Fermo Amministrativo Illegittimo!

fermo amministrativo

La Suprema Corte interviene nuovamente sul fermo amministrativo illegittimo emesso su un veicolo.

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La Corte di Cassazione, seconda sezione civile, nella sentenza n. 23502/2015 del 17.11.2015, ha precisato che per richiedere un ulteriore risarcimento ex art. 96 c.p.c., il cittadino deve dimostrare di aver subito un concreto pregiudizio.

La vicenda nasce da un’impugnazione avverso un fermo amministrativo incardinata innanzi al Giudice di Pace: nello specifico il cittadino aveva evidenziato di aver ricevuto comunicazione di avvenuto fermo del proprio veicolo ex art. 86 d.p.r. n. 602/1973, a garanzia di un presunto credito preteso a titolo di sanzioni amministrative per asserite infrazioni al codice della strada.

Il Giudice di Pace aveva evidenziato l’illegittimo operato di Equitalia poiché non vi era prova che le cartelle esattoriali fossero state debitamente notificate al cittadino, né tale prova emergeva dalla parziale documentazione prodotta in giudizio e per questo motivo condannava Equitalia.

Avverso tale decisione proponeva ricorso per cassazione Equitalia, si costituiva con controricorso il cittadino rimasto vittorioso in primo grado.
La sentenza emessa dalla Cassazione è molto importante dal punto di vista di tutela del consumatore- contribuente perché ha rigettato il ricorso dell’esattore Equitalia.

In particolare la Suprema Corte ha evidenziato come l’esattore avrebbe dovuto impugnare la decisione del Giudice di Pace di cancellazione del fermo amministrativo non con ricorso in Cassazione, ma con l’appello.

Gli Ermellini, hanno precisato in sentenza che il fermo amministrativo di beni mobili registrati ha natura non già di atto di espropriazione forzata, ma di procedura a questa alternativa, trattandosi di misura puramente afflittiva volta a indurre il debitore all’adempimento, sicché la sua impugnativa, sostanziandosi in un’azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione in tema di riparto della competenza per materia e per valore (cfr. Cass. SS.UU. ord. 15354/15).

Per tale motivo sarebbe dovuto essere dunque esperito, avverso la sentenza del giudice di pace, il rimedio dell’appello e non del ricorso in cassazione. Pertanto il ricorso è stato rigettato con la vittoria del consumatore.
La sentenza tocca anche un altro punto ovvero il risarcimento richiesto dal consumatore- contribuente ex art. 96 c.p.c. per il danno subito a seguito del fermo amministrativo illegittimo.

Su tale circostanza gli Ermellini sono chiari nel ritenere che è necessaria una prova chiara ed univoca del pregiudizio subito; in mancanza di tale prova, di nessuna tutela risarcitoria potrà avvalersi il cittadino a causa del giudizio intentato contro Equitalia per ottenere l’annullamento del fermo amministrativo illegittimamente emesso per un veicolo di sua proprietà.

Neppure, proseguono i giudici, può accogliersi la richiesta di risarcimento ex art. 96 c.p.c. avanzata dal cittadino che non ha fornito alcuna dimostrazione relativamente all’ an del pregiudizio che assume di aver sofferto e di cui ha invocato il ristoro.

È necessario, quindi, per richiedere un ulteriore danno ex art. 96 c.p.c. (responsabilità aggravata), l’accertamento sia dell’elemento soggettivo dell’illecito (mala fede o colpa grave) sia dell’elemento oggettivo (danno sofferto): se non risultano elementi obiettivi dai quali desumere la concreta esistenza del danno, nulla può essere liquidato a tale titolo, neppure ricorrendo a criteri equitativi.

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