Crisi economica, crollano anche i consumi alimentari Ferrara: “Le famiglie sono sul lastrico”

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consumi-crollo3Nel 2012 meno 3660 euro rispetto al 2007,  la spendig rewiew delle famiglie a seguito della crisi che dal 2011 attanaglia l’economia mondiale non conosce sosta. A diramare i dati che sanciscono l’ennesima frenata dei consumi è “Confindustria”. Secondo l’associazione degli industriali nell’anno appena passato è come se le famiglie avessero rinunciato a circa un mese e mezzo di consumi.

Disoccupazione e maggiore tassazione le cause principali: «Gli italiani sono stati costretti ad una spending review da “determinanti oggettive”: in primis i posti di lavoro persi e l’aumento di tasse dirette e indirette, che hanno peggiorato i bilanci familiari e ridotto il reddito disponibile reale dell’11 per cento. Poi c’è il calo della fiducia dei consumatori ai minimi storici. Così nel complesso la spesa per consumi finali è arretrata del 6,6 per cento in termini reali».

Il dato maggiormente preoccupante dello studio è il calo dei consumi anche in riferimento a beni alimentari o cosiddetti di prima necessità

L’italiano medio compra meno pane e cereali, -14,8 per un risparmio di 141 euro l’anno, riduce le spese per le visite mediche -25,3 per cento, 110 euro risparmiati. Mangia meno pesce -13,2 per cento, frutta -8,3 per cento, olio -11,8 per cento, acqua minerale -15,1 per cento, vino -14,4 per cento. L’unico dato in controtendenza è quello del consumo di birra +4,2 per cento.

Inevitabili le ripercussioni anche sui quei beni ritenuti non indispensabili

Scende la spesa in abbigliamento -23,1 per cento con un risparmio di 309 euro, quella per mobili, pentole, biancheria. E quella nei trasporti -17,1 per cento soprattutto per i minori acquisti di auto -19,2 per cento. Si leggono meno giornali e riviste -30,6 per cento, rari i pasti fuori casa -8,2 per cento, crollano anche i beni superflui per eccellenza 60 euro in meno l’anno per argenteria, orologeria e bigiotteria, in calo del 65,6 per cento.

Unico dato in aumento è quello dei nuclei familiari composti da una sola persona con più di 65 anni di età, in questo caso però incide in maniera determinante la necessità di non poter rinunciare a servizi domestici +95 euro l’anno, acquisti di carne +86 euro, spese telefoniche +103 euro

«Sono dati allarmanti al cospetto dei quali bisogna agire subito e con fermezza – a dirlo è Antonio Ferrara presidente di “Sos utenti consumatori” – il governo non può più rincorrere le vicende giudiziarie dei singoli assistendo impotente allo sfacelo economico di tante famiglie ridotte ormai sul lastrico. Le cause di questa crisi senza precedenti non sono di certo riconducibili alle famiglie. Perché a farne le spese devono essere sempre e soltanto loro?»

Raffaele de Chiara

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