Risarcimento da colpo di frusta: come funziona

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In seguito a moltissimi incidenti stradali, la richiesta del danneggiato non si limita al risarcimento dei danni materiali, ossia dei danni subiti al veicolo, ma riguarda anche gli eventuali danni fisici.
Difatti, l’onerosa copertura assicurativa serve non solo a risarcire i danni alle cose, ma anche i danni subiti alle persone eventualmente coinvolte nel sinistro.

È frequente, infatti, che in seguito ad un incidente stradale (di solito ad un tamponamento), la vittima riscontri fastidi nella zona collo/spalla; fastidi che possono poi concretizzarsi nel cosiddetto trauma da distorsione cervicale: il noto colpo di frusta.
L’impatto posteriore conseguente ad un tamponamento, pertanto, potrebbe avere degli effetti non proprio piacevoli sulla persona: potrebbe derivarne, appunto, un vero e proprio trauma, di solito caratterizzato dalla presenza di un dolore molto forte al collo nonché da vertigini, mal di testa e rigidità alle braccia.

È da tener presente che i sintomi e gli effetti del colpo di frusta ben potrebbero manifestarsi nei giorni successivi al tamponamento.
Ciò significa che al momento dell’incidente il danneggiato potrebbe anche non accusare alcun dolore o alcuna anomalia fisica. Tuttavia, a distanza di qualche ora o addirittura di qualche giorno, potrebbero comparire tutti i sintomi del colpo di frusta sopra descritti e, conseguentemente, un notevole malessere fisico. Malessere che potrebbe ben trascinarsi per un lungo periodo e che potrebbe anche faticare a scomparire.

Pertanto, nei momenti immediatamente successivi ad un tamponamento, è opportuno recarsi prontamente da un medico o da una specialista per effettuare tutti gli opportuni accertamenti alle zone del collo e delle spalle che potrebbero esser state in qualche modo interessate da un evento traumatico.

Per molto tempo, sotto il profilo risarcitorio e normativo, questa casistica è stata trattata con molta leggerezza. Per poter avanzare una richiesta di risarcimento da colpo di frusta alla compagnia assicuratrice responsabile, infatti, era semplicemente necessario recarsi da un medico oppure al pronto soccorso) per vedersi diagnosticato il trauma.
Come noto, però, il fenomeno dei falsi incidenti stradali e delle truffe assicurative ha portato il legislatore ad introdurre una disciplina normativa molto complessa e ben più severa, nonché “ostile” al risarcimento danni da colpo di frusta ed ai consumatori onesti in generale.

È dapprima intervenuto il cosiddetto decreto Monti, nel 2012, che ha previsto che nel caso di piccole lesioni il risarcimento è possibile solo vi è la prova del danno effettivo; prova che può essere ottenuta soltanto tramite un accertamento clinico di natura strumentale.
Se in sostanza detto che il certificato medico che riscontri un trauma risarcibile non potrà esser più utilizzato dai richiedenti quale prova strumentale al risarcimento dei danni da colpo di frusta, essendo invece necessario accertare clinicamente, attraverso appunto un accertamento medico strumentale (una radiografia, ad esempio, oppure una risonanza magnetica), la presenza di danni fisici effettivi, inclusi i traumi da cosiddetto colpo di frusta.
Pertanto, mentre in precedenza era semplicemente necessario che la vittima ottenesse un certificato del medico, magari compiacente, per poter ottenere un risarcimento di un danno fisico, da qualche anno a questa parte è necessario invece richiedere un accertamento clinico ben più complesso ed oneroso.

È evidente che questa normativa ha sicuramente frenato il fenomeno delle truffe assicurative, che per molti anni hanno dominato il settore dell’ infortunistica stradale, con spiacevoli ripercussioni anche sotto il profilo economico (sovente, le compagnie hanno aumentato i corrispettivi per compensare i maggiori esborsi conseguenti ai raggiri perpetrati da qualche cittadino disonesto). Era infatti frequente che qualcuno si fingesse danneggiato fisicamente e che, magari con la complicità di un medico, si “procurasse” un certificato attestante la sussistenza di piccole lesioni risarcibili. Ce lo conferma la cronaca giudiziaria, del resto.

È altrettanto evidente, però, che questa normativa, nonostante sia stata in un certo senso in grado di frenare il triste fenomeno delle truffe assicurative, abbia però sacrificato il diritto dei cittadini in buona fede, ossia effettivamente danneggiati, ad ottenere (senza fare salti mortali) il risarcimento dei danni derivanti da colpo di frusta.
In effetti, chi è realmente colpito da una piccola lesione è oggi costretto dalla legge a sostenere costi anche molto elevati per sottoporsi ad accertamenti medici strumentali, al fine di poter dimostrare l’effettiva sussistenza di un danno fisico e di vedersi riconosciuto il risarcimento che gli spetta. In soldoni, la vittima in buona fede di una micro lesione dovrà, al pari dei disonesti, sottoporsi ad esami strumentali molto gravosi per poter accedere alla tutela risarcitoria.

Si aggiunga che nell’agosto del 2017 è intervenuta una modifica normativa che rende ancora più severa la disciplina scolpita dal governo Monti: per ottenere il risarcimento del danno fisico, oltre a quanto già detto in precedenza, quest’ultimo dovrà essere visibilmente riscontrabile (ad esempio attraverso una cicatrice). Resterà da verificare quanto questa normativa possa effettivamente ritenersi applicabili anche a quelle casistiche nelle quali difficilmente un danno possa risultare visibile, come appunto al caso dei traumi da cd. Colpo di frusta.
Ai posteri (e ai giudici) l’ardua sentenza.

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