (futures) su strumenti finanziari, compresi gli strumenti
equivalenti che si regolano in contanti;
6) contratti a termine su tassi di interesse (FRA);
7) contratti swaps su tassi d’interesse, su valute o contratti di scambio connessi ad azioni
o a indici azionari (equity swaps);
8) opzioni per acquistare o vendere qualsiasi strumento previsto dalla presente lettera,
compresi gli strumenti equivalenti che si regolano in contanti. Sono comprese in
particolare in questa categoria le opzioni su valute e su tassi d’interesse;
b) alle polizze di assicurazione viaggio e bagagli o alle analoghe polizze assicurative a
breve termine di durata inferiore a un mese;
c) ai contratti interamente eseguiti da entrambe le parti su esplicita richiesta scritta del
consumatore prima che quest’ultimo eserciti il suo diritto di recesso [, nonche’ ai contratti
di assicurazione obbligatoria della responsabilita’ civile per i danni derivanti dalla
circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, per i quali si sia verificato l’evento
assicurato;] (2)
d) alle dichiarazioni dei consumatori rilasciate dinanzi ad un pubblico ufficiale a condizione
che il pubblico ufficiale confermi che al consumatore sono garantiti i diritti di cui all’articolo
67-undecies, comma 1.
6. Se esercita il diritto di recesso, il consumatore invia, prima dello scadere del termine e
secondo le istruzioni che gli sono state date ai sensi dell’articolo 67-septies, comma 1,
lettera d), una comunicazione scritta al fornitore, mediante lettera raccomandata con
avviso di ricevimento o altro mezzo indicato ai sensi dell’articolo 67-septies, comma 1,
lettera d).
7. Il presente articolo non si applica alla risoluzione dei contratti di credito disciplinata
dagli articoli 67, comma 6, e 77.
8. Se ad un contratto a distanza relativo ad un determinato servizio finanziario e’ aggiunto
un altro contratto a distanza riguardante servizi finanziari prestati da un fornitore o da un
terzo sulla base di un accordo tra il terzo e il fornitore, questo contratto aggiuntivo e’
risolto, senza alcuna penale, qualora il consumatore eserciti il suo diritto di recesso
secondo le modalita’ fissate dal presente articolo.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Lettera modificata dall’articolo 5, lettera b), della Legge 15 dicembre 2011, n. 217.
Pagamento del servizio fornito prima del recesso (1)
Art. 67-ter decies.
1. Il consumatore che esercita il diritto di recesso previsto dall’articolo 67-duodecies,
comma 1, e’ tenuto a pagare solo l’importo del servizio finanziario effettivamente prestato
dal fornitore conformemente al contratto a distanza. L’esecuzione del contratto puo’
iniziare solo previa richiesta del consumatore. Nei contratti di assicurazione l’impresa
trattiene la frazione di premio relativa al periodo in cui il contratto ha avuto effetto.
2. L’importo di cui al comma 1 non puo’:
a) eccedere un importo proporzionale all’importanza del servizio gia’ fornito in rapporto a
tutte le prestazioni previste dal contratto a distanza;
b) essere di entita’ tale da poter costituire una penale.
3. Il fornitore non puo’ esigere dal consumatore il pagamento di un importo in base al
comma 1 se non e’ in grado di provare che il consumatore e’ stato debitamente informato
dell’importo dovuto, in conformita’ all’articolo 67-septies, comma l, lettera a). Egli non
puo’ tuttavia in alcun caso esigere tale pagamento se ha dato inizio all’esecuzione del
contratto prima della scadenza del periodo di esercizio del diritto di recesso di cui
all’articolo 67-duodecies, comma 1, senza che vi fosse una preventiva richiesta del
consumatore.
4. Il fornitore e’ tenuto a rimborsare al consumatore, entro e non oltre trenta giorni, tutti
gli importi da questo versatigli in conformita’ del contratto a distanza, ad eccezione
dell’importo di cui al comma 1. Il periodo decorre dal giorno in cui il fornitore riceve la
comunicazione di recesso. L’impresa di assicurazione deve adempiere alle obbligazioni
derivanti dal contratto, concernenti il periodo in cui il contratto medesimo ha avuto effetto
(2).
5. Il consumatore paga al fornitore il corrispettivo di cui al comma 1 e gli restituisce
qualsiasi bene o importo che abbia ricevuto da quest’ultimo entro e non oltre trenta giorni
dall’invio della comunicazione di recesso. Non sono ripetibili gli indennizzi e le somme
eventualmente corrisposte dall’impresa agli assicurati e agli altri aventi diritto a
prestazioni assicurative (3).
6. Per i finanziamenti diretti principalmente a permettere di acquistare o mantenere diritti
di proprieta’ su terreni o edifici esistenti o progettati, o di rinnovare o ristrutturare edifici,
l’efficacia del recesso e’ subordinata alla restituzione di cui al comma 5.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma modificato dall’articolo 5, lettera c), della Legge 15 dicembre 2011, n. 217.
(3) Comma modificato dall’articolo 5, lettera d), della Legge 15 dicembre 2011, n. 217.
Pagamento dei servizi finanziari offerti a distanza (1)
Art. 67-quater decies.
1. Il consumatore puo’ effettuare il pagamento con carte di credito, debito o con altri
strumenti di Pagamento, ove cio’ sia previsto tra le modalita’ di pagamento, che gli sono
comunicate ai sensi dell’articolo 67-sexies, comma 1, lettera f).
2. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 12 del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143,
convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, l’ente che emette o
fornisce lo strumento di pagamento riaccredita al consumatore i pagamenti non autorizzati
o dei quali questi dimostri l’eccedenza rispetto al prezzo pattuito ovvero l’effettuazione
mediante l’uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del fornitore o di un
terzo. L’ente che emette o fornisce lo strumento di pagamento ha diritto di addebitare al
fornitore le somme riaccreditate al consumatore.
3. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e
successive modifiche ed integrazioni, sul valore probatorio della firma elettronica e dei
documenti elettronici, e’ in capo all’ente che emette o fornisce lo strumento di pagamento,
l’onere di provare che la transazione di pagamento e’ stata autorizzata, accuratamente
registrata e contabilizzata e che la medesima non e’ stata alterata da guasto tecnico o da
altra carenza. L’uso dello strumento di pagamento non comporta necessariamente che il
pagamento sia stato autorizzato.
4. Relativamente alle operazioni di pagamento da effettuarsi nell’ambito di contratti a
distanza, il fornitore adotta condizioni di sicurezza conformi a quanto disposto ai sensi
dell’articolo 146 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385, avendo riguardo, in particolare, alle esigenze di
integrita’, di autenticita’ e di tracciabilita’ delle operazioni medesime.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Servizi non richiesti (1)
Art. 67-quinquies decies.
1. Il consumatore non e’ tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva in caso di fornitura
non richiesta. In ogni caso, l’assenza di risposta non implica consenso del consumatore.
2. Salve le sanzioni previste dall’articolo 67-septies-decies, ogni servizio non richiesto di
cui al presente articolo costituisce pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 21,
22, 23, 24, 25 e 26.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Comunicazioni non richieste (1)
Art. 67-sexies decies.
1. L’utilizzazione da parte di un fornitore delle seguenti tecniche di comunicazione a
distanza richiede il previo consenso del consumatore:
a) sistemi di chiamata senza intervento di un operatore mediante dispositivo automatico;
b) telefax.
2. Le tecniche di comunicazione a distanza diverse da quelle indicate al comma 1, quando
consentono una comunicazione individuale, non sono autorizzate se non e’ stato ottenuto
il consenso del consumatore interessato.
3. Le misure di cui ai commi 1 e 2 non comportano costi per i consumatori.
3-bis. E’ fatta salva la disciplina prevista dall’articolo 130, comma 3-bis, del codice in
materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196, e successive modificazioni, per i trattamenti dei dati inclusi negli elenchi di abbonati
a disposizione del pubblico (2).
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 2, lett a-bis) del D.L. 13 maggio 2011, n. 70.
Sanzioni (1)
Art. 67-septies decies.
1. Salvo che il fatto costituisca reato, il fornitore che contravviene alle norme di cui alla
presente sezione, ovvero che ostacola l’esercizio del diritto di recesso da parte del
consumatore ovvero non rimborsa al consumatore le somme da questi eventualmente
pagate, e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria, per ciascuna violazione, da
euro cinquemila a euro cinquantamila.
2. Nei casi di particolare gravita’ o di recidiva, nonche’ nell’ipotesi della violazione
dell’articolo 67-novies decies, comma 3, i limiti minimo e massimo della sanzione indicata
al comma l sono raddoppiati.
3. Le autorita’ di vigilanza dei settori bancario, assicurativo, finanziario e della previdenza
complementare e, ciascuna nel proprio ambito di competenza, accertano le violazioni alle
disposizioni di cui alla presente sezione e le relative sanzioni sono irrogate secondo le
procedure rispettivamente applicabili in ciascun settore.
4. Il contratto e’ nullo, nel caso in cui il fornitore ostacola l’esercizio del diritto di recesso
da parte del contraente ovvero non rimborsa le somme da questi eventualmente pagate,
ovvero viola gli obblighi di informativa precontrattuale in modo da alterare in modo
significativo la rappresentazione delle sue caratteristiche.
5. La nullita’ puo’ essere fatta valere solo dal consumatore e obbliga le parti alla
restituzione di quanto ricevuto. Nei contratti di assicurazione l’impresa e’ tenuta alla
restituzione dei premi pagati e deve adempiere alle obbligazioni concernenti il periodo in
cui il contratto ha avuto esecuzione. Non sono ripetibili gli indennizzi e le somme
eventualmente corrisposte dall’impresa agli assicurati e agli altri aventi diritto a
prestazioni assicurative. E’ fatto salvo il diritto del Consumatore ad agire per il
risarcimento dei danni.
6. Sono fatte salve le sanzioni previste nel decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Irrinunciabilita’ dei diritti (1)
Art. 67-octies decies.
1. I diritti attribuiti al consumatore dalla presente sezione sono irrinunciabili. E’ nulla ogni
pattuizione che abbia l’effetto di privare il consumatore della protezione assicurata dalle
disposizioni della presente sezione. La nullita’ puo’ essere fatta valere solo dal
consumatore e puo’ essere rilevata d’ufficio dal giudice.
2. Ove le parti abbiano scelto di applicare al contratto una legislazione diversa da quella
italiana, al consumatore devono comunque essere riconosciute le condizioni di tutela
previste dalla presente sezione.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Ricorso giurisdizionale o amministrativo (1)
Art. 67-novies decies.
1. Le associazioni dei consumatori iscritte all’elenco di cui all’articolo 137, sono legittimate
a proporre alle competenti autorita’ di vigilanza, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, al
fine di tutelare gli interessi collettivi dei consumatori, reclamo per l’accertamento di
violazioni delle disposizioni della presente sezione.
2. Le associazioni dei consumatori iscritte all’elenco di cui all’articolo 137, sono legittimate
a proporre all’autorita’ giudiziaria l’azione inibitoria per far cessare le violazioni delle
disposizioni della presente sezione nei confronti delle imprese o degli intermediari ai sensi
dell’articolo 140.
3. Le autorita’ di vigilanza nei settori bancario, assicurativo, finanziario e della previdenza
complementare, nell’esercizio dei rispettivi poteri, anche al di fuori dell’ipotesi di cui al
comma 1, ordinano ai soggetti vigilati la cessazione o vietano l’inizio di pratiche non
conformi alle disposizioni della presente sezione.
4. Sono fatte salve, ove non espressamente derogate, le disposizioni in materia bancaria,
finanziaria, assicurativa e dei sistemi di pagamento, ivi comprese le attribuzioni delle
rispettive autorita’ di vigilanza di settore.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Composizione extragiudiziale delle controversie (1)
Art. 67-vicies.
1. Il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero dello sviluppo economico ed il
Ministero della giustizia, sentite le autorita’ di vigilanza di settore, possono promuovere,
nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, l’istituzione di adeguate ed efficaci
procedure extragiudiziali di reclamo e di ricorso per la composizione di controversie
riguardanti i consumatori, conformi ai principi previsti dall’ordinamento comunitario e da
quello nazionale e che operano nell’ambito della rete europea relativa ai servizi finanziari
(FIN NET).
2. Gli organi di composizione extragiudiziale delle controversie comunicano ai Ministeri di
cui al comma 1 le decisioni significative che adottano sulla commercializzazione a distanza
dei servizi finanziari.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Onere della prova (1)
Art. 67-vicies semel.
1. Sul fornitore grava l’onere della prova riguardante:
a) l’adempimento agli obblighi di informazione del consumatore;
b) la prestazione del consenso del consumatore alla conclusione del contratto;
c) l’esecuzione del contratto;
d) la responsabilita’ per l’inadempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto.
2. Le clausole che hanno per effetto l’inversione o la modifica dell’onere della prova di cui
al comma 1 si presumono vessatorie ai sensi dell’articolo 33, comma 2, lettera t).
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Misure transitorie (1)
Art. 67-vicies bis.
1. Le disposizioni della presente sezione si applicano anche nei confronti dei fornitori
stabiliti in un altro Stato membro che non ha ancora recepito la direttiva 2002/65/CE e in
cui non vigono obblighi corrispondenti a quelli in essa previsti.
(1) Articolo inserito dall’articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Capo II
Commercio elettronico
Rinvio
Art. 68.
1. Alle offerte di servizi della società dell’informazione, effettuate ai consumatori per via
elettronica, si applicano, per gli aspetti non disciplinati dal presente codice, le disposizioni
di cui al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, recante attuazione della direttiva
2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni
aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio
elettronico, nel mercato interno.
TITOLO IV
DISPOSIZIONI RELATIVE A SINGOLI CONTRATTI (1)
(1) Titolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Capo I
CONTRATTI DI MULTIPROPRIETA’, CONTRATTI RELATIVI AI PRODOTTI PER LE
VACANZE DI LUNGO TERMINE, CONTRATTI DI RIVENDITA E DI SCAMBIO (1)
(1) Capo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Definizioni (1)
ART. 69
1. Ai fini del presente capo, si intende per:
a) “contratto di multiproprieta'”: un contratto di durata superiore a un anno tramite il
quale un consumatore acquisisce a titolo oneroso il diritto di godimento su uno o piu’
alloggi per il pernottamento per piu’ di un periodo di occupazione;
b) “contratto relativo a un prodotto per le vacanze di lungo termine”: un contratto di
durata superiore a un anno ai sensi del quale un consumatore acquisisce a titolo oneroso
essenzialmente il diritto di ottenere sconti o altri vantaggi relativamente ad un alloggio,
separatamente o unitamente al viaggio o ad altri servizi;
c) “contratto di rivendita”: un contratto ai sensi del quale un operatore assiste a titolo
oneroso un consumatore nella vendita o nell’acquisto di una multiproprieta’ o di un
prodotto per le vacanze di lungo termine;
d) “contratto di scambio”: un contratto ai sensi del quale un consumatore partecipa a
titolo oneroso a un sistema di scambio che gli consente l’accesso all’alloggio per il
pernottamento o ad altri servizi in cambio della concessione ad altri dell’accesso
temporaneo ai vantaggi che risultano dai diritti derivanti dal suo contratto di
multiproprieta’;
e) “operatore”: il “professionista”, di cui all’articolo 3, comma 1, lettera c);
f) “consumatore”: la persona fisica, di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a);
g) “contratto accessorio”: un contratto ai sensi del quale il consumatore acquista servizi
connessi a un contratto di multiproprieta’ o a un contratto relativo a un prodotto per le
vacanze di lungo termine e forniti dall’operatore o da un terzo sulla base di un accordo tra
il terzo e l’operatore;
h) “supporto durevole”: qualsiasi strumento che permetta al consumatore o all’operatore
di memorizzare informazioni a lui personalmente dirette in modo che possano essere
utilizzate per riferimento futuro per un periodo di tempo adeguato ai fini cui sono
destinate le informazioni e che consenta la riproduzione immutata delle informazioni
memorizzate;
i) “codice di condotta”: un accordo o un insieme di regole che definisce il comportamento
degli operatori che si impegnano a rispettare tale codice in relazione a una o piu’ pratiche
commerciali o ad uno o piu’ settori d’attivita’ specifici;
l) “responsabile del codice”: qualsiasi soggetto, compresi un operatore o un gruppo di
operatori, responsabile dell’elaborazione e della revisione di un codice di condotta o del
controllo dell’osservanza del codice da parte di coloro che si sono impegnati a rispettarlo.
2. Nel calcolo della durata di un contratto di multiproprieta’ o di un contratto relativo a un
prodotto per le vacanze di lungo termine, quale definito al comma 1, rispettivamente alle
lettere a) e b), si tiene conto di qualunque disposizione del contratto che ne consenta il
rinnovo tacito o la proroga.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Pubblicita’ (1)
ART. 70
1. Se un contratto di multiproprieta’, un contratto relativo a un prodotto per le vacanze di
lungo termine o un contratto di rivendita o di scambio viene offerto al consumatore in
persona nell’ambito di una promozione o di un’iniziativa di vendita, l’operatore indica
chiaramente nell’invito lo scopo commerciale e la natura dell’evento. Le informazioni di cui
all’articolo 71, comma 1, sono a disposizione del consumatore in qualsiasi momento
durante l’evento.
2. E’ fatto obbligo all’operatore di specificare in ogni pubblicita’ la possibilita’ di ottenere le
informazioni di cui all’articolo 71, comma 1, e di indicare le modalita’ sul come ottenerle.
3. Una multiproprieta’ o un prodotto per le vacanze di lungo termine non sono
commercializzati o venduti come investimenti.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Informazioni precontrattuali (1)
ART. 71
1. In tempo utile prima che il consumatore sia vincolato da un contratto o da un’offerta,
l’operatore fornisce al consumatore, in maniera chiara e comprensibile, informazioni
accurate e sufficienti, secondo le seguenti modalita’:
a) nel caso di un contratto di multiproprieta’, tramite il formulario informativo di cui
all’allegato II- bis e le informazioni elencate nella parte 3 di detto formulario;
b) nel caso di un contratto relativo a un prodotto per le vacanze di lungo termine, tramite
il formulario informativo di cui all’allegato II-ter e le informazioni elencate nella parte 3 di
detto formulario;
c) nel caso di un contratto di rivendita, tramite il formulario informativo di cui all’allegato
II-quater e le informazioni elencate nella parte 3 di detto formulario;
d) nel caso di un contratto di scambio, tramite il formulario informativo di cui all’allegato
II-quinquies e le informazioni elencate nella parte 3 di detto formulario.
2. Le informazioni di cui al comma 1 sono fornite a titolo gratuito dall’operatore su carta o
altro supporto durevole facilmente accessibile al consumatore.
3. Le informazioni di cui al comma 1, sono redatte nella lingua italiana e in una delle
lingue dello Stato dell’Unione europea in cui il consumatore risiede oppure di cui e’
cittadino, a scelta di quest’ultimo, purche’ si tratti di una lingua ufficiale della Unione
europea.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Requisiti del contratto (1)
ART. 72
1. Il contratto deve essere redatto per iscritto, a pena di nullita’, su carta o altro supporto
durevole, nella lingua italiana e in una delle lingue dello Stato dell’Unione europea in cui il
consumatore risiede oppure di cui e’ cittadino, a sua scelta, purche’ si tratti di una lingua
ufficiale della Unione europea.
2. Nel caso di un contratto di multiproprieta’ relativo a un bene immobile specifico, e’ fatto
obbligo all’operatore di fornire al consumatore anche una traduzione conforme del
contratto nella lingua dello Stato dell’Unione europea in cui e’ situato l’immobile.
3. In ogni caso, per qualsiasi tipo di contratto disciplinato dal presente Capo, all’operatore
che svolge la propria attivita’ di vendita nel territorio nazionale e’ fatto obbligo di fornire al
consumatore il relativo contratto anche nella lingua italiana.
4. Le informazioni di cui all’articolo 71, comma 1, costituiscono parte integrante e
sostanziale del contratto e non possono essere modificate salvo qualora vi sia l’accordo
esplicito delle parti oppure qualora le modifiche siano causate da circostanze eccezionali e
imprevedibili, indipendenti dalla volonta’ dell’operatore, le cui conseguenze non avrebbero
potuto essere evitate neanche con la dovuta diligenza. Tali modifiche, indicate
espressamente nel contratto, sono comunicate al consumatore su carta o altro supporto
durevole a lui facilmente accessibile, prima della conclusione del contratto.
5. Il contratto contiene, oltre alle informazioni di cui all’articolo 71, comma 1, i seguenti
ulteriori elementi:
a) l’identita’, il luogo di residenza e la firma di ciascuna delle parti;
b) la data e il luogo di conclusione del contratto.
6. Prima della conclusione del contratto l’operatore informa il consumatore sulle clausole
contrattuali concernenti l’esistenza del diritto di recesso, la durata del periodo di recesso
di cui all’articolo 73 e il divieto di versare acconti durante il periodo di recesso di cui
all’articolo 76, le quali devono essere sottoscritte separatamente dal consumatore. Il
contratto include un formulario separato di recesso, come riportato nell’allegato II-sexies,
inteso ad agevolare l’esercizio del diritto di recesso in conformita’ all’articolo 73.
7. Il consumatore riceve una copia o piu’ copie del contratto all’atto della sua conclusione.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Obbligo di fideiussione per i contratti di multiproprieta’ (1)
ART. 72-bis
1. L’operatore non avente la forma giuridica di societa’ di capitali ovvero con un capitale
sociale versato inferiore a 5.500.000 euro e non avente sede legale e sedi secondarie nel
territorio dello Stato e’ obbligato a prestare idonea fideiussione bancaria o assicurativa a
garanzia della corretta esecuzione del contratto.
2. L’operatore e’ in ogni caso obbligato a prestare fideiussione bancaria o assicurativa
allorquando l’alloggio oggetto del contratto di multiproprieta’ sia in corso di costruzione, a
garanzia dell’ultimazione dei lavori.
3. Delle fideiussioni deve farsi espressa menzione nel contratto di multiproprieta’ a pena di
nullita’.
4. Le garanzie di cui ai commi 1 e 2 non possono imporre al consumatore la preventiva
esclusione dell’operatore.
(1) Articolo inserito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Diritto di recesso (1)
ART. 73
1. Al consumatore e’ concesso un periodo di quattordici giorni, naturali e consecutivi, per
recedere, senza specificare il motivo, dal contratto di multiproprieta’, dal contratto relativo
a prodotti per le vacanze di lungo termine, dal contratto di rivendita e di scambio.
2. Il periodo di recesso si calcola:
a) dal giorno della conclusione del contratto definitivo o del contratto preliminare;
b) dal giorno in cui il consumatore riceve il contratto definitivo o il contratto preliminare,
se posteriore alla data di cui alla lettera a).
3. Il periodo di recesso scade:
a) dopo un anno e quattordici giorni a decorrere dalla data di cui al comma 2 del presente
articolo se il formulario di recesso separato previsto all’articolo 72, comma 4, non e’ stato
compilato dall’operatore e consegnato al consumatore per iscritto, su carta o altro
supporto durevole;
b) dopo tre mesi e quattordici giorni a partire dalla data di cui al comma 2 del presente
articolo se le informazioni di cui all’articolo 71, comma 1, incluso il formulario informativo
applicabile di cui agli allegati da III a VI, non sono state fornite al consumatore per
iscritto, su carta o altro supporto durevole.
4. Se il formulario separato di recesso previsto all’articolo 72, comma 4, e’ stato compilato
dall’operatore e consegnato al consumatore per iscritto, su carta o altro supporto
durevole, entro un anno dalla data di cui al comma 2 del presente articolo, il periodo di
recesso inizia a decorrere dal giorno in cui il consumatore riceve tale formulario.
Analogamente, se le informazioni di cui all’articolo 71, comma 1, incluso il formulario
informativo applicabile di cui agli allegati da III a VI, sono state fornite al consumatore per
iscritto, su carta o altro supporto durevole, entro tre mesi dal giorno di cui al comma 2 del
presente articolo, il periodo di recesso inizia a decorrere dal giorno in cui il consumatore
riceve tali informazioni.
5. Nel caso in cui il contratto di scambio sia offerto al consumatore contestualmente al
contratto di multiproprieta’, ai due contratti si applica un unico periodo di recesso
conformemente al comma 1. Il periodo di recesso per i due contratti e’ calcolato secondo
le disposizioni del comma 2.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Modalita’ di esercizio ed effetti del diritto di recesso (1)
ART. 74
1. Il diritto di recesso da parte del consumatore si esercita dandone comunicazione scritta,
su carta o altro supporto durevole che assicuri la prova della spedizione anteriore alla
scadenza del periodo di recesso, alla persona indicata nel contratto o, in mancanza,
all’operatore.
2. All’uopo, il consumatore puo’ utilizzare il formulario di recesso di cui all’allegato VII
fornito dall’operatore a norma dell’articolo 72, comma 4.
3. L’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore, nei modi indicati al comma
1, pone fine all’obbligo delle parti di eseguire il contratto.
4. Il consumatore che esercita il diritto di recesso, non sostiene alcuna spesa, non e’
tenuto a pagare alcuna penalita’, ne’ e’ debitore del valore corrispondente all’eventuale
servizio reso prima del recesso.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Acconti (1)
ART. 75
1. Per i contratti di multiproprieta’, relativi a prodotti per le vacanze di lungo termine e di
scambio e’ vietato qualunque versamento di danaro a titolo di acconto, prestazione di
garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito bancario, il riconoscimento
esplicito di debito od ogni altro onere da parte di un consumatore a favore dell’operatore o
di un terzo prima della fine del periodo di recesso in conformita’ dell’articolo 73.
2. Per i contratti di rivendita e’ vietata qualunque forma di versamento di denaro a titolo
di acconto, prestazione di garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito
bancario, il riconoscimento esplicito del debito od ogni altro onere da parte di un
consumatore a favore dell’operatore o di un terzo prima che la vendita abbia
effettivamente luogo o che sia posta fine in altro modo al contratto di rivendita.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Disposizioni specifiche concernenti i contratti relativi a prodotti per le vacanze di lungo
termine (1)
ART. 76
1. Per i contratti relativi a prodotti per le vacanze di lungo termine, il pagamento e’
effettuato secondo scadenze periodiche. E’ vietato qualsiasi pagamento del prezzo
specificato nel contratto che non sia conforme al piano di pagamento periodico
concordato. I pagamenti, comprese le quote di affiliazione, sono ripartiti in rate annuali,
ciascuna di pari valore, fermo restando gli adeguamenti riferiti ai sistemi di indicizzazione
previsti dalla legge. L’operatore invia una richiesta scritta di pagamento, su carta o altro
supporto durevole, almeno quattordici giorni, naturali e consecutivi, prima di ciascuna
data di esigibilita’.
2. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 73, a partire dal secondo pagamento rateale, il
consumatore puo’ porre fine al contratto senza incorrere in penali dando preavviso
all’operatore entro quattordici giorni, naturali e consecutivi, dalla ricezione della richiesta
di pagamento per ciascuna rata.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Risoluzione dei contratti accessori (1)
ART. 77
1. L’esercizio da parte del consumatore del diritto di recesso dal contratto di
multiproprieta’ o dal contratto relativo a un prodotto per le vacanze di lungo termine
comporta automaticamente e senza alcuna spesa per il consumatore la risoluzione di tutti
i contratti di scambio ad esso accessori e di qualsiasi altro contratto accessorio.
2. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 125-ter e 125-quinquies del decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, in materia di contratti di credito ai consumatori, se il prezzo e’
interamente o parzialmente coperto da un credito concesso al consumatore dall’operatore
o da un terzo in base a un accordo fra il terzo e l’operatore, il contratto di credito e’ risolto
senza costi per il consumatore qualora il consumatore eserciti il diritto di recesso dal
contratto di multiproprieta’, dal contratto relativo a prodotti per le vacanze di lungo
termine, o dal contratto di rivendita o di scambio.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Carattere imperativo delle disposizioni e applicazione in casi internazionali (1)
ART. 78
1. Sono nulle le clausole contrattuali o i patti aggiunti di rinuncia del consumatore ai diritti
previsti dal presente capo o di limitazione delle responsabilita’ previste a carico
dell’operatore.
2. Per le controversie derivanti dall’applicazione del presente capo, la competenza
territoriale inderogabile e’ del giudice del luogo di residenza o di domicilio del
consumatore, se ubicati nel territorio dello Stato.
3. Ove le parti abbiano scelto di applicare ai contratti di cui al presente capo, una
legislazione diversa da quella italiana, al consumatore devono comunque essere
riconosciute le condizioni di tutela previste dal presente capo.
4. Ove la legge applicabile sia quella di un paese extracomunitario, i consumatori non
possono essere privati della tutela garantita dal presente codice, nel caso di:
a) uno qualsiasi dei beni immobili interessati e’ situato sul territorio nazionale o di uno
Stato dell’Unione europea;
b) nel caso di un contratto non direttamente collegato a beni immobili, l’operatore svolga
attivita’ commerciali o professionali in Italia o in uno Stato dell’Unione europea o diriga tali
attivita’, con qualsiasi mezzo, verso l’Italia o uno Stato dell’Unione europea e il contratto
rientri nell’ambito di dette attivita’.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Tutela amministrativa e giurisdizionale (1)
ART. 79
1. Al fine di garantire il rispetto delle disposizioni contenute nel presente capo da parte
degli operatori, i consumatori possono utilizzare gli strumenti specifici di cui agli articoli
27, 139,140 e 140-bis del presente Codice.
2. E’ comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Informazioni per i consumatori e ricorso extragiudiziale (1)
ART. 80
1. L’operatore puo’ adottare appositi codici di condotta, secondo le modalita’ di cui
all’articolo 27-bis.
2. Per la risoluzione delle controversie sorte dall’esatta applicazione dei contratti
disciplinati dal presente capo e’ possibile ricorrere alle procedure di mediazione, di cui al
decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. E’ fatta salva la possibilita’ di utilizzare le
procedure di negoziazione volontaria e paritetica previste dall’articolo 2, comma 2, dello
stesso decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Sanzioni (1)
ART. 81
1. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore che contravviene alle norme di cui agli
articoli 70, commi 1 e 2, 71, 72, 72-bis, 75, 76 e 77, e’ punito, per ogni singola
violazione, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 5.000 euro.
2. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione dall’esercizio
dell’attivita’ da 30 giorni a sei mesi all’operatore che abbia commesso una ripetuta
violazione delle disposizioni di cui al comma 1.
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Tutela in base ad altre disposizioni (1).
ART. 81-bis
1. Le disposizioni del presente capo non escludono, ne’ limitano i diritti che sono attribuiti
al consumatore da altre norme dell’ordinamento giuridico.
2. Per quanto non previsto dal presente capo, si applicano le disposizioni del codice civile
in tema di contratti.
(1) Articolo inserito dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
Capo II
Servizi turistici
Ambito di applicazione
Art. 82.
[1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai pacchetti turistici definiti all’articolo
84, venduti od offerti in vendita nel territorio nazionale dall’organizzatore o dal venditore,
di cui all’articolo 83 (1).
2. Il presente capo si applica altresì ai pacchetti turistici negoziati al di fuori dai locali
commerciali e a distanza, ferme restando le disposizioni previste negli articoli da 64 a 67.]
(2)
(1) Comma modificato dall’articolo 10 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Definizioni
Art. 83.
[1. Ai fini del presente capo si intende per:
a) organizzatore di viaggio, il soggetto che realizza la combinazione degli elementi di cui
all’articolo 84 e si obbliga in nome proprio e verso corrispettivo forfetario a procurare a
terzi pacchetti turistici;
b) venditore, il soggetto che vende, o si obbliga a procurare pacchetti turistici realizzati ai
sensi dell’articolo 84 verso un corrispettivo forfetario;
c) consumatore di pacchetti turistici, l’acquirente, il cessionario di un pacchetto turistico o
qualunque persona anche da nominare, purché soddisfi tutte le condizioni richieste per la
fruizione del servizio, per conto della quale il contraente principale si impegna ad
acquistare senza remunerazione un pacchetto turistico.
2. L’organizzatore può vendere pacchetti turistici direttamente o tramite un venditore.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Pacchetti turistici
Art. 84.
[1. I pacchetti turistici hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso,
risultanti dalla prefissata combinazione di almeno due degli elementi di seguito indicati,
venduti od offerti in vendita ad un prezzo forfetario, e di durata superiore alle ventiquattro
ore ovvero comprendente almeno una notte:
a) trasporto;
b) alloggio;
c) servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio di cui all’articolo 86, lettere i) e
o), che costituiscano parte significativa del pacchetto turistico.
2. La fatturazione separata degli elementi di uno stesso pacchetto turistico non sottrae
l’organizzatore o il venditore agli obblighi del presente capo (1).] (2)
(1) Comma modificato dall’articolo 11 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Forma del contratto di vendita di pacchetti turistici
Art. 85.
[1. Il contratto di vendita di pacchetti turistici è redatto in forma scritta in termini chiari e
precisi.
2. Al consumatore deve essere rilasciata una copia del contratto stipulato, sottoscritto o
timbrato dall’organizzatore o venditore.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici
Art. 86.
[1. Il contratto contiene i seguenti elementi:
a) destinazione, durata, data d’inizio e conclusione, qualora sia previsto un soggiorno
frazionato, durata del medesimo con relative date di inizio e fine;
b) nome, indirizzo, numero di telefono ed estremi dell’autorizzazione all’esercizio
dell’organizzatore o venditore che sottoscrive il contratto;
c) prezzo del pacchetto turistico, modalità della sua revisione, diritti e tasse sui servizi di
atterraggio, sbarco ed imbarco nei porti ed aeroporti e gli altri oneri posti a carico del
viaggiatore;
d) importo, comunque non superiore al venticinque per cento del prezzo, da versarsi
all’atto della prenotazione, nonché il termine per il pagamento del saldo; il suddetto
importo è versato a titolo di caparra ma gli effetti di cui all’articolo 1385 del codice civile
non si producono qualora il recesso dipenda da fatto sopraggiunto non imputabile, ovvero
sia giustificato dal grave inadempimento della controparte;
e) estremi della copertura assicurativa e delle ulteriori polizze convenute con il
viaggiatore;
f) presupposti e modalità di intervento del fondo di garanzia di cui all’articolo 100 nonché
dichiarazione che il venditore o l’organizzatore concorre ad alimentare il suddetto fondo
nella misura stabilita dal comma 2 del citato articolo 100 (1);
g) mezzi, caratteristiche e tipologie di trasporto, data, ora, luogo della partenza e del
ritorno, tipo di posto assegnato;
h) ove il pacchetto turistico includa la sistemazione in albergo, l’ubicazione, la categoria
turistica, il livello, l’eventuale idoneità all’accoglienza di persone disabili, nonché le
principali caratteristiche, la conformità alla regolamentazione dello Stato membro
ospitante, i pasti forniti;
i) itinerario, visite, escursioni o altri servizi inclusi nel pacchetto turistico, ivi compresa la
presenza di accompagnatori e guide turistiche;
l) termine entro cui il consumatore deve essere informato dell’annullamento del viaggio
per la mancata adesione del numero minimo dei partecipanti eventualmente previsto;
m) accordi specifici sulle modalità del viaggio espressamente convenuti tra l’organizzatore
o il venditore e il consumatore al momento della prenotazione;
n) eventuali spese poste a carico del consumatore per la cessione del contratto ad un
terzo;
o) termine entro il quale il consumatore deve presentare reclamo per l’inadempimento o
l’inesatta esecuzione del contratto;
p) termine entro il quale il consumatore deve comunicare la propria scelta in relazione alle
modifiche delle condizioni contrattuali di cui all’articolo 91.] (2)
(1) Lettera modificata dall’articolo 15, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69
(2) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Informazione del consumatore
Art. 87.
[1. Nel corso delle trattative e comunque prima della conclusione del contratto, il
venditore o l’organizzatore forniscono per iscritto informazioni di carattere generale
concernenti le condizioni applicabili ai cittadini dello Stato membro dell’Unione europea in
materia di passaporto e visto con l’indicazione dei termini per il rilascio, nonché gli
obblighi sanitari e le relative formalità per l’effettuazione del viaggio e del soggiorno.
2. Prima dell’inizio del viaggio l’organizzatore ed il venditore comunicano al consumatore
per iscritto le seguenti informazioni:
a) orari, località di sosta intermedia e coincidenze;
b) generalità e recapito telefonico di eventuali rappresentanti locali dell’organizzatore o
venditore ovvero di uffici locali contattabili dal viaggiatore in caso di difficoltà;
c) recapito telefonico dell’organizzatore o venditore utilizzabile in caso di difficoltà in
assenza di rappresentanti locali;
d) per i viaggi ed i soggiorni di minorenne all’estero, recapiti telefonici per stabilire un
contatto diretto con questi o con il responsabile locale del suo soggiorno;
e) circa la sottoscrizione facoltativa di un contratto di assicurazione a copertura delle
spese sostenute dal consumatore per l’annullamento del contratto o per il rimpatrio in
caso di incidente o malattia.
3. Quando il contratto è stipulato nell’imminenza della partenza, le indicazioni contenute
nel comma 1 devono essere fornite contestualmente alla stipula del contratto.
4. È fatto comunque divieto di fornire informazioni ingannevoli sulle modalità del servizio
offerto, sul prezzo e sugli altri elementi del contratto qualunque sia il mezzo mediante il
quale dette informazioni vengono comunicate al consumatore.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Opuscolo informativo
Art. 88.
[1. L’opuscolo, ove posto a disposizione del consumatore, indica in modo chiaro e preciso:
a) la destinazione, il mezzo, il tipo, la categoria di trasporto utilizzato;
b) la sistemazione in albergo o altro tipo di alloggio, l’ubicazione, la categoria o il livello e
le caratteristiche principali, la sua approvazione e classificazione dello Stato ospitante;
c) i pasti forniti;
d) l’itinerario;
e) le informazioni di carattere generale applicabili al cittadino di uno Stato membro
dell’Unione europea in materia di passaporto e visto con indicazione dei termini per il
rilascio, nonché gli obblighi sanitari e le relative formalità da assolvere per l’effettuazione
del viaggio e del soggiorno;
f) l’importo o la percentuale di prezzo da versare come acconto e le scadenze per il
versamento del saldo;
g) l’indicazione del numero minimo di partecipanti eventualmente necessario per
l’effettuazione del viaggio tutto compreso e del termine entro il quale il consumatore deve
essere informato dell’annullamento del pacchetto turistico;
h) i termini, le modalità, il soggetto nei cui riguardi si esercita il diritto di recesso ai sensi
degli articoli da 64 a 67, nel caso di contratto negoziato fuori dei locali commerciali o a
distanza.
2. Le informazioni contenute nell’opuscolo vincolano l’organizzatore e il venditore in
relazione alle rispettive responsabilità, a meno che le modifiche delle condizioni ivi indicate
non siano comunicate per iscritto al consumatore prima della stipulazione del contratto o
vengano concordate dai contraenti, mediante uno specifico accordo scritto,
successivamente alla stipulazione.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Cessione del contratto
Art. 89.
[1. Il consumatore può sostituire a sè un terzo che soddisfi tutte le condizioni per la
fruizione del servizio, nei rapporti derivanti dal contratto, ove comunichi per iscritto
all’organizzatore o al venditore, entro e non oltre quattro giorni lavorativi prima della
partenza, di trovarsi nell’impossibilità di usufruire del pacchetto turistico e le generalità del
cessionario.
2. Il cedente ed il cessionario sono solidamente obbligati nei confronti dell’organizzatore o
del venditore al pagamento del prezzo e delle spese ulteriori eventualmente derivanti dalla
cessione.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Revisione del prezzo
Art. 90.
[1. La revisione del prezzo forfetario di vendita di pacchetto turistico convenuto dalle parti
è ammessa solo quando sia stata espressamente prevista nel contratto, anche con la
definizione delle modalità di calcolo, in conseguenza della variazione del costo del
trasporto, del carburante, dei diritti e delle tasse quali quelle di atterraggio, di sbarco o
imbarco nei porti o negli aeroporti, del tasso di cambio applicato. I costi devono essere
adeguatamente documentati dal venditore.
2. La revisione al rialzo non può in ogni caso essere superiore al dieci per cento del prezzo
nel suo originario ammontare.
3. Quando l’aumento del prezzo supera la percentuale di cui al comma 2, l’acquirente può
recedere dal contratto, previo rimborso delle somme già versate alla controparte.
4. Il prezzo non può in ogni caso essere aumentato nei venti giorni che precedono la
partenza.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Modifiche delle condizioni contrattuali
Art. 91.
[1. Prima della partenza l’organizzatore o il venditore che abbia necessità di modificare in
modo significativo uno o più elementi del contratto, ne dà immediato avviso in forma
scritta al consumatore, indicando il tipo di modifica e la variazione del prezzo che ne
consegue, ai sensi dell’articolo 90.
2. Ove non accetti la proposta di modifica di cui al comma 1, il consumatore può recedere,
senza pagamento di penali, ed ha diritto a quanto previsto nell’articolo 92.
3. Il consumatore comunica la propria scelta all’organizzatore o al venditore entro due
giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto l’avviso indicato al comma 2.
4. Dopo la partenza, quando una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non può
essere effettuata, l’organizzatore predispone adeguate soluzioni alternative per la
prosecuzione del viaggio programmato non comportanti oneri di qualsiasi tipo a carico del
consumatore, oppure rimborsa quest’ultimo nei limiti della differenza tra le prestazioni
originariamente previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento del danno.
5. Se non è possibile alcuna soluzione alternativa o il consumatore non l’accetta per un
giustificato motivo, l’organizzatore gli mette a disposizione un mezzo di trasporto
equivalente per il ritorno al luogo di partenza o ad altro luogo convenuto, e gli restituisce
la differenza tra il costo delle prestazioni previste e quello delle prestazioni effettuate fino
al momento del rientro anticipato.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Diritti del consumatore in caso di recesso o annullamento del
servizio
Art. 92.
[1. Quando il consumatore recede dal contratto nei casi previsti dagli articoli 90 e 91, o il
pacchetto turistico viene cancellato prima della partenza per qualsiasi motivo, tranne che
per colpa del consumatore, questi ha diritto di usufruire di un altro pacchetto turistico di
qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo, o di un pacchetto turistico
qualitativamente inferiore previa restituzione della differenza del prezzo, oppure gli è
rimborsata, entro sette giorni lavorativi dal momento del recesso o della cancellazione, la
somma di danaro già corrisposta.
2. Nei casi previsti dal comma 1 il consumatore ha diritto ad essere risarcito di ogni
ulteriore danno dipendente dalla mancata esecuzione del contratto.
3. Il comma 2 non si applica quando la cancellazione del pacchetto turistico dipende dal
mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti eventualmente richiesto ed il
consumatore sia stato informato in forma scritta almeno venti giorni prima della data
prevista per la partenza, oppure da causa di forza maggiore, escluso in ogni caso l’eccesso
di prenotazioni.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Mancato o inesatto adempimento
Art. 93.
[1. Fermi restando gli obblighi previsti dall’articolo precedente, in caso di mancato o
inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico,
l’organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive
responsabilità, se non provano che il mancato o inesatto adempimento è stato
determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.
2. L’organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque
tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro
confronti.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Responsabilità per danni alla persona (1)
Art. 94.
[ 1. Il danno derivante alla persona dall’inadempimento o dall’inesatta esecuzione delle
prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico è risarcibile secondo le norme
stabilite dalle convenzioni internazionali che disciplinano la materia, di cui sono parte
l’Italia o l’Unione europea, così come recepite nell’ordinamento italiano.
2. Il diritto al risarcimento del danno derivante alla persona dall’inadempimento o
dall’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico si
prescrive in tre anni dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza, salvo il
termine di diciotto o dodici mesi per quanto attiene all’inadempimento di prestazioni di
trasporto comprese nel pacchetto turistico per le quali si applica l’articolo 2951 del codice
civile.
3. È nullo ogni accordo che stabilisca limiti di risarcimento per i danni di cui al comma 1.]
(2)
(1) Articolo sostituito dall’articolo 14 del D.Lgs. 15 marzo 2006, n. 151.
(2) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Responsabilità per danni diversi da quelli alla persona
Art. 95.
[1. Le parti contraenti possono convenire in forma scritta, fatta salva in ogni caso
l’applicazione degli articoli 1341 del codice civile e degli articoli da 33 a 37 del codice,
limitazioni al risarcimento del danno, diverso dal danno alla persona, derivante
dall’inadempimento o dall’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del
pacchetto turistico.
2. La limitazione di cui al comma 1 non può essere, a pena di nullità, comunque inferiore a
quanto previsto dall’articolo 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di
viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva dalla legge 27
dicembre 1977, n. 1084 (1).
3. In assenza di specifica pattuizione, il risarcimento del danno è ammesso nei limiti
previsti dall’articolo 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio
(C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva dalladalla legge 27 dicembre
1977, n. 1084 , e dagli articoli dal 1783 al 1786 del codice civile(1).
4. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno dal rientro del viaggiatore nel
luogo della partenza.] (2)
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio, n. 2.
(2) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Esonero di responsabilità
Art. 96.
[1. L’organizzatore ed il venditore sono esonerati dalla responsabilità di cui agli articoli 94
e 95, quando la mancata o inesatta esecuzione del contratto è imputabile al consumatore
o è dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da un caso
fortuito o di forza maggiore.
2. L’organizzatore o il venditore apprestano con sollecitudine ogni rimedio utile al soccorso
del consumatore al fine di consentirgli la prosecuzione del viaggio, salvo in ogni caso il
diritto al risarcimento del danno nel caso in cui l’inesatto adempimento del contratto sia a
questo ultimo imputabile.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Diritto di surrogazione
Art. 97.
[1. L’organizzatore o il venditore che hanno risarcito il consumatore sono surrogati in tutti
i diritti e azioni di quest’ultimo verso i terzi responsabili.
2. Il consumatore fornisce all’organizzatore o al venditore tutti i documenti, le informazioni
e gli elementi in suo possesso utili per l’esercizio del diritto di surroga.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Reclamo
Art. 98.
[1. Ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal consumatore
senza ritardo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi
pongano tempestivamente rimedio.
2. Il consumatore può altresì sporgere reclamo mediante l’invio di una raccomandata, con
avviso di ricevimento, all’organizzatore o al venditore, entro e non oltre dieci giorni
lavorativi dalla data del rientro nel luogo di partenza.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Assicurazione
Art. 99.
[1. L’organizzatore e il venditore devono essere coperti dall’assicurazione per la
responsabilità civile verso il consumatore per il risarcimento dei danni di cui agli articoli 94
e 95.
2. È fatta salva la facoltà di stipulare polizze assicurative di assistenza al turista.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
Fondo di garanzia
Art. 100.
[1. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondo nazionale di garanzia,
per consentire, in caso di insolvenza o di fallimento del venditore o dell’organizzatore, il
rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi all’estero,
nonché per fornire una immediata disponibilità economica in caso di rientro forzato di
turisti da Paesi extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno al
comportamento dell’organizzatore (1).
2. Il fondo è alimentato annualmente da una quota pari al due per cento dell’ammontare
del premio delle polizze di assicurazione obbligatoria di cui all’articolo 99, che è versata
all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata, con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, al fondo di cui al comma 1.
3. Il fondo interviene, per le finalità di cui al comma 1, nei limiti dell’importo
corrispondente alla quota così come determinata ai sensi del comma 2.
3-bis. Le istanze di rimborso al fondo non sono soggette ad alcun termine di decadenza
(2).
4. Il fondo potrà avvalersi del diritto di rivalsa nei confronti del soggetto inadempiente.
5. Le modalità di gestione e di funzionamento del fondo sono determinate con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e
con il Ministro dell’economia e delle finanze . Fino alla data di entrata in vigore del decreto
di cui al presente comma, restano in vigore le disposizioni di cui al decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato 23 luglio 1999, n. 349 (1).] (3)
(1) Comma modificato dall’articolo 12 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma inserito dall’articolo 15, comma 2, della legge 18 giugno 2009, n. 69
(3) Articolo abrogato dall’articolo 3, comma 1, lettera m), del D.Lgs. 23 maggio 2011, n.
79.
TITOLO V
EROGAZIONE DI SERVIZI PUBBLICI
Capo I
Servizi pubblici
Norma di rinvio
Art. 101.
1. Lo Stato e le regioni, nell’ambito delle rispettive competenze, garantiscono i diritti degli
utenti dei servizi pubblici attraverso la concreta e corretta attuazione dei principi e dei
criteri previsti della normativa vigente in materia.
2. Il rapporto di utenza deve svolgersi nel rispetto di standard di qualità predeterminati e
adeguatamente resi pubblici.
3. Agli utenti è garantita, attraverso forme rappresentative, la partecipazione alle
procedure di definizione e di valutazione degli standard di qualità previsti dalle leggi.
4. La legge stabilisce per determinati enti erogatori di servizi pubblici l’obbligo di adottare,
attraverso specifici meccanismi di attuazione diversificati in relazione ai settori, apposite
carte dei servizi.
PARTE IV
SICUREZZA E QUALITA’
TITOLO I
SICUREZZA DEI PRODOTTI
Finalità e campo di applicazione
Art. 102.
1. Il presente titolo intende garantire che i prodotti immessi sul mercato ovvero in libera
pratica siano sicuri.
2. Le disposizioni del presente titolo si applicano a tutti i prodotti definiti all’articolo 103,
comma 1, lettera a). Ciascuna delle sue disposizioni si applica laddove non esistono,
nell’ambito della normativa vigente, disposizioni specifiche aventi come obiettivo la
sicurezza dei prodotti.
3. Se taluni prodotti sono soggetti a requisiti di sicurezza prescritti da normativa
comunitaria, le disposizioni del presente titolo si applicano unicamente per gli aspetti ed i
rischi o le categorie di rischio non soggetti a tali requisiti.
4. Ai prodotti di cui al comma 3 non si applicano l’articolo 103, comma 1, lettere b) e c), e
gli articoli 104 e 105.
5. Ai prodotti di cui al comma 3 si applicano gli articoli da 104 a 108 se sugli aspetti
disciplinati da tali articoli non esistono disposizioni specifiche riguardanti lo stesso
obiettivo.
6. Le disposizioni del presente titolo non si applicano ai prodotti alimentari di cui al
regolamento (CE) n. 178/2002, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio
2002.
Definizioni
Art. 103.
1. Ai fini del presente titolo si intende per:
a) prodotto sicuro: qualsiasi prodotto, come definito all’articolo 3, comma 1, lettera e),
che, in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, compresa la durata e, se
del caso, la messa in servizio, l’installazione e la manutenzione, non presenti alcun rischio
oppure presenti unicamente rischi minimi, compatibili con l’impiego del prodotto e
considerati accettabili nell’osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della
sicurezza delle persone in funzione, in particolare, dei seguenti elementi:
1) delle caratteristiche del prodotto, in particolare la sua composizione, il suo imballaggio,
le modalità del suo assemblaggio e, se del caso, della sua installazione e manutenzione;
2) dell’effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia ragionevolmente prevedibile
l’utilizzazione del primo con i secondi;
3) della presentazione del prodotto, della sua etichettatura, delle eventuali avvertenze e
istruzioni per il suo uso e la sua eliminazione, nonché di qualsiasi altra indicazione o
informazione relativa al prodotto;
4) delle categorie di consumatori che si trovano in condizione di rischio nell’utilizzazione
del prodotto, in particolare dei minori e degli anziani;
b) prodotto pericoloso: qualsiasi prodotto che non risponda alla definizione di prodotto
sicuro di cui alla lettera a);
c) rischio grave: qualsiasi rischio grave compreso quello i cui effetti non sono immediati,
che richiede un intervento rapido delle autorità pubbliche;
d) produttore: il fabbricante del prodotto stabilito nella Comunità e qualsiasi altra persona
che si presenti come fabbricante apponendo sul prodotto il proprio nome, il proprio
marchio o un altro segno distintivo, o colui che rimette a nuovo il prodotto; il
rappresentante del fabbricante se quest’ultimo non è stabilito nella Comunità o, qualora
non vi sia un rappresentante stabilito nella Comunità, l’importatore del prodotto; gli altri
operatori professionali della catena di commercializzazione nella misura in cui la loro
attività possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti;
e) distributore: qualsiasi operatore professionale della catena di commercializzazione, la
cui attività non incide sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti;
f) richiamo: le misure volte ad ottenere la restituzione di un prodotto pericoloso che il
fabbricante o il distributore ha già fornito o reso disponibile ai consumatori;
g) ritiro: qualsiasi misura volta a impedire la distribuzione e l’esposizione di un prodotto
pericoloso, nonché la sua offerta al consumatore.
2. La possibilità di raggiungere un livello di sicurezza superiore o di procurarsi altri
prodotti che presentano un rischio minore non costituisce un motivo sufficiente per
considerare un prodotto come non sicuro o pericoloso.
Obblighi del produttore e del distributore
Art. 104.
1. Il produttore immette sul mercato solo prodotti sicuri.
2. Il produttore fornisce al consumatore tutte le informazioni utili alla valutazione e alla
prevenzione dei rischi derivanti dall’uso normale o ragionevolmente prevedibile del
prodotto, se non sono immediatamente percettibili senza adeguate avvertenze, e alla
prevenzione contro detti rischi. La presenza di tali avvertenze non esenta, comunque, dal
rispetto degli altri obblighi previsti nel presente titolo.
3. Il produttore adotta misure proporzionate in funzione delle caratteristiche del prodotto
fornito per consentire al consumatore di essere informato sui rischi connessi al suo uso e
per intraprendere le iniziative opportune per evitare tali rischi, compresi il ritiro del
prodotto dal mercato, il richiamo e l’informazione appropriata ed efficace dei consumatori.
4. Le misure di cui al comma 3 comprendono:
a) l’indicazione in base al prodotto o al suo imballaggio, dell’identità e degli estremi del
produttore; il riferimento al tipo di prodotto o, eventualmente, alla partita di prodotti di cui
fa parte, salva l’omissione di tale indicazione nei casi in cui sia giustificata;
b) i controlli a campione sui prodotti commercializzati, l’esame dei reclami e, se del caso,
la tenuta di un registro degli stessi, nonché l’informazione ai distributori in merito a tale
sorveglianza.
5. Le misure di ritiro, di richiamo e di informazione al consumatore, previste al comma 3,
hanno luogo su base volontaria o su richiesta delle competenti autorità a norma
dell’articolo 107. Il richiamo interviene quando altre azioni non siano sufficienti a prevenire
i rischi del caso, ovvero quando i produttori lo ritengano necessario o vi siano tenuti in
seguito a provvedimenti dell’autorità competente.
6. Il distributore deve agire con diligenza nell’esercizio della sua attività per contribuire a
garantire l’immissione sul mercato di prodotti sicuri; in particolare è tenuto:
a) a non fornire prodotti di cui conosce o avrebbe dovuto conoscere la pericolosità in base
alle informazioni in suo possesso e nella sua qualità di operatore professionale;
b) a partecipare al controllo di sicurezza del prodotto immesso sul mercato, trasmettendo
le informazioni concernenti i rischi del prodotto al produttore e alle autorità competenti
per le azioni di rispettiva competenza;
c) a collaborare alle azioni intraprese di cui alla lettera b), conservando e fornendo la
documentazione idonea a rintracciare l’origine dei prodotti per un periodo di dieci anni
dalla data di cessione al consumatore finale.
7. Qualora i produttori e i distributori sappiano o debbano sapere, sulla base delle
informazioni in loro possesso e in quanto operatori professionali, che un prodotto da loro
immesso sul mercato o altrimenti fornito al consumatore presenta per il consumatore
stesso rischi incompatibili con l’obbligo generale di sicurezza, informano immediatamente
le amministrazioni competenti, di cui all’articolo 106, comma 1, precisando le azioni
intraprese per prevenire i rischi per i consumatori.
8. In caso di rischio grave, le informazioni da fornire comprendono almeno:
a) elementi specifici che consentano una precisa identificazione del prodotto o del lotto di
prodotti in questione;
b) una descrizione completa del rischio presentato dai prodotti interessati;
c) tutte le informazioni disponibili che consentono di rintracciare il prodotto;
d) una descrizione dei provvedimenti adottati per prevenire i rischi per i consumatori.
9. Nei limiti delle rispettive attività, produttori e distributori collaborano con le Autorità
competenti, ove richiesto dalle medesime, in ordine alle azioni intraprese per evitare i
rischi presentati dai prodotti che essi forniscono o hanno fornito.
Presunzione e valutazione di sicurezza
Art. 105.
1. In mancanza di specifiche disposizioni comunitarie che disciplinano gli aspetti di
sicurezza, un prodotto si presume sicuro quando è conforme alla legislazione vigente nello
Stato membro in cui il prodotto stesso è commercializzato e con riferimento ai requisiti cui
deve rispondere sul piano sanitario e della sicurezza.
2. Si presume che un prodotto sia sicuro, per quanto concerne i rischi e le categorie di
rischi disciplinati dalla normativa nazionale, quando è conforme alle norme nazionali non
cogenti che recepiscono le norme europee i cui riferimenti sono stati pubblicati dalla
Commissione europea nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee a norma dell’articolo
4 della direttiva 2001/95/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre
2001.
3. In assenza delle norme di cui ai commi 1 e 2, la sicurezza del prodotto è valutata in
base alle norme nazionali non cogenti che recepiscono norme europee, alle norme in
vigore nello Stato membro in cui il prodotto è commercializzato, alle raccomandazioni
della Commissione europea relative ad orientamenti sulla valutazione della sicurezza dei
prodotti, ai codici di buona condotta in materia di sicurezza vigenti nel settore interessato,
agli ultimi ritrovati della tecnica, al livello di sicurezza che i consumatori possono
ragionevolmente attendersi.
4. Fatte salve le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, le Autorità competenti adottano le
misure necessarie per limitare o impedire l’immissione sul mercato o chiedere il ritiro o il
richiamo dal mercato del prodotto, se questo si rivela, nonostante la conformità,
pericoloso per la salute e la sicurezza del consumatore.
Procedure di consultazione e coordinamento
Art. 106.
1. I Ministeri delle attività produttive, della salute, del lavoro e delle politiche sociali,
dell’interno, dell’economia e delle finanze, delle infrastrutture e trasporti, nonché le altre
amministrazioni pubbliche di volta in volta competenti per materia alla effettuazione dei
controlli di cui all’articolo 107, provvedono, nell’ambito delle ordinarie disponibilità di
bilancio e secondo le rispettive competenze, alla realizzazione di un sistema di scambio
rapido di informazioni mediante un adeguato supporto informativo operante in via
telematica, anche attraverso il Sistema pubblico di connettività, in conformità alle
prescrizioni stabilite in sede comunitaria che consenta anche l’archiviazione e la diffusione
delle informazioni.
2. I criteri per il coordinamento dei controlli previsti dall’articolo 107 sono stabiliti in una
apposita conferenza di servizi fra i competenti uffici dei Ministeri e delle amministrazioni di
cui al comma 1, convocata almeno due volte l’anno dal Ministro delle attività produttive;
alla conferenza partecipano anche il Ministro della giustizia e le altre amministrazioni di cui
al comma 1 di volta in volta competenti per materia.
3. La conferenza di cui al comma 2, tiene conto anche dei dati raccolti ed elaborati
nell’ambito del sistema comunitario di informazione sugli incidenti domestici e del tempo
libero.
4. Alla conferenza di cui al comma 2, possono presentare osservazioni gli organismi di
categoria della produzione e della distribuzione, nonché le associazioni di tutela degli
interessi dei consumatori e degli utenti iscritte all’elenco di cui all’articolo 137, secondo
modalità definite dalla conferenza medesima.
Controlli
Art. 107.
1. Le amministrazioni di cui all’articolo 106, comma 1, controllano che i prodotti immessi
sul mercato siano sicuri. Il Ministero delle attività produttive comunica alla Commissione
europea l’elenco delle amministrazioni di cui al periodo che precede, nonché degli uffici e
degli organi di cui esse si avvalgono, aggiornato annualmente su indicazione delle
amministrazioni stesse.
2. Le amministrazioni di cui all’articolo 106 possono adottare tra l’altro le misure seguenti:
a) per qualsiasi prodotto:
1) disporre, anche dopo che un prodotto è stato immesso sul mercato come prodotto
sicuro, adeguate verifiche delle sue caratteristiche di sicurezza fino allo stadio dell’utilizzo
o del consumo, anche procedendo ad ispezioni presso gli stabilimenti di produzione e di
confezionamento, presso i magazzini di stoccaggio e presso i magazzini di vendita;
2) esigere tutte le informazioni necessarie dalle parti interessate;
3) prelevare campioni di prodotti per sottoporli a prove ed analisi volte ad accertare la
sicurezza, redigendone processo verbale di cui deve essere rilasciata copia agli interessati;
b) per qualsiasi prodotto che possa presentare rischi in determinate condizioni:
1) richiedere l’apposizione sul prodotto, in lingua italiana, di adeguate avvertenze sui
rischi che esso può presentare, redatte in modo chiaro e facilmente comprensibile;
2) sottoporne l’immissione sul mercato a condizioni preventive, in modo da renderlo
sicuro;
c) per qualsiasi prodotto che possa presentare rischi per determinati soggetti:
1) disporre che tali soggetti siano avvertiti tempestivamente ed in una forma adeguata di
tale rischio, anche mediante la pubblicazione di avvisi specifici;
d) per qualsiasi prodotto che può essere pericoloso:
1) vietare, per il tempo necessario allo svolgimento dei controlli, delle verifiche o degli
accertamenti sulla sicurezza del prodotto, di fornirlo, di proporne la fornitura o di esporlo;
2) disporre, entro un termine perentorio, l’adeguamento del prodotto o di un lotto di
prodotti già commercializzati agli obblighi di sicurezza previsti dal presente titolo, qualora
non vi sia un rischio imminente per la salute e l’incolumità pubblica;
e) per qualsiasi prodotto pericoloso:
1) vietarne l’immissione sul mercato e adottare le misure necessarie a garantire
l’osservanza del divieto;
f) per qualsiasi prodotto pericoloso già immesso sul mercato rispetto al quale l’azione già
intrapresa dai produttori e dai distributori sia insoddisfacente o insufficiente:
1) ordinare o organizzare il suo ritiro effettivo e immediato e l’informazione dei
consumatori circa i rischi da esso presentati. I costi relativi sono posti a carico del
produttore e, ove ciò non sia in tutto o in parte possibile, a carico del distributore;
2) ordinare o coordinare o, se del caso, organizzare con i produttori e i distributori, il suo
richiamo anche dai consumatori e la sua distruzione in condizioni opportune. I costi relativi
sono posti a carico dei produttori e dei distributori.
3. Nel caso di prodotti che presentano un rischio grave le amministrazioni di cui all’articolo
106 intraprendono le azioni necessarie per applicare, con la dovuta celerità, opportune
misure analoghe a quelle previste al comma 2, lettere da b) a f), tenendo conto delle
linee-guida che riguardano la gestione del RAPEX di cui all’allegato II.
4. Le amministrazioni competenti quando adottano misure analoghe a quelle di cui al
comma 2 ed in particolare a quelle di cui alle lettere d), e) e f), tenendo conto del
principio di precauzione, agiscono nel rispetto del Trattato istitutivo della Comunità
europea, in particolare degli articoli 28 e 30, per attuarle in modo proporzionato alla
gravità del rischio.
5. Le amministrazioni competenti, nell’ambito delle misure adottate sulla base del
principio di precauzione e, senza maggiori oneri per la finanza pubblica, incoraggiano e
favoriscono l’azione volontaria dei produttori e dei distributori di adeguamento agli
obblighi imposti dal presente titolo, anche mediante l’eventuale elaborazione di codici di
buona condotta ed accordi con le categorie di settore.
6. Per le finalità di cui al presente titolo e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, le
amministrazioni di cui all’articolo 106, comma 1, si avvalgono della collaborazione
dell’Agenzia delle dogane e della Guardia di finanza, le quali hanno accesso al sistema di
scambio rapido delle informazioni gestite dal sistema RAPEX, di cui all’allegato II, ed
agiscono secondo le norme e le facoltà ad esse attribuite dall’ordinamento.
7. Le misure di cui al presente articolo possono riguardare, rispettivamente:
a) il produttore;
b) il distributore, e, in particolare, il responsabile della prima immissione in commercio;
c) qualsiasi altro detentore del prodotto, qualora ciò sia necessario al fine di collaborare
alle azioni intraprese per evitare i rischi derivanti dal prodotto stesso.
8. Per armonizzare l’attività di controllo derivante dal presente titolo con quella attuata
per i prodotti per i quali gli obblighi di sicurezza sono disciplinati dalla normativa
antincendio, il Ministero dell’interno si avvale, per gli aspetti di coordinamento, del proprio
Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile-direzione
centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,
nonché degli organi periferici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per gli interventi sul
territorio, nell’ambito delle dotazioni organiche esistenti e, comunque, senza oneri
aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
9. Il Ministero della salute, ai fini degli adempimenti comunitari derivanti dalle norme sulla
sicurezza dei prodotti e dal presente titolo, si avvale anche dei propri uffici di sanità
marittima, aerea e di frontiera nell’ambito delle dotazioni organiche esistenti e, comunque,
senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
10. Fatti salvi gli obblighi previsti dalla normativa vigente, i soggetti di cui al comma 1
sono tenuti a non divulgare le informazioni acquisite che, per loro natura, sono coperte dal
segreto professionale, a meno che la loro divulgazione sia necessaria alla tutela della
salute o della pubblica o privata incolumità.
Disposizioni procedurali
Art. 108.
1. Il provvedimento adottato ai sensi dell’articolo 107 che limita l’immissione sul mercato
di un prodotto o ne dispone il ritiro o il richiamo, deve essere adeguatamente motivato,
con l’indicazione dei termini e delle Autorità competenti cui è possibile ricorrere e deve
essere notificato entro sette giorni dall’adozione.
2. Fatti salvi i casi di grave o immediato pericolo per la salute o per la pubblica o privata
incolumità, prima dell’adozione delle misure di cui all’articolo 107, commi 2 e 3, agli
interessati deve essere consentito di partecipare alla fase del procedimento
amministrativo e di presenziare agli accertamenti riguardanti i propri prodotti, in base agli
articoli 7 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241; in particolare, gli interessati
possono presentare all’Autorità competente osservazioni scritte e documenti.
3. Gli interessati possono presentare osservazioni scritte anche in seguito all’emanazione
del provvedimento, anche quando, a causa dell’urgenza della misura da adottare, non
hanno potuto partecipare al procedimento.
3-bis. La procedura istruttoria per l’adozione dei provvedimenti emanati ai sensi
dell’articolo 107, e’ stabilita con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dell’Amministrazione competente, in
modo da garantire il contraddittorio, la piena cognizione degli atti e la verbalizzazione (1).
(1) Comma aggiunto dall’articolo 13 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Sorveglianza del mercato
Art. 109.
1. Per esercitare un’efficace sorveglianza del mercato, volta a garantire un elevato livello
di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori, le amministrazioni di cui
all’articolo 106, anche indipendentemente dalla conferenza di servizi, assicurano:
a) l’istituzione, l’aggiornamento periodico e l’esecuzione di programmi settoriali di
sorveglianza per categorie di prodotti o di rischi, nonché il monitoraggio delle attività di
sorveglianza, delle osservazioni e dei risultati;
b) l’aggiornamento delle conoscenze scientifiche e tecniche relative alla sicurezza dei
prodotti;
c) esami e valutazioni periodiche del funzionamento delle attività di controllo e della loro
efficacia, come pure, se del caso, la revisione dei metodi dell’organizzazione della
sorveglianza messa in opera.
2. Le Amministrazioni di cui all’articolo 106 assicurano, altresì, la gestione dei reclami
presentati dai consumatori e dagli altri interessati con riguardo alla sicurezza dei prodotti
e alle attività di controllo e sorveglianza. Le modalità operative di cui al presente comma
vengono concordate in sede di conferenza di servizi.
3. Le strutture amministrative competenti a svolgere l’attività di cui al comma 2 vanno
rese note in sede di conferenza di servizi convocata dopo la data di entrata in vigore del
codice. In quella sede sono definite le modalità per informare i consumatori e le altre parti
interessate delle procedure di reclamo.
4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica.
Notificazione e scambio di informazioni
Art. 110.
1. Il Ministero delle attività produttive notifica alla Commissione europea, precisando le
ragioni che li hanno motivati, i provvedimenti di cui all’articolo 107, commi 2, lettere b),
c), d), e) e f), e 3, nonché eventuali modifiche e revoche, fatta salva l’eventuale
normativa comunitaria specifica vigente sulla procedura di notifica.
2. I provvedimenti, anche concordati con produttori e distributori, adottati per limitare o
sottoporre a particolari condizioni la commercializzazione o l’uso di prodotti che
presentano un rischio grave per i consumatori, vanno notificati alla Commissione europea
secondo le prescrizioni del sistema RAPEX, tenendo conto dell’allegato II della direttiva
2001/95/CE, di cui all’allegato II.
3. Se il provvedimento adottato riguarda un rischio che si ritiene limitato al territorio
nazionale, il Ministero delle attività produttive procede, anche su richiesta delle altre
amministrazioni competenti, alla notifica alla Commissione europea qualora il
provvedimento contenga informazioni suscettibili di presentare un interesse, quanto alla
sicurezza dei prodotti, per gli altri Stati membri, in particolare se tale provvedimento
risponde ad un rischio nuovo, non ancora segnalato in altre notifiche.
4. Ai fini degli adempimenti di cui al comma 1, i provvedimenti adottati dalle
amministrazioni competenti di cui all’articolo 106 devono essere comunicati
tempestivamente al Ministero delle attività produttive; analoga comunicazione deve essere
data a cura delle cancellerie ovvero delle segreterie degli organi giurisdizionali,
relativamente ai provvedimenti, sia a carattere provvisorio, sia a carattere definitivo,
emanati dagli stessi nell’ambito degli interventi di competenza.
5. Il Ministero delle attività produttive comunica all’amministrazione competente le
decisioni eventualmente adottate dalla Commissione europea relativamente a prodotti che
presentano un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori in diversi Stati
membri e che quindi necessitano, entro un termine di venti giorni, dell’adozione di
provvedimenti idonei. È fatto salvo il rispetto del termine eventualmente inferiore previsto
nella decisione della Commissione europea.
6. Le Autorità competenti assicurano alle parti interessate la possibilità di esprimere entro
un mese dall’adozione della decisione di cui al comma 5, pareri ed osservazioni per il
successivo inoltro alla Commissione.
7. Sono vietate le esportazioni al di fuori dell’Unione europea di prodotti pericolosi oggetto
di una decisione di cui al comma 5, a meno che la decisione non disponga diversamente.
Responsabilità del produttore
Art. 111.
1. Sono fatte salve le disposizioni di cui al titolo secondo in materia di responsabilità per
danno da prodotti difettosi.
Sanzioni
Art. 112.
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il produttore o il distributore che immette
sul mercato prodotti pericolosi in violazione del divieto di cui all’articolo 107, comma 2,
lettera e), è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da 10.000 euro
a 50.000 euro.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il produttore che immette sul mercato
prodotti pericolosi, è punito con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da 10.000 euro
a 50.000 euro.
3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il produttore o il distributore che non
ottempera ai provvedimenti emanati a norma dell’articolo 107, comma 2, lettere b),
numeri 1) e 2), c) e d), numeri 1) e 2), è punito con l’ammenda da 10.000 euro a 25.000
euro.
4. Il produttore o il distributore che non assicura la dovuta collaborazione ai fini dello
svolgimento delle attività di cui all’articolo 107, comma 2, lettera a), è soggetto alla
sanzione amministrativa da 2.500 euro a 40.000 euro.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, il produttore che violi le disposizioni di cui all’articolo
104, commi 2, 3, 5, 7, 8 e 9, ed il distributore che violi le disposizioni di cui al medesimo
art. 104, commi 6, 7, 8 e 9, sono soggetti ad una sanzione amministrativa compresa fra
1.500 euro e 30.000 euro.
Rinvio
Art. 113.
1. Sono fatte salve le specifiche norme di settore che, con riferimento a particolari
categorie merceologiche, obbligano a specifici standard di sicurezza.
2. Sono fatte salve le disposizioni regionali che disciplinano i controlli di competenza.
TITOLO II
RESPONSABILITA PER DANNO DA PRODOTTI DIFETTOSI
Responsabilità del produttore
Art. 114.
1. Il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto.
Prodotto e produttore (1)
Art. 115.
1. Prodotto, ai fini del presente titolo, è ogni bene mobile, anche se incorporato in altro
bene mobile o immobile.
2. Si considera prodotto anche l’elettricità.
2-bis. Produttore, ai fini del presente titolo, e’ il fabbricante del prodotto finito o di una sua
componente, il produttore della materia prima, nonche’, per i prodotti agricoli del suolo e
per quelli dell’allevamento, della pesca e della caccia, rispettivamente l’agricoltore,
l’allevatore, il pescatore ed il cacciatore (2).
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 14 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma aggiunto dall’articolo 14 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Responsabilità del fornitore
Art. 116.
1. Quando il produttore non sia individuato, è sottoposto alla stessa responsabilità il
fornitore che abbia distribuito il prodotto nell’esercizio di un’attività commerciale, se ha
omesso di comunicare al danneggiato, entro il termine di tre mesi dalla richiesta, l’identità
e il domicilio del produttore o della persona che gli ha fornito il prodotto.
2. La richiesta deve essere fatta per iscritto e deve indicare il prodotto che ha cagionato il
danno, il luogo e, con ragionevole approssimazione, la data dell’acquisto; deve inoltre
contenere l’offerta in visione del prodotto, se ancora esistente.
3. Se la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio non è stata preceduta dalla richiesta
prevista dal comma 2, il convenuto può effettuare la comunicazione entro i tre mesi
successivi.
4. In ogni caso, su istanza del fornitore presentata alla prima udienza del giudizio di primo
grado, il giudice, se le circostanze lo giustificano, può fissare un ulteriore termine non
superiore a tre mesi per la comunicazione prevista dal comma 1.
5. Il terzo indicato come produttore o precedente fornitore può essere chiamato nel
processo a norma dell’articolo 106 del codice di procedura civile e il fornitore convenuto
può essere estromesso, se la persona indicata comparisce e non contesta l’indicazione.
Nell’ipotesi prevista dal comma 3, il convenuto può chiedere la condanna dell’attore al
rimborso delle spese cagionategli dalla chiamata in giudizio.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano al prodotto importato nella Unione
europea, quando non sia individuato l’importatore, anche se sia noto il produttore.
Prodotto difettoso
Art. 117.
1. Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente
attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui:
a) il modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue
caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite;
b) l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che,
in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere;
c) il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.
2. Un prodotto non può essere considerato difettoso per il solo fatto che un prodotto più
perfezionato sia stato in qualunque tempo messo in commercio.
3. Un prodotto è difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri
esemplari della medesima serie.
Esclusione della responsabilità
Art. 118.
1. La responsabilità è esclusa:
a) se il produttore non ha messo il prodotto in circolazione;
b) se il difetto che ha cagionato il danno non esisteva quando il produttore ha messo il
prodotto in circolazione;
c) se il produttore non ha fabbricato il prodotto per la vendita o per qualsiasi altra forma di
distribuzione a titolo oneroso, nè lo ha fabbricato o distribuito nell’esercizio della sua
attività professionale;
d) se il difetto è dovuto alla conformità del prodotto a una norma giuridica imperativa o a
un provvedimento vincolante;
e) se lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche, al momento in cui il produttore ha
messo in circolazione il prodotto, non permetteva ancora di considerare il prodotto come
difettoso;
f) nel caso del produttore o fornitore di una parte componente o di una materia prima, se
il difetto è interamente dovuto alla concezione del prodotto in cui è stata incorporata la
parte o materia prima o alla conformità di questa alle istruzioni date dal produttore che la
ha utilizzata.
Messa in circolazione del prodotto
Art. 119.
1. Il prodotto è messo in circolazione quando sia consegnato all’acquirente, all’utilizzatore,
o a un ausiliario di questi, anche in visione o in prova.
2. La messa in circolazione avviene anche mediante la consegna al vettore o allo
spedizioniere per l’invio all’acquirente o all’utilizzatore.
3. La responsabilità non è esclusa se la messa in circolazione dipende da vendita forzata,
salvo che il debitore abbia segnalato specificamente il difetto con dichiarazione resa
all’ufficiale giudiziario all’atto del pignoramento o con atto notificato al creditore
procedente e depositato presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione entro quindici
giorni dal pignoramento stesso.
Prova
Art. 120.
1. Il danneggiato deve provare il difetto, il danno, e la connessione causale tra difetto e
danno.
2. Il produttore deve provare i fatti che possono escludere la responsabilità secondo le
disposizioni dell’articolo 118. Ai fini dell’esclusione da responsabilità prevista nell’articolo
118, comma 1, lettera b), è sufficiente dimostrare che, tenuto conto delle circostanze, è
probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto è stato messo
in circolazione.
3. Se è verosimile che il danno sia stato causato da un difetto del prodotto, il giudice può
ordinare che le spese della consulenza tecnica siano anticipate dal produttore.
Pluralità di responsabili
Art. 121.
1. Se più persone sono responsabili del medesimo danno, tutte sono obbligate in solido al
risarcimento.
2. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro gli altri nella misura determinata dalle
dimensioni del rischio riferibile a ciascuno, dalla gravità delle eventuali colpe e dalla entità
delle conseguenze che ne sono derivate. Nel dubbio la ripartizione avviene in parti uguali.
Colpa del danneggiato
Art. 122.
1. Nelle ipotesi di concorso del fatto colposo del danneggiato il risarcimento si valuta
secondo le disposizioni dell’articolo 1227 del codice civile.
2. Il risarcimento non è dovuto quando il danneggiato sia stato consapevole del difetto del
prodotto e del pericolo che ne derivava e nondimeno vi si sia volontariamente esposto.
3. Nell’ipotesi di danno a cosa, la colpa del detentore di questa è parificata alla colpa del
danneggiato.
Danno risarcibile
Art. 123.
1. È risarcibile in base alle disposizioni del presente titolo:
a) il danno cagionato dalla morte o da lesioni personali;
b) la distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal prodotto difettoso, purché di
tipo normalmente destinato all’uso o consumo privato e così principalmente utilizzata dal
danneggiato.
2. Il danno a cose è risarcibile solo nella misura che ecceda la somma di euro
trecentottantasette.
Clausole di esonero da responsabilità
Art. 124.
1. È nullo qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente, nei confronti del
danneggiato, la responsabilità prevista dal presente titolo.
Prescrizione
Art. 125.
1. Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni dal giorno in cui il danneggiato ha avuto
o avrebbe dovuto avere conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del responsabile.
2. Nel caso di aggravamento del danno, la prescrizione non comincia a decorrere prima
del giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza di un danno
di gravità sufficiente a giustificare l’esercizio di un’azione giudiziaria.
Decadenza
Art. 126.
1. Il diritto al risarcimento si estingue alla scadenza di dieci anni dal giorno in cui il
produttore o l’importatore nella Unione europea ha messo in circolazione il prodotto che
ha cagionato il danno.
2. La decadenza è impedita solo dalla domanda giudiziale, salvo che il processo si
estingua, dalla domanda di ammissione del credito in una procedura concorsuale o dal
riconoscimento del diritto da parte del responsabile.
3. L’atto che impedisce la decadenza nei confronti di uno dei responsabili non ha effetto
riguardo agli altri.
Responsabilità secondo altre disposizioni di legge
Art. 127.
1. Le disposizioni del presente titolo non escludono nè limitano i diritti attribuiti al
danneggiato da altre leggi.
2. Le disposizioni del presente titolo non si applicano ai danni cagionati dagli incidenti
nucleari previsti dalla legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e successive modificazioni.
3. Le disposizioni del presente titolo non si applicano ai prodotti messi in circolazione
prima del 30 luglio 1988.
TITOLO III
GARANZIA LEGALE DI CONFORMITA E GARANZIE COMMERCIALI
PER I BENI DI CONSUMO
Capo I
Della vendita dei beni di consumo
Ambito di applicazione e definizioni
Art. 128.
1. Il presente capo disciplina taluni aspetti dei contratti di vendita e delle garanzie
concernenti i beni di consumo. A tali fini ai contratti di vendita sono equiparati i contratti
di permuta e di somministrazione nonché quelli di appalto, di opera e tutti gli altri contratti
comunque finalizzati alla fornitura di beni di consumo da fabbricare o produrre.
2. Ai fini del presente capo si intende per:
a) beni di consumo: qualsiasi bene mobile, anche da assemblare, tranne:
1) i beni oggetto di vendita forzata o comunque venduti secondo altre modalità dalle
autorità giudiziarie, anche mediante delega ai notai;
2) l’acqua e il gas, quando non confezionati per la vendita in un volume delimitato o in
quantità determinata;
3) l’energia elettrica;
b) venditore: qualsiasi persona fisica o giuridica pubblica o privata che, nell’esercizio della
propria attività imprenditoriale o professionale, utilizza i contratti di cui al comma 1;
c) garanzia convenzionale ulteriore: qualsiasi impegno di un venditore o di un produttore,
assunto nei confronti del consumatore senza costi supplementari, di rimborsare il prezzo
pagato, sostituire, riparare, o intervenire altrimenti sul bene di consumo, qualora esso non
corrisponda alle condizioni enunciate nella dichiarazione di garanzia o nella relativa
pubblicità;
d) riparazione: nel caso di difetto di conformità, il ripristino del bene di consumo per
renderlo conforme al contratto di vendita.
3. Le disposizioni del presente capo si applicano alla vendita di beni di consumo usati,
tenuto conto del tempo del pregresso utilizzo, limitatamente ai difetti non derivanti
dall’uso normale della cosa.
Conformità al contratto
Art. 129.
1. Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di
vendita.
2. Si presume che i beni di consumo siano conformi al contratto se, ove pertinenti,
coesistono le seguenti circostanze:
a) sono idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
b) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il
venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
c) presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il
consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del
caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo
dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella
pubblicità o sull’etichettatura;
d) sono altresì idonei all’uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi
portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il
venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.
3. Non vi è difetto di conformità se, al momento della conclusione del contratto, il
consumatore era a conoscenza del difetto non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza o
se il difetto di conformità deriva da istruzioni o materiali forniti dal consumatore.
4. Il venditore non è vincolato dalle dichiarazioni pubbliche di cui al comma 2, lettera c),
quando, in via anche alternativa, dimostra che:
a) non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva conoscerla con l’ordinaria
diligenza;
b) la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del
contratto in modo da essere conoscibile al consumatore;
c) la decisione di acquistare il bene di consumo non è stata influenzata dalla dichiarazione.
5. Il difetto di conformità che deriva dall’imperfetta installazione del bene di consumo è
equiparato al difetto di conformità del bene quando l’installazione è compresa nel
contratto di vendita ed è stata effettuata dal venditore o sotto la sua responsabilità. Tale
equiparazione si applica anche nel caso in cui il prodotto, concepito per essere installato
dal consumatore, sia da questo installato in modo non corretto a causa di una carenza
delle istruzioni di installazione.
Diritti del consumatore
Art. 130.
1. Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di
conformità esistente al momento della consegna del bene.
2. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della
conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6,
ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto,
conformemente ai commi 7, 8 e 9.
3. Il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di
sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente
impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro.
4. Ai fini di cui al comma 3 è da considerare eccessivamente oneroso uno dei due rimedi
se impone al venditore spese irragionevoli in confronto all’altro, tenendo conto:
a) del valore che il bene avrebbe se non vi fosse difetto di conformità;
b) dell’entità del difetto di conformità;
c) dell’eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli
inconvenienti per il consumatore.
5. Le riparazioni o le sostituzioni devono essere effettuate entro un congruo termine dalla
richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto
della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene.
6. Le spese di cui ai commi 2 e 3 si riferiscono ai costi indispensabili per rendere conformi
i beni, in particolare modo con riferimento alle spese effettuate per la spedizione, per la
mano d’opera e per i materiali.
7. Il consumatore può richiedere, a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la
risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni:
a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;
b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il
termine congruo di cui al comma 5 (1);
c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli
inconvenienti al consumatore.
8. Nel determinare l’importo della riduzione o la somma da restituire si tiene conto dell’uso
del bene.
9. Dopo la denuncia del difetto di conformità, il venditore può offrire al consumatore
qualsiasi altro rimedio disponibile, con i seguenti effetti:
a) qualora il consumatore abbia già richiesto uno specifico rimedio, il venditore resta
obbligato ad attuarlo, con le necessarie conseguenze in ordine alla decorrenza del termine
congruo di cui al comma 5, salvo accettazione da parte del consumatore del rimedio
alternativo proposto (1);
b) qualora il consumatore non abbia già richiesto uno specifico rimedio, il consumatore
deve accettare la proposta o respingerla scegliendo un altro rimedio ai sensi del presente
articolo.
10. Un difetto di conformità di lieve entità per il quale non è stato possibile o è
eccessivamente oneroso esperire i rimedi della riparazione o della sostituzione, non dà
diritto alla risoluzione del contratto.
(1) Lettera modificata dall’articolo 15 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Diritto di regresso
Art. 131.
1. Il venditore finale, quando è responsabile nei confronti del consumatore a causa di un
difetto di conformità imputabile ad un’azione o ad un’omissione del produttore, di un
precedente venditore della medesima catena contrattuale distributiva o di qualsiasi altro
intermediario, ha diritto di regresso, salvo patto contrario o rinuncia, nei confronti del
soggetto o dei soggetti responsabili facenti parte della suddetta catena distributiva.
2. Il venditore finale che abbia ottemperato ai rimedi esperiti dal consumatore, può agire,
entro un anno dall’esecuzione della prestazione, in regresso nei confronti del soggetto o
dei soggetti responsabili per ottenere la reintegrazione di quanto prestato.
Termini
Art. 132.
1. Il venditore è responsabile, a norma dell’articolo 130, quando il difetto di conformità si
manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene.
2. Il consumatore decade dai diritti previsti dall’articolo 130, comma 2, se non denuncia al
venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto
il difetto. La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del
difetto o lo ha occultato.
3. Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro
sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia
incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità.
4. L’azione diretta a far valere i difetti non dolosamente occultati dal venditore sì
prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene; il
consumatore, che sia convenuto per l’esecuzione del contratto, può tuttavia far valere
sempre i diritti di cui all’articolo 130, comma 2, purché il difetto di conformità sia stato
denunciato entro due mesi dalla scoperta e prima della scadenza del termine di cui al
periodo precedente.
Garanzia convenzionale
Art. 133.
1. La garanzia convenzionale vincola chi la offre secondo le modalità indicate nella
dichiarazione di garanzia medesima o nella relativa pubblicità.
2. La garanzia deve, a cura di chi la offre, almeno indicare:
a) la specificazione che il consumatore è titolare dei diritti previsti dal presente paragrafo
e che la garanzia medesima lascia impregiudicati tali diritti;
b) in modo chiaro e comprensibile l’oggetto della garanzia e gli elementi essenziali
necessari per farla valere, compresi la durata e l’estensione territoriale della garanzia,
nonché il nome o la ditta e il domicilio o la sede di chi la offre.
3. A richiesta del consumatore, la garanzia deve essere disponibile per iscritto o su altro
supporto duraturo a lui accessibile.
4. La garanzia deve essere redatta in lingua italiana con caratteri non meno evidenti di
quelli di eventuali altre lingue.
5. Una garanzia non rispondente ai requisiti di cui ai commi 2, 3 e 4, rimane comunque
valida e il consumatore può continuare ad avvalersene ed esigerne l’applicazione.
Carattere imperativo delle disposizioni
Art. 134.
1. È nullo ogni patto, anteriore alla comunicazione al venditore del difetto di conformità,
volto ad escludere o limitare, anche in modo indiretto, i diritti riconosciuti dal presente
paragrafo. La nullità può essere fatta valere solo dal consumatore e può essere rilevata
d’ufficio dal giudice.
2. Nel caso di beni usati, le parti possono limitare la durata della responsabilità di cui
all’articolo 132, comma primo del codice civile ad un periodo di tempo in ogni caso non
inferiore ad un anno (1).
3. È nulla ogni clausola contrattuale che, prevedendo l’applicabilità al contratto di una
legislazione di un Paese extracomunitario, abbia l’effetto di privare il consumatore della
protezione assicurata dal presente paragrafo, laddove il contratto presenti uno stretto
collegamento con il territorio di uno Stato membro dell’Unione europea.
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio 2006, n. 2.
Tutela in base ad altre disposizioni
Art. 135.
1. Le disposizioni del presente capo non escludono nè limitano i diritti che sono attribuiti al
consumatore da altre norme dell’ordinamento giuridico.
2. Per quanto non previsto dal presente titolo, si applicano le disposizioni del codice civile
in tema di contratto di vendita.
PARTE V
ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI E ACCESSO ALLA GIUSTIZIA
TITOLO I
LE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE A LIVELLO NAZIONALE
Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti
Art. 136.
1. È istituito presso il Ministero delle attività produttive il Consiglio nazionale dei
consumatori e degli utenti, di seguito denominato: «Consiglio».
2. Il Consiglio, che si avvale, per le proprie iniziative, della struttura e del personale del
Ministero delle attività produttive, è composto dai rappresentanti delle associazioni dei
consumatori e degli utenti inserite nell’elenco di cui all’articolo 137 e da un rappresentante
designato dalla Conferenza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281 ed è presieduto dal Ministro delle attività produttive o da un suo delegato. Il Consiglio
è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
delle attività produttive, e dura in carica tre anni.
3. Il Consiglio invita alle proprie riunioni rappresentanti delle associazioni di tutela
ambientale riconosciute e delle associazioni nazionali delle cooperative dei consumatori.
Possono altresì essere invitati i rappresentanti di enti ed organismi che svolgono funzioni
di regolamentazione o di normazione del mercato, delle categorie economiche e sociali
interessate, delle pubbliche amministrazioni competenti, nonché esperti delle materie
trattate.
4. È compito del Consiglio:
a) esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di atti normativi che riguardino i diritti e gli
interessi dei consumatori e degli utenti;
b) formulare proposte in materia di tutela dei consumatori e degli utenti, anche in
riferimento ai programmi e alle politiche comunitarie;
c) promuovere studi, ricerche e conferenze sui problemi del consumo e sui diritti dei
consumatori e degli utenti, ed il controllo della qualità e della sicurezza dei prodotti e dei
servizi;
d) elaborare programmi per la diffusione delle informazioni presso i consumatori e gli
utenti;
e) favorire iniziative volte a promuovere il potenziamento dell’accesso dei consumatori e
degli utenti ai mezzi di giustizia previsti per la soluzione delle controversie;
f) favorire ogni forma di raccordo e coordinamento tra le politiche nazionali e regionali in
materia di tutela dei consumatori e degli utenti, assumendo anche iniziative dirette a
promuovere la più ampia rappresentanza degli interessi dei consumatori e degli utenti
nell’ambito delle autonomie locali. A tale fine il presidente convoca una volta all’anno una
sessione a carattere programmatico cui partecipano di diritto i presidenti degli organismi
rappresentativi dei consumatori e degli utenti previsti dagli ordinamenti regionali e delle
province autonome di Trento e di Bolzano;
g) stabilire rapporti con analoghi organismi pubblici o privati di altri Paesi e dell’Unione
europea;
h) segnalare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione
pubblica, eventuali difficoltà, impedimenti od ostacoli, relativi all’attuazione delle
disposizioni in materia di semplificazione procedimentale e documentale nelle pubbliche
amministrazioni. Le segnalazioni sono verificate dal predetto Dipartimento anche mediante
l’Ispettorato della funzione pubblica e l’Ufficio per l’attività normativa e amministrativa di
semplificazione delle norme e delle procedure.
Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti
rappresentative a livello nazionale (1)
Art. 137.
1. Presso il Ministero delle attività produttive è istituito l’elenco delle associazioni dei
consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale.
2. L’iscrizione nell’elenco è subordinata al possesso, da comprovare con la presentazione
di documentazione conforme alle prescrizioni e alle procedure stabilite con decreto del
Ministro delle attività produttive, dei seguenti requisiti:
a) avvenuta costituzione, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, da almeno
tre anni e possesso di uno statuto che sancisca un ordinamento a base democratica e
preveda come scopo esclusivo la tutela dei consumatori e degli utenti, senza fine di lucro;
b) tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente con l’indicazione delle quote
versate direttamente all’associazione per gli scopi statutari;
c) numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille della popolazione nazionale e presenza
sul territorio di almeno cinque regioni o province autonome, con un numero di iscritti non
inferiore allo 0,2 per mille degli abitanti di ciascuna di esse, da certificare con
dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa dal legale rappresentante
dell’associazione con le modalità di cui agli articoli 46 e seguenti del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
d) elaborazione di un bilancio annuale delle entrate e delle uscite con indicazione delle
quote versate dagli associati e tenuta dei libri contabili, conformemente alle norme vigenti
in materia di contabilità delle associazioni non riconosciute;
e) svolgimento di un’attività continuativa nei tre anni precedenti;
f) non avere i suoi rappresentanti legali subito alcuna condanna, passata in giudicato, in
relazione all’attività dell’associazione medesima, e non rivestire i medesimi rappresentanti
la qualifica di imprenditori o di amministratori di imprese di produzione e servizi in
qualsiasi forma costituite, per gli stessi settori in cui opera l’associazione.
3. Alle associazioni dei consumatori e degli utenti è preclusa ogni attività di promozione o
pubblicità commerciale avente per oggetto beni o servizi prodotti da terzi ed ogni
connessione di interessi con imprese di produzione o di distribuzione.
4. Il Ministero delle attività produttive provvede annualmente all’aggiornamento
dell’elenco.
5. All’elenco di cui al presente articolo possono iscriversi anche le associazioni dei
consumatori e degli utenti operanti esclusivamente nei territori ove risiedono minoranze
linguistiche costituzionalmente riconosciute, in possesso dei requisiti di cui al comma 2,
lettere a), b), d), e) e f), nonché con un numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille
degli abitanti della regione o provincia autonoma di riferimento, da certificare con
dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa dal legale rappresentante
dell’associazione con le modalità di cui agli articoli 46 e seguenti del citato testo unico, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000 .
6. Il Ministero delle attività produttive comunica alla Commissione europea l’elenco di cui
al comma 1, comprensivo anche degli enti di cui all’articolo 139, comma 2, nonché i
relativi aggiornamenti al fine dell’iscrizione nell’elenco degli enti legittimati a proporre
azioni inibitorie a tutela degli interessi collettivi dei consumatori istituito presso la stessa
Commissione europea.
(1) Per l’aggiornamento dell’elenco delle associazioni dei consumatori e utenti, di cui al
presente articolo, per l’anno 2006 vedi il D.M. 27 novembre 2006, per l’anno 2007 vedi il
D.M. 14 febbraio 2008, per l’anno 2009 vedi il D.M. 21 dicembre 2009.
Agevolazioni e contributi
Art. 138.
1. Le agevolazioni e i contributi previsti dalla legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive
modificazioni, in materia di disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria,
sono estesi, con le modalità ed i criteri di graduazione definiti con apposito decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, alle attività editoriali delle associazioni iscritte
nell’elenco di cui all’articolo 137.
TITOLO II
ACCESSO ALLA GIUSTIZIA (1)
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 2, comma 449 della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
con la decorrenza indicata nel comma 447.
Legittimazione ad agire
Art. 139.
1. Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell’elenco di cui all’articolo 137
sono legittimate ad agire, ai sensi dell’articolo 140, a tutela degli interessi collettivi dei
consumatori e degli utenti. Oltre a quanto disposto dall’articolo 2, le dette associazioni
sono legittimate ad agire nelle ipotesi di violazione degli interessi collettivi dei consumatori
contemplati nelle materie disciplinate dal presente codice, nonché dalle seguenti
disposizioni legislative (1):
a) legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni, ivi comprese quelle di cui al
testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e
legge 30 aprile 1998, n. 122, concernenti l’esercizio delle attività televisive (2);
b) decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, come modificato dal decreto legislativo
18 febbraio 1997, n. 44, e legge 14 ottobre 1999, n. 362, concernente la pubblicità dei
medicinali per uso umano.
2. Gli organismi pubblici indipendenti nazionali e le organizzazioni riconosciuti in altro
Stato dell’Unione europea ed inseriti nell’elenco degli enti legittimati a proporre azioni
inibitorie a tutela degli interessi collettivi dei consumatori, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale delle Comunità europee, possono agire, ai sensi del presente articolo e secondo le
modalità di cui all’articolo 140, nei confronti di atti o comportamenti lesivi per i
consumatori del proprio Paese, posti in essere in tutto o in parte sul territorio dello Stato.
(1) Comma modificato dall’articolo 16 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Lettera modificata dall’articolo 16 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Procedura
Art. 140.
1. I soggetti di cui all’articolo 139 sono legittimati nei casi ivi previsti ad agire a tutela
degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti richiedendo al tribunale (1):
a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti;
b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni
accertate;
c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o più quotidiani a diffusione
nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicità del provvedimento può contribuire a
correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate.
2. Le associazioni di cui al comma 1, nonché i soggetti di cui all’articolo 139, comma 2,
possono attivare, prima del ricorso al giudice, la procedura di conciliazione dinanzi alla
camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio, a
norma dell’articolo 2, comma 4, lettera a), della legge 29 dicembre 1993, n. 580, nonché
agli altri organismi di composizione extragiudiziale per la composizione delle controversie
in materia di consumo a norma dell’articolo 141. La procedura è, in ogni caso, definita
entro sessanta giorni.
3. Il processo verbale di conciliazione, sottoscritto dalle parti e dal rappresentante
dell’organismo di composizione extragiudiziale adito, è depositato per l’omologazione nella
cancelleria del tribunale del luogo nel quale si è svolto il procedimento di conciliazione.
4. Il tribunale, in composizione monocratica, accertata la regolarità formale del processo
verbale, lo dichiara esecutivo con decreto. Il verbale di conciliazione omologato costituisce
titolo esecutivo.
5. In ogni caso l’azione di cui al comma 1 può essere proposta solo dopo che siano decorsi
quindici giorni dalla data in cui le associazioni abbiano richiesto al soggetto da esse
ritenuto responsabile, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, la
cessazione del comportamento lesivo degli interessi dei consumatori e degli utenti.
6. Il soggetto al quale viene chiesta la cessazione del comportamento lesivo ai sensi del
comma 5, o che sia stato chiamato in giudizio ai sensi del comma 1, può attivare la
procedura di conciliazione di cui al comma 2 senza alcun pregiudizio per l’azione giudiziale
da avviarsi o già avviata. La favorevole conclusione, anche nella fase esecutiva, del
procedimento di conciliazione viene valutata ai fini della cessazione della materia del
contendere.
7. Con il provvedimento che definisce il giudizio di cui al comma 1 il giudice fissa un
termine per l’adempimento degli obblighi stabiliti e, anche su domanda della parte che ha
agito in giudizio, dispone, in caso di inadempimento, il pagamento di una somma di
denaro da 516 euro a 1.032 euro, per ogni inadempimento ovvero giorno di ritardo
rapportati alla gravità del fatto. In caso di inadempimento degli obblighi risultanti dal
verbale di conciliazione di cui al comma 3 le parti possono adire il tribunale con
procedimento in camera di consiglio affinché, accertato l’inadempimento, disponga il
pagamento delle dette somme di denaro.
Tali somme di denaro sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere
riassegnate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze al fondo da istituire
nell’ambito di apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero
delle attività produttive, per finanziare iniziative a vantaggio dei consumatori.
8. Nei casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, l’azione inibitoria si svolge a norma
degli articoli da 669-bis a 669-quaterdecies del codice di procedura civile.
9. Fatte salve le norme sulla litispendenza, sulla continenza, sulla connessione e sulla
riunione dei procedimenti, le disposizioni di cui al presente articolo non precludono il
diritto ad azioni individuali dei consumatori che siano danneggiati dalle medesime
violazioni.
10. Per le associazioni di cui all’articolo 139 l’azione inibitoria prevista dall’articolo 37 in
materia di clausole vessatorie nei contratti stipulati con i consumatori, si esercita ai sensi
del presente articolo.
11. Resta ferma la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di servizi
pubblici ai sensi dell’articolo 133, comma 1, lettera c) del codice del processo
amministrativo (2).
12. Restano salve le procedure conciliative di competenza dell’Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni di cui all’articolo 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249.
(1) Comma modificato dall’articolo 17 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma inizialmente rettificato con Comunicato 3 gennaio 2006 (in Gazz. Uff. 3
gennaio 2006, n. 2) e successivamente sostituito dall’articolo 3, comma 17-bis,
dell’Allegato 4 al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104.
(Azione di classe) (1).
Art. 140-bis.
1. I diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti di cui al comma 2 sono
tutelabili anche attraverso l’azione di classe, secondo le previsioni del presente articolo. A
tal fine ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o
comitati cui partecipa, puo` agire per l’accertamento della responsabilità e per la
condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
2. L’azione tutela:
a) i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di
una stessa impresa in situazione identica, inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai
sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile (2);
b) i diritti identici spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto nei confronti
del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale (3);
c) i diritti identici al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da
pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali (4).
3. I consumatori e utenti che intendono avvalersi della tutela di cui al presente articolo
aderiscono all’azione di classe, senza ministero di difensore. L’adesione comporta rinuncia
a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo, salvo
quanto previsto dal comma 15. L’atto di adesione, contenente, oltre all’elezione di
domicilio, l’indicazione degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la relativa
documentazione probatoria, è depositato in cancelleria, anche tramite l’attore, nel termine
di cui al comma 9, lettera b). Gli effetti sulla prescrizione ai sensi degli articoli 2943 e
2945 del codice civile decorrono dalla notificazione della domanda e, per coloro che hanno
aderito successivamente, dal deposito dell’atto di adesione.
4. La domanda è proposta al tribunale ordinario avente sede nel capoluogo della regione
in cui ha sede l’impresa, ma per la Valle d’Aosta è competente il tribunale di Torino, per il
Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia è competente il tribunale di Venezia, per le
Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise è competente il tribunale di Roma e per la Basilicata
e la Calabria è competente il tribunale di Napoli. Il tribunale tratta la causa in
composizione collegiale (5).
5. La domanda si propone con atto di citazione notificato anche all’ufficio del pubblico
ministero presso il tribunale adìto, il quale puo` intervenire limitatamente al giudizio di
ammissibilità.
6. All’esito della prima udienza il tribunale decide con ordinanza sull’ammissibilità della
domanda, ma puo` sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in
corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al
giudice amministrativo. La domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente
infondata, quando sussiste un conflitto di interessi ovvero quando il giudice non ravvisa
l’identità dei diritti individuali tutelabili ai sensi del comma 2, nonchè quando il proponente
non appare in grado di curare adeguatamente l’interesse della classe (6).
7. L’ordinanza che decide sulla ammissibilità è reclamabile davanti alla corte d’appello nel
termine perentorio di trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione se anteriore.
Sul reclamo la corte d’appello decide con ordinanza in camera di consiglio non oltre
quaranta giorni dal deposito del ricorso. Il reclamo dell’ordinanza ammissiva non sospende
il procedimento davanti al tribunale.
8. Con l’ordinanza di inammissibilità, il giudice regola le spese, anche ai sensi dell’articolo
96 del codice di procedura civile, e ordina la piu` opportuna pubblicità a cura e spese del
soccombente.
9. Con l’ordinanza con cui ammette l’azione il tribunale fissa termini e modalità della piu`
opportuna pubblicità, ai fini della tempestiva adesione degli appartenenti alla classe.
L’esecuzione della pubblicità è condizione di procedibilità della domanda. Con la stessa
ordinanza il tribunale:
a) definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio, specificando i criteri in
base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi nella classe o devono ritenersi
esclusi dall’azione;
b) fissa un termine perentorio, non superiore a centoventi giorni dalla scadenza di quello
per l’esecuzione della pubblicità, entro il quale gli atti di adesione, anche a mezzo
dell’attore, sono depositati in cancelleria. Copia dell’ordinanza è trasmessa, a cura della
cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico che ne cura ulteriori forme di pubblicità,
anche mediante la pubblicazione sul relativo sito internet.
10. E’ escluso l’intervento di terzi ai sensi dell’articolo 105 del codice di procedura civile.
11. Con l’ordinanza con cui ammette l’azione il tribunale determina altresì il corso della
procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l’equa, efficace e sollecita gestione
del processo. Con la stessa o con successiva ordinanza, modificabile o revocabile in ogni
tempo, il tribunale prescrive le misure atte a evitare indebite ripetizioni o complicazioni
nella presentazione di prove o argomenti; onera le parti della pubblicità ritenuta
necessaria a tutela degli aderenti; regola nel modo che ritiene piu` opportuno l’istruzione
probatoria e disciplina ogni altra questione di rito, omessa ogni formalità non essenziale al
contraddittorio.
12. Se accoglie la domanda, il tribunale pronuncia sentenza di condanna con cui liquida, ai
sensi dell’articolo 1226 del codice civile, le somme definitive dovute a coloro che hanno
aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di dette
somme. In caso di accoglimento di un’azione di classe proposta nei confronti di gestori di
servizi pubblici o di pubblica utilità, il tribunale tiene conto di quanto riconosciuto in favore
degli utenti e dei consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi eventualmente
emanate. La sentenza diviene esecutiva decorsi centottanta giorni dalla pubblicazione. I
pagamenti delle somme dovute effettuati durante tale periodo sono esenti da ogni diritto e
incremento, anche per gli accessori di legge maturati dopo la pubblicazione della
sentenza.
13. La corte d’appello, richiesta dei provvedimenti di cui all’articolo 283 del codice di
procedura civile, tiene altresì conto dell’entità complessiva della somma gravante sul
debitore, del numero dei creditori, nonchè delle connesse difficoltà di ripetizione in caso di
accoglimento del gravame. La corte puo` comunque disporre che, fino al passaggio in
giudicato della sentenza, la somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e
resti vincolata nelle forme ritenute piu` opportune.
14. La sentenza che definisce il giudizio fa stato anche nei confronti degli aderenti. E `
fatta salva l’azione individuale dei soggetti che non aderiscono all’azione collettiva. Non
sono proponibili ulteriori azioni di classe per i medesimi fatti e nei confronti della stessa
impresa dopo la scadenza del termine per l’adesione assegnato dal giudice ai sensi del
comma 9. Quelle proposte entro detto termine sono riunite d’ufficio se pendenti davanti
allo stesso tribunale; altrimenti il giudice successivamente adìto ordina la cancellazione
della causa dal ruolo, assegnando un termine perentorio non superiore a sessanta giorni
per la riassunzione davanti al primo giudice.
15. Le rinunce e le transazioni intervenute tra le parti non pregiudicano i diritti degli
aderenti che non vi hanno espressamente consentito. Gli stessi diritti sono fatti salvi anche
nei casi di estinzione del giudizio o di chiusura anticipata del processo».
(1) Articolo inserito dall’articolo 2, comma 446 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con
la decorrenza indicata nel comma 447 e successivamente sostituito dall’articolo 49,
comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99
(2) Per le modifiche alla presente lettera vedi l’articolo 6, comma 1, lettera a), del D.L. 24
gennaio 2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
(3) Per le modifiche alla presente lettera vedi l’articolo 6, comma 1, lettera a), del D.L. 24
gennaio 2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
(4) Per le modifiche alla presente lettera vedi l’articolo 6, comma 1, lettera a), del D.L. 24
gennaio 2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
(5) Per le modifiche al presente comma vedi l’articolo 2, comma 4, del D.L. 24 gennaio
2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
(6) Per le modifiche al presente comma vedi l’articolo 6, comma 1, lettera b), del D.L. 24
gennaio 2012, n. 1, non ancora convertito in legge.
Composizione extragiudiziale delle controversie
Art. 141.
1. Nei rapporti tra consumatore e professionista, le parti possono avviare procedure di
composizione extragiudiziale per la risoluzione delle controversie in materia di consumo,
anche in via telematica.
2. Il Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministro della giustizia, con decreto
di natura non regolamentare, detta le disposizioni per la formazione dell’elenco degli
organi di composizione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo che si
conformano ai principi della raccomandazione 98/257/CE della Commissione, del 30 marzo
1998, riguardante i principi applicabili agli organi responsabili per la risoluzione
extragiudiziale delle controversie in materia di consumo, e della raccomandazione
2001/310/CE della Commissione, del 4 aprile 2001, concernente i principi applicabili agli
organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione extragiudiziale delle controversie in
materia di consumo. Il Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministero della
giustizia, comunica alla Commissione europea gli organismi di cui al predetto elenco ed
assicura, altresi’, gli ulteriori adempimenti connessi all’attuazione della risoluzione del
Consiglio dell’Unione europea del 25 maggio 2000, 2000/C 155/01, relativa ad una rete
comunitaria di organi nazionali per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in
materia di consumo (1).
3. In ogni caso, si considerano organi di composizione extragiudiziale delle controversie ai
sensi del comma 2 quelli costituiti ai sensi dell’articolo 2, comma 4 della legge 29
dicembre 1993, n. 580, dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura
(2).
4. Non sono vessatorie le clausole inserite nei contratti dei consumatori aventi ad oggetto
il ricorso ad organi che si conformano alle disposizioni di cui al presente articolo.
5. Il consumatore non può essere privato in nessun caso del diritto di adire il giudice
competente qualunque sia l’esito della procedura di composizione extragiudiziale.
(1) Comma sostituito dall’articolo 18 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma modificato dall’articolo 18 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
PARTE VI
DISPOSIZIONI FINALI
Modifiche al codice civile
Art. 142.
1. Gli articoli 1469-bis, 1469-ter, 1469-quater, 1469-quinquies e 1469-sexies del codice
civile sono sostituiti dal seguente:
«Art. 1469-bis
Contratti del consumatore Le disposizioni del presente titolo si applicano ai contratti del
consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre disposizioni più
favorevoli per il consumatore.».
Irrinunciabilità dei diritti
Art. 143.
1. I diritti attribuiti al consumatore dal codice sono irrinunciabili. È nulla ogni pattuizione in
contrasto con le disposizioni del codice.
2. Ove le parti abbiano scelto di applicare al contratto una legislazione diversa da quella
italiana, al consumatore devono comunque essere riconosciute le condizioni minime di
tutela previste dal codice.
Aggiornamenti
Art. 144.
1. Ogni intervento normativo incidente sul codice, o sulle materie dallo stesso disciplinate,
va attuato mediante esplicita modifica, integrazione, deroga o sospensione delle specifiche
disposizioni in esso contenute.
(Cooperazione tra le autorità nazionali per la tutela dei consumatori) (1).
Art. 144-bis.
1. Il Ministero dello sviluppo economico, salve le disposizioni in materia bancaria,
finanziaria, assicurativa e di sistemi di pagamento e le competenze delle autorità
indipendenti di settore, che continuano a svolgere le funzioni di autorità competente ai
sensi dell’articolo 3, lettera c), del regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 2004, nonché le disposizioni vigenti nelle ulteriori
materie per le quali è prevista la competenza di altre autorità nazionali, svolge le funzioni
di autorità competente, ai sensi del medesimo articolo 3, lettera c), del citato regolamento
(CE) n. 2006/2004, in materia di:
a) servizi turistici, di cui alla parte III, titolo IV, capo II;
b) clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, di cui alla parte III, titolo I;
c) garanzia nella vendita dei beni di consumo, di cui alla parte IV, titolo III, capo I;
d) credito al consumo, di cui alla parte III, titolo II, capo II, sezione I;
e) commercio elettronico, di cui alla parte III, titolo III, capo II;
f) contratti negoziati fuori dai locali commerciali, di cui alla parte III, titolo III, capo I,
sezione I;
g) contratti a distanza, di cui alla parte III, titolo III, capo I, sezione II;
h) contratti relativi all’acquisizione di un diritto di godimento ripartito di beni immobili, di
cui alla parte III, titolo IV, capo I.
2. Il Ministero dello sviluppo economico esercita tutti i poteri di cui al citato regolamento
(CE) n. 2006/2004, nelle materie di cui al comma 1, anche con riferimento alle infrazioni
lesive degli interessi collettivi dei consumatori in ambito nazionale.
3. Per lo svolgimento dei compiti di cui ai commi 1 e 2, il Ministero dello sviluppo
economico può avvalersi delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,
nonché del Corpo della Guardia di finanza che agisce con i poteri ad esso attribuiti per
l’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi. Può inoltre
definire forme di collaborazione con altre pubbliche amministrazioni. Limitatamente ai
poteri di cui all’articolo 139, può avvalersi delle associazioni dei consumatori e degli utenti
di cui all’articolo 137.
4. Ferme restando la disciplina sanzionatoria in materia di indicazione dei prezzi di cui
all’articolo 17 del presente codice e le disposizioni di cui all’articolo 22, comma 3, del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ai fini dell’applicazione del regolamento (CE) n.
2006/2004 il Ministero dello sviluppo economico, per lo svolgimento delle funzioni di cui al
comma 1, può avvalersi, in particolare, dei comuni.
5. Le procedure istruttorie relative ai poteri di cui al comma 2, nonché relativamente
all’applicazione delle sanzioni di cui ai commi 6 e 7, sono stabilite con regolamento
emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera d), della legge 23 agosto 1988, n. 400,
in modo da garantire il contradditto rio, la piena cognizione degli atti e la verbalizzazione.
6. Nei casi di rifiuto, omissione o ritardo, senza giustificato motivo, di esibire i documenti o
di fornire le informazioni richieste, nell’ambito delle proprie competenze, dal Ministero
dello sviluppo economico, riguardanti fattispecie di infrazioni nazionali o intracomunitarie,
nonché nel caso in cui siano esibiti documenti o fornite informazioni non veritiere, si
applicano le sanzioni di cui all’articolo 27, comma 4.
7. Nei casi di inottemperanza ad impegni assunti nei confronti del Ministero dello sviluppo
economico dai soggetti interessati, per porre fine a infrazioni nazionali o intracomunitarie,
si applicano le sanzioni di cui all’articolo 27, comma 12.
8. Ai sensi degli articoli 3, lettera c), e 4, del citato regolamento (CE) n. 2006/2004, in
materia di pratiche commerciali scorrette di cui alla parte II, titolo III, si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, in relazione alle funzioni di autorità
competente attribuite all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Per i profili
sanzionatori, nell’ambito delle proprie competenze, l’Autorità garante della concorrenza e
del mercato provvede ai sensi dell’articolo 27.
9. Il Ministero dello sviluppo economico designa l’ufficio unico di collegamento
responsabile dell’applicazione del citato regolamento (CE) n. 2006/2004.
(1) Articolo inserito dall’articolo 19 della legge 6 febbraio 2007, n. 13 ( Legge comunitaria
2006 ) e successivamente sostituito dall’articolo 22, comma 1, lettera b), della legge 7
luglio 2009, n. 88 (Legge comunitaria 2008).
Competenze delle regioni e delle province autonome
Art. 145.
1. Sono fatte salve le disposizioni adottate dalle regioni e dalle province autonome di
Trento e di Bolzano nell’esercizio delle proprie competenze legislative in materia di
educazione e informazione del consumatore.
Abrogazioni
Art. 146.
1. Dalla data di entrata in vigore del presente codice sono abrogati:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 224, così come modificato
dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 25, recante attuazione della direttiva
85/374/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti
difettosi, ai sensi dell’articolo 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183;
b) la legge 10 aprile 1991, n. 126, così come modificata dalla legge 22 febbraio 1994, n.
146, recante norme per l’informazione del consumatore;
c) il decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, recante attuazione della direttiva
85/577/CEE, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali;
d) decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, così come modificato dal decreto legislativo
25 febbraio 2000, n. 67, recante attuazione della direttiva 84/450/CEE, in materia di
pubblicità ingannevole e comparativa;
e) decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, così come modificato dalla legge 5 marzo
2001, n. 57, recante attuazione della direttiva 90/314/CEE, concernente i viaggi, le
vacanze ed i circuiti «tutto compreso»;
f) la legge 30 luglio 1998, n. 281, recante disciplina dei diritti dei consumatori e degli
utenti, così come modificata dalla legge 24 novembre 2000, n. 340, dal decreto legislativo
23 aprile 2001, n. 224, e dall’articolo 11 della legge 1° marzo 2002, n. 39, recante
disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle
Comunità europee – legge comunitaria 2001, sono fatte salve le disposizioni di cui
all’articolo 7, con riferimento alle attività promozionali del Consiglio nazionale dei
consumatori e degli utenti di cui all’articolo 136 e alle agevolazioni di cui all’articolo 138;
g) il decreto legislativo 9 novembre 1998, n 427, recante attuazione della direttiva
94/47/CE, concernente la tutela dell’acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi
all’acquisizione di un diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili;
h) il decreto legislativo 22 maggio 1999, n 185, recante attuazione della direttiva 97/7/CE,
relativa alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza;
i) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n 63, recante attuazione della direttiva 98/7/CE,
che modifica la direttiva 87/102/CEE, in materia di credito al consumo;
l) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67, recante attuazione della direttiva
97/55/CE, che modifica la direttiva 84/450/CEE, in materia di pubblicità ingannevole e
comparativa;
m) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 84, recante attuazione della direttiva
98/6/CE, relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi
offerti ai medesimi;
n) il decreto legislativo 23 aprile 2001, n. 224, recante attuazione della direttiva
98/27/CE, relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori;
o) il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172, recante attuazione della direttiva
2001/95/CE, relativa alla sicurezza generale dei prodotti;
p) il comma 7 dell’articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante
riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma
4, della legge 15 marzo 1997, n. 59;
q) il comma 9 dell’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante
riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma
4, della legge 15 marzo 1997, n. 59;
r) commi 4 e 5 dell’articolo 125 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia,
di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni;
s) gli articoli 1519-bis, 1519-ter, 1519-quater, 1519-quinquies, 1519-sexies,1519-septies,
1519-octies e 1519-nonies del codice civile;
t) la legge 6 aprile 2005, n. 49, recante modifiche all’articolo 7 del decreto legislativo 25
gennaio 1992, n. 74, in materia di messaggi pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso
mezzi di comunicazione.
2. Dalla data di entrata in vigore del presente codice restano abrogati:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1982, n. 903, recante attuazione
della direttiva 79/581/CEE, relativa alla indicazione dei prezzi dei prodotti alimentari ai fini
della protezione dei consumatori;
b) il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 76, recante attuazione della direttiva
88/315/CEE, concernente l’indicazione dei prezzi dei prodotti alimentari ai fini della
protezione dei consumatori;
c) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 78, recante attuazione della direttiva
88/314/CEE, concernente l’indicazione dei prezzi dei prodotti non alimentari ai fini della
protezione dei consumatori;
d) il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 115, recante attuazione della direttiva
92/59/CEE, relativa alla sicurezza generale dei prodotti.
Allegato I
[ Servizi finanziari di cui all’articolo 51, comma 1, lettera a):
servizi d’investimento;
operazioni di assicurazione e di riassicurazione;
servizi bancari;
operazioni riguardanti fondi di pensione;
servizi riguardanti operazioni a termine o di opzione.
Tali servizi comprendono in particolare:
i servizi di investimento di cui all’allegato della direttiva 93/22/CEE, i servizi di società di
investimenti collettivi;
i servizi che rientrano nelle attività che beneficiano del riconoscimento reciproco di cui si
applica l’allegato della seconda direttiva 89/646/CEE;
le operazioni che rientrano nelle attività di assicurazione e riassicurazione di cui:
all’articolo 1 della direttiva 73/239/CEE;
all’allegato della direttiva 79/267/CEE;
alla direttiva 64/225/CEE;
alle direttive 92/49/CEE e 92/96/CEE. ] (1)
(1) Allegato abrogato dall’articolo 19 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Allegato II
(previsto dall’articolo 107, comma 3)
(riproduce l’allegato II della direttiva 2001/95/CE)
PROCEDURE PER L’APPLICAZIONE DEL RAPEX DELLE LINEE GUIDA PER LE
NOTIFICHE
1. Il sistema riguarda i prodotti, secondo la definizione dell’articolo 3, comma 1, lettera e),
che presentano un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori. I prodotti
farmaceutici previsti nelle direttive 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 novembre 2001, e 2001/82/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6
novembre 2001, sono esclusi dall’applicazione del RAPEX.
2. Il RAPEX mira essenzialmente a permettere un rapido scambio di informazioni in
presenza di un rischio grave. Le linee guida di cui al punto 8 definiscono criteri specifici
per l’individuazione di rischi gravi.
3. Gli Stati membri che hanno effettuato la notifica a norma dell’articolo 12 forniscono
tutte le precisazioni disponibili. In particolare, la notifica contiene le informazioni stabilite
dalle linee guida di cui al punto 8 e almeno:
a) le informazioni che permettono di identificare il prodotto;
b) una descrizione del rischio incontrato, ivi compresa una sintesi dei risultati di qualsiasi
prova o di qualsiasi analisi e delle loro conclusioni che permettano di valutare l’importanza
del rischio;
c) la natura e la durata delle misure o azioni prese o decise, se del caso;
d) informazioni sui canali di commercializzazione e sulla distribuzione del prodotto, in
particolare sui Paesi destinatari.
Tali informazioni devono essere trasmesse valendosi dello speciale formulario tipo di
notifica e degli strumenti stabiliti dalle linee guida di cui al punto 8.
Quando la misura notificata a norma degli articoli 11 o 12 è intesa a limitare la
commercializzazione o l’uso di una sostanza chimica o di un preparato chimico, gli Stati
membri forniscono quanto prima possibile una sintesi o i riferimenti dei pertinenti dati
della sostanza o del preparato in questione e dei sostituti conosciuti, qualora tale
informazione sia disponibile. Essi comunicano inoltre gli effetti previsti del provvedimento
sulla salute e la sicurezza dei consumatori, nonché la valutazione del rischio effettuata in
conformità dei principi generali di valutazione dei rischi delle sostanze chimiche di cui
all’articolo 10, paragrafo 4, del regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio, del 23 marzo
1993, nel caso di sostanze esistenti o all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva n.
67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, nel caso di nuove sostanze. Le linee guida
di cui al punto 8 definiscono i particolari e le procedure relativi alle informazioni richieste a
tale riguardo.
4. Quando uno Stato membro ha informato la Commissione, in virtù dell’articolo 12,
paragrafo 1, terzo comma, in merito ad un rischio grave, prima di decidere in merito a
eventuali provvedimenti informa la Commissione, entro un termine di quarantacinque
giorni, se intende confermare o modificare tale informazione.
5. La Commissione verifica, nel più breve tempo possibile, la conformità con le disposizioni
della direttiva delle informazioni ricevute in base al RAPEX e, qualora lo ritenga necessario
ed al fine di valutare la sicurezza del prodotto, può svolgere un’indagine di propria
iniziativa. Qualora abbia luogo tale indagine, gli Stati membri devono fornire alla
Commissione nella misura del possibile, le informazioni richieste.
6. Ricevuta una notifica a norma dell’articolo 12, gli Stati membri sono invitati ad
informare la Commissione, entro e non oltre il termine stabilito dalle linee guida di cui al
punto 8, sui punti seguenti:
a) se il prodotto è stato immesso sul mercato nel loro territorio;
b) quali provvedimenti nei confronti del prodotto in questione adotteranno eventualmente
in funzione della situazione nel loro Paese, motivandone le ragioni, in specie la diversa
valutazione del rischio o qualsiasi altra circostanza particolare che giustifica la decisione,
in particolare che giustifica l’assenza di provvedimento o di seguito;
c) le informazioni supplementari pertinenti ottenute in merito al rischio implicato,
compresi i risultati di prove o analisi.
Le linee guida di cui al punto 8 propongono criteri precisi di notifica delle misure la cui
portata è limitata al territorio nazionale e come trattare le notifiche sui rischi che lo Stato
membro ritiene limitati al proprio territorio.
7. Gli Stati membri informano immediatamente la Commissione di eventuali modifiche o
della revoca delle misure o azioni in questione.
8. Le linee guida che riguardano la gestione del RAPEX da parte della Commissione e degli
Stati membri vengono elaborate e regolarmente aggiornate dalla Commissione secondo la
procedura di cui all’articolo 15, paragrafo 3.
9. La Commissione può informare i punti di contatto nazionali riguardo ai prodotti che
presentano rischi gravi, importati nella Comunità e nello Spazio economico europeo o
esportati a partire da tali territori.
10. La responsabilità delle informazioni fornite incombe allo Stato membro che ha
effettuato la notifica.
11. La Commissione assicura l’opportuno funzionamento del sistema, provvedendo in
particolare a classificare e a catalogare le notifiche in base al grado di urgenza. Le
modalità saranno stabilite dalle linee guida di cui al punto 8.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli
atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di
farlo osservare.
ALLEGATO II-bis
(di cui all’articolo 71, comma 1, e all’articolo 73, commi 3, lettera b), e 4) (1)
FORMULARIO INFORMATIVO PER I CONTRATTI DI MULTIPROPRIETA’
Parte 1:
Identita’, luogo di residenza e stato giuridico dell’operatore o degli operatori che saranno
parti del contratto:
Breve descrizione del prodotto (ad esempio descrizione del bene immobile):
Natura e contenuto esatti del diritto o dei diritti:
Indicazione precisa del periodo entro il quale puo’ essere esercitato il diritto oggetto del
contratto ed eventualmente la sua durata:
Data a partire dalla quale il consumatore potra’ esercitare il diritto oggetto del contratto:
Se il contratto riguarda un bene immobile specifico in costruzione, data in cui l’alloggio e i
servizi/le strutture saranno completati/disponibili:
Prezzo che il consumatore deve corrispondere per l’acquisizione del diritto o dei diritti:
Breve descrizione dei costi supplementari obbligatori imposti dal contratto; tipo di costi e
indicazione degli importi (ad esempio quote annuali, altre quote ricorrenti, prelievi
speciali, imposte locali):
Sintesi dei servizi fondamentali a disposizione del consumatore (ad esempio elettricita’,
acqua, manutenzione, raccolta di rifiuti) e indicazione dell’importo che il consumatore
deve pagare per tali servizi:
Sintesi delle strutture a disposizione del consumatore (ad esempio piscina o sauna):
Tali strutture sono incluse nei costi indicati in precedenza?
In caso negativo, specificare quelli inclusi e quelli a pagamento:
E’ possibile aderire ad un sistema di scambio?
In caso affermativo, specificare il nome del sistema di scambio:
Indicazione dei costi di affiliazione/scambio:
L’operatore ha sottoscritto uno o piu’ codici di condotta? In caso affermativo, dove
possono essere reperiti?
Parte 2:
Informazioni generali:
Il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto, senza indicarne le ragioni, entro
quattordici giorni di calendario a decorrere dalla conclusione del contratto o di qualsiasi
contratto preliminare vincolante ovvero dalla data di ricezione di tali contratti se
posteriore.
Durante il periodo di recesso e’ vietato qualsiasi versamento di denaro a titolo di acconto
da parte del consumatore. Il divieto riguarda qualsiasi onere, incluso il pagamento, la
prestazione di garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito bancario, il
riconoscimento esplicito di debito, ecc., e comprende non solo il pagamento a favore
dell’operatore, bensi’ anche di terzi.
Il consumatore non dovra’ sostenere costi od obblighi diversi da quelli stabiliti nel
contratto.
In conformita’ del diritto internazionale privato, il contratto puo’ essere disciplinato da una
legge diversa da quella dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del
consumatore e le eventuali controversie possono essere deferite ad organi giurisdizionali
diversi da quelli dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del consumatore.
Firma del consumatore:
Parte 3:
Informazioni supplementari cui ha diritto il consumatore e indicazioni specifiche per
poterle ottenere (ad esempio indicazione del capitolo di un opuscolo generale) se non
fornite in appresso:
1) INFORMAZIONI IN MERITO AI DIRITTI ACQUISITI
Condizioni poste a disciplina dell’esercizio del diritto oggetto del contratto sul territorio
dello Stato membro o degli Stati membri in cui il bene o i beni interessati sono situati,
indicazione se tali condizioni siano state rispettate o meno e, in caso negativo, quali
condizioni debbano ancora essere rispettate,qualora il contratto conferisca il diritto ad
occupare un alloggio da selezionare tra una serie di alloggi, informazioni sulle restrizioni
alle possibilita’ del consumatore di occupare in qualsiasi momento uno di questi alloggi.
2) INFORMAZIONI SUI BENI
Se il contratto riguarda un bene immobile specifico, la descrizione accurata e dettagliata di
tale bene e della sua ubicazione; se il contratto riguarda una serie di beni (multilocalita’),
la descrizione appropriata dei beni e della loro ubicazione; se il contratto riguarda una
sistemazione diversa da quella in un bene immobile, la descrizione appropriata della
sistemazione e delle strutture, servizi (ad esempio elettricita’, acqua, manutenzione,
raccolta di rifiuti) cui il consumatore ha o avra’ accesso e relative condizioni, eventuali
strutture comuni, quali piscina, sauna, ecc., cui il consumatore ha o potra’ avere accesso e
relative condizioni.
3) NORME AGGIUNTIVE RIGUARDANTI GLI ALLOGGI IN COSTRUZIONE (ove applicabile)
Stato di completamento dell’alloggio e dei servizi che lo rendono pienamente fruibile (gas,
elettricita’, acqua e collegamenti telefonici) e qualsiasi struttura cui il consumatore avra’
accesso, termine di completamento dell’alloggio e dei servizi che lo rendono pienamente
fruibile (gas, elettricita’, acqua e collegamenti telefonici) e una stima ragionevole del
termine di completamento di qualsiasi struttura cui il consumatore avra’ accesso, numero
della licenza edilizia e nome e indirizzo completi dell’autorita’ o delle autorita’ competenti,
garanzia quanto al completamento dell’alloggio o al rimborso di ogni pagamento effettuato
qualora l’alloggio non sia completato ed eventuali condizioni che disciplinano il
funzionamento di tali garanzie.
4) INFORMAZIONI SUI COSTI
Descrizione accurata e appropriata di tutti i costi connessi al contratto di multiproprieta’;
di come tali costi saranno ripartiti fra i consumatori e di come e quando tali costi possano
aumentare; il metodo di calcolo dell’ammontare delle spese relative all’occupazione del
bene, le spese obbligatorie (ad esempio imposte e tasse) e le spese amministrative
generali (ad esempio per gestione, manutenzione e riparazioni), eventuali informazioni
relative a spese, ipoteche, privilegi o altri gravami registrati sul bene.
5) INFORMAZIONI SULLA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO
Eventuali informazioni sulle disposizioni per la risoluzione di contratti accessori e sulle
conseguenze di tale risoluzione, condizioni di risoluzione del contratto, relative
conseguenze e informazioni su qualsiasi responsabilita’ del consumatore per eventuali
costi derivanti dalla risoluzione stessa.
6) INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
Informazioni sulle modalita’ con cui sono organizzate la manutenzione e le riparazioni del
bene e l’amministrazione e gestione dello stesso, specificando se e come i consumatori
possono influire e partecipare alle decisioni in materia, informazioni sulla possibilita’ o
meno di aderire a un sistema per la rivendita dei diritti contrattuali, informazioni sul
sistema pertinente e indicazione dei costi connessi con la rivendita mediante tale sistema,
indicazione della lingua o delle lingue che si possono usare per le comunicazioni con
l’operatore per quanto riguarda il contratto, ad esempio in relazione alle decisioni
gestionali, all’aumento dei costi e al trattamento di richieste e reclami, eventuale
possibilita’ di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
Conferma della ricezione delle informazioni.
Firma del consumatore.
(1) Allegato inserito dall’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
ALLEGATO II-ter
(di cui all’articolo 71, comma 1, lettera b), e all’articolo 73, commi 3, lettera b), e 4) (1)
FORMULARIO INFORMATIVO PER I CONTRATTI RELATIVI A PRODOTTI PER LE
VACANZE DI LUNGO TERMINE
Parte 1:
Identita’, luogo di residenza e stato giuridico dell’operatore o degli operatori che saranno
parti del contratto.
Breve descrizione del prodotto.
Natura e contenuto esatti del diritto o dei diritti.
Indicazione precisa del periodo entro il quale puo’ essere esercitato il diritto oggetto del
contratto ed eventualmente la durata del regime instaurato.
Data a partire dalla quale il consumatore potra’ esercitare il diritto oggetto del contratto.
Prezzo che il consumatore deve corrispondere per l’acquisizione del diritto o dei diritti,
inclusi i costi ricorrenti che il consumatore dovra’ presumibilmente sostenere in
conseguenza del suo diritto di ottenere accesso all’alloggio, del viaggio e di qualsiasi altro
prodotto o servizio connesso come specificato.
Piano di pagamento scaglionato che stabilisce le rate di pari importo per ciascun anno di
durata del contratto per il prezzo in questione e date in cui devono essere versate.
Dopo il primo anno, gli importi successivi possono essere adeguati per assicurare che sia
mantenuto il valore reale di tali rate, ad esempio per tenere conto dell’inflazione.
Breve descrizione dei costi supplementari obbligatori imposti dal contratto; tipo di costi e
indicazione degli importi (ad esempio quote annuali di affiliazione).
Sintesi dei servizi fondamentali a disposizione del consumatore (ad esempio soggiorni in
albergo e voli scontati).
Sono inclusi nei costi indicati in precedenza?
In caso negativo, specificare quelli inclusi e quelli a pagamento (ad esempio soggiorno di
tre notti incluso nella quota annuale di affiliazione; qualsiasi altra sistemazione deve
essere pagata a parte).
L’operatore ha sottoscritto uno o piu’ codici di condotta? In caso affermativo, dove
possono essere reperiti?
Parte 2:
Informazioni generali:
Il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto, senza indicarne le ragioni, entro
quattordici giorni di calendario a decorrere dalla conclusione del contratto o di qualsiasi
contratto preliminare vincolante ovvero dalla data di ricezione di tali contratti se
posteriore.
Durante il periodo di recesso e’ vietato qualsiasi versamento di denaro a titolo di acconto
da parte del consumatore. Il divieto riguarda qualsiasi onere, incluso il pagamento, la
prestazione di garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito bancario, il
riconoscimento esplicito di debito, ecc., e comprende non solo il pagamento a favore
dell’operatore, bensi’ anche di terzi.
Il consumatore ha il diritto di porre fine al contratto senza incorrere in penali dando
preavviso all’operatore entro quattordici giorni di calendario dalla ricezione della richiesta
di pagamento per ciascuna rata annuale.
Il consumatore non dovra’ sostenere spese od obblighi diversi da quelli specificati nel
contratto.
In conformita’ del diritto internazionale privato, il contratto puo’ essere disciplinato da una
legge diversa da quella dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del
consumatore e le eventuali controversie possono essere deferite ad organi giurisdizionali
diversi da quelli dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del consumatore.
Firma del consumatore.
Parte 3:
Informazioni supplementari cui ha diritto il consumatore e indicazioni specifiche per
poterle ottenere (ad esempio indicazione del capitolo di un opuscolo generale) se non
fornite in appresso:
1) INFORMAZIONI SUI DIRITTI ACQUISITI
Descrizione appropriata e corretta degli sconti disponibili per future prenotazioni, illustrata
con una serie di esempi di offerte recenti, informazioni sulle restrizioni alla possibilita’ del
consumatore di godere dei diritti, quali la disponibilita’ limitata o le offerte proposte in
base all’ordine di arrivo o i termini previsti per promozioni particolari e sconti speciali.
2) INFORMAZIONI SULLA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO
Eventuali informazioni sulle modalita’ per la risoluzione di contratti accessori e sulle
conseguenze di tale risoluzione, condizioni di risoluzione del contratto, relative
conseguenze e informazioni su qualsiasi responsabilita’ del consumatore per eventuali
costi derivanti dalla risoluzione stessa.
3) INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
Indicazione della lingua o delle lingue che possono essere utilizzate per le comunicazioni
con l’operatore per quanto riguarda il contratto, ad esempio in relazione al trattamento di
richieste e reclami, eventuale possibilita’ di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
Conferma della ricezione delle informazioni.
Firma del consumatore.
(1) Allegato inserito dall’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
ALLEGATO-II quater
(di cui all’articolo 71, comma 1, lettera c), e all’articolo 73, commi 3, lettera b) e 4) (1)
FORMULARIO INFORMATIVO PER I CONTRATTI DI RIVENDITA
Parte 1:
Identita’, luogo di residenza e stato giuridico dell’operatore o degli operatori che saranno
parti del contratto.
Breve descrizione dei servizi (ad esempio commercializzazione).
Durata del contratto.
Prezzo che il consumatore deve corrispondere per l’acquisto dei servizi.
Breve descrizione dei costi supplementari obbligatori imposti dal contratto; tipo di costi e
indicazione degli importi (ad esempio imposte locali, parcelle notarili, costi inerenti alla
pubblicita’).
L’operatore ha sottoscritto uno o piu’ codici di condotta? In caso affermativo, dove
possono essere reperiti?
Parte 2:
Informazioni generali:
Il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto, senza indicarne le ragioni, entro
quattordici giorni di calendario a decorrere dalla conclusione del contratto o di qualsiasi
contratto preliminare vincolante ovvero dalla data di ricezione di tali contratti se
posteriore.
E’ vietato qualsiasi versamento di denaro a titolo di acconto da parte del consumatore fino
al momento in cui la vendita abbia effettivamente avuto luogo o sia stata altrimenti posta
fine al contratto di rivendita. Il divieto riguarda qualsiasi onere, incluso il pagamento, la
prestazione di garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito bancario, il
riconoscimento esplicito di debito, ecc., e comprende non solo il pagamento a favore
dell’operatore, bensi’ anche di terzi.
Il consumatore non dovra’ sostenere costi od obblighi diversi da quelli specificati nel
contratto.
In conformita’ del diritto internazionale privato, il contratto puo’ essere disciplinato da una
legge diversa da quella dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del
consumatore e le eventuali controversie possono essere deferite ad organi giurisdizionali
diversi da quelli dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del consumatore.
Firma del consumatore.
Parte 3:
Informazioni supplementari cui ha diritto il consumatore e indicazioni specifiche per
poterle ottenere (ad esempio indicazione del capitolo di un opuscolo generale) se non
fornite in appresso:
condizioni di risoluzione del contratto, relative conseguenze e informazioni su qualsiasi
responsabilita’ del consumatore per eventuali costi derivanti dalla risoluzione stessa,
indicazione della lingua o delle lingue che possono essere utilizzate per le comunicazioni
con l’operatore per quanto riguarda il contratto, ad esempio in relazione al trattamento di
richieste e reclami, eventuale possibilita’ di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
Conferma della ricezione delle informazioni.
Firma del consumatore.
(1) Allegato inserito dall’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
ALLEGATO II-quinquies
(di cui all’articolo 71, comma 1, lettera d), e all’articolo 73, commi 3, lettera b), e 4) (1)
FORMULARIO INFORMATIVO PER I CONTRATTI DI SCAMBIO
Parte 1:
Identita’, luogo di residenza e stato giuridico dell’operatore o degli operatori che saranno
parti del contratto:
Breve descrizione del prodotto.
Natura e contenuto esatti del diritto o dei diritti.
Indicazione precisa del periodo entro il quale puo’ essere esercitato il diritto oggetto del
contratto ed eventualmente la durata del regime instaurato.
Data a partire dalla quale il consumatore potra’ esercitare il diritto oggetto del contratto.
Prezzo che il consumatore deve corrispondere per lo scambio delle quote di affiliazione.
Breve descrizione dei costi supplementari obbligatori imposti dal contratto; tipo dei costi e
indicazione degli importi (ad esempio quote di rinnovo, altre quote ricorrenti, prelievi
speciali, imposte locali).
Sintesi dei servizi fondamentali a disposizione del consumatore.
Sono inclusi nei costi indicati in precedenza?
In caso contrario, specificare quelli inclusi e quelli a pagamento (tipologia dei costi e
indicazione degli importi; ad esempio una stima del prezzo dovuto per singole operazioni
di scambio, comprese eventuali spese aggiuntive).
L’operatore ha sottoscritto uno o piu’ codici di condotta? In caso affermativo, dove
possono essere reperiti?
Parte 2:
Informazioni generali:
Il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto, senza indicarne le ragioni, entro
quattordici giorni di calendario a decorrere dalla conclusione del contratto o di qualsiasi
contratto preliminare vincolante ovvero dalla data di ricezione di tali contratti se
posteriore. Nel caso in cui il contratto di scambio sia offerto congiuntamente e
contestualmente al contratto di multiproprieta’, ai due contratti si applica un unico periodo
di recesso.
Durante il periodo di recesso e’ vietato qualsiasi versamento di denaro a titolo di acconto
da parte del consumatore. Il divieto riguarda qualsiasi onere, incluso il pagamento, la
prestazione di garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito bancario, il
riconoscimento esplicito di debito, ecc., e comprende non solo il pagamento a favore
dell’operatore, bensi’ anche di terzi.
Il consumatore non dovra’ sostenere costi od obblighi diversi da quelli specificati nel
contratto.
In conformita’ del diritto internazionale privato, il contratto puo’ essere disciplinato da una
legge diversa da quella dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del
consumatore e le eventuali controversie possono essere deferite ad organi giurisdizionali
diversi da quelli dello Stato membro di residenza o domicilio abituale del consumatore.
Firma del consumatore.
Parte 3:
Informazioni supplementari cui ha diritto il consumatore e indicazioni specifiche per
poterle ottenere (ad esempio indicazione del capitolo di un opuscolo generale) se non
fornite in appresso:
1) INFORMAZIONI SUI DIRITTI ACQUISITI
Spiegazione del funzionamento del sistema di scambio; possibilita’ e modalita’ di scambio;
indicazione del valore attribuito alla multiproprieta’ del consumatore nel sistema di
scambio; serie di esempi di possibilita’ concrete di scambio, indicazione del numero di
localita’ disponibili e numero degli aderenti al sistema di scambio, comprese eventuali
limitazioni quanto alla disponibilita’ di alloggi particolari scelti dal consumatore, ad
esempio a motivo di periodi di picco della domanda, eventuale necessita’ di prenotare con
molto anticipo, nonche’ indicazioni di eventuali restrizioni dei diritti di multiproprieta’ del
consumatore previsti dal sistema di scambio.
2) INFORMAZIONI SUI BENI
Descrizione breve e appropriata dei beni e della loro ubicazione; se il contratto riguarda un
alloggio diverso dai beni immobili, descrizione appropriata dell’alloggio e delle strutture;
indicazione di dove il consumatore puo’ ottenere informazioni supplementari.
3) INFORMAZIONI SUI COSTI
Informazioni sull’obbligo dell’operatore di fornire per ogni scambio proposto, prima di
organizzare lo scambio stesso, dettagli in merito a qualsiasi costo aggiuntivo a carico del
consumatore in relazione allo scambio.
4) INFORMAZIONI SULLA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO
Eventuali informazioni sulle disposizioni per la risoluzione di contratti accessori e sulle
conseguenze di tale risoluzione, condizioni di risoluzione del contratto, relative
conseguenze e informazioni su qualsiasi responsabilita’ del consumatore per eventuali
costi derivanti dalla risoluzione stessa.
5) INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
Indicazione della lingua o delle lingue che possono essere utilizzate per le comunicazioni
con l’operatore per quanto riguarda il contratto, ad esempio in relazione al trattamento di
richieste e reclami, eventuale possibilita’ di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
Conferma della ricezione delle informazioni.
Firma del consumatore.
(1) Allegato inserito dall’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.
ALLEGATO II-sexies
(di cui all’articolo 72, comma 6, e all’articolo 74, comma 2) (1)
FORMULARIO SEPARATO PER FACILITARE IL DIRITTO DI RECESSO
Diritto di recesso
Il consumatore ha il diritto di recedere dal contratto, senza indicarne le ragioni, entro
quattordici giorni di calendario.
Il diritto di recesso ha inizio a decorrere dal … (da compilare a cura dell’operatore prima
di trasmettere il formulario al consumatore).
Qualora il consumatore non abbia ricevuto il presente formulario, il periodo di recesso ha
inizio una volta che il consumatore l’abbia ricevuto, ma scade in ogni caso dopo un anno e
quattordici giorni di calendario.
Qualora il consumatore non abbia ricevuto tutte le informazioni richieste, il periodo di
recesso ha inizio una volta che il consumatore le abbia ricevute, ma scade in ogni caso
dopo tre mesi e quattordici giorni di calendario.
Al fine di esercitare il diritto di recesso, il consumatore comunica la propria decisione
all’operatore usando il nome e l’indirizzo sotto indicati su supporto durevole (ad esempio
lettera scritta inviata per posta o messaggio di posta elettronica). Il consumatore puo’
utilizzare il formulario in appresso, ma non e’ obbligato a farlo.
Qualora il consumatore eserciti il diritto di recesso, non gli viene imputato alcun costo.
Oltre al diritto di recesso, norme del diritto dei contratti nazionale possono prevedere il
diritto del consumatore, ad esempio, di porre fine al contratto in caso di omissione di
informazioni.
Divieto di acconti.
Durante il periodo di recesso, e’ vietato qualsiasi versamento di denaro a titolo di acconto
da parte del consumatore. Tale divieto riguarda qualsiasi onere, inclusi i pagamenti, la
prestazione di garanzie, l’accantonamento di denaro sotto forma di deposito bancario, il
riconoscimento esplicito di debito, ecc.
Tale divieto include non soltanto i pagamenti a favore dell’operatore, ma anche di terzi.
Notifica di recesso A (nome e indirizzo dell’operatore) (*)
Il/I (**) sottoscritto/i comunica/no con la presente di recedere dal contratto Data di
conclusione del contratto (*)
Nome del consumatore/dei consumatori (***)
Indirizzo del consumatore/dei consumatori (***)
Firma del consumatore/dei consumatori (solo se il presente formulario e’ inviato su carta)
(***)
Data (***)
(*) Da compilare a cura dell’operatore prima di trasmettere il formulario al consumatore
(**) Cancellare la dicitura inutile
(***) Da compilare a cura del consumatore/dei consumatori nel caso in cui sia utilizzato il
presente formulario per recedere dal contratto
Conferma della ricezione delle informazioni
Firma del consumatore.
(1) Allegato inserito dall’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79.

Ci teniamo a sottolineare che il servizio è e rimarrà sempre gratuito, in quanto lo scopo ultimo della nostra associazione è proprio garantire tutela a tutti i consumatori e far valere sempre i loro diritti!

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