Fisco, Confartigianato lancia l’allarme: “La pressione fiscale è insostenibile”

tasse_dwn_2Un balzello di oltre 14 miliardi di euro a tanto ammonta l’aumento rispetto al 2012 sostenuto dagli italiani derivante dal passaggio dall’Ici all’Imu. Di questi oltre il 39,1 per cento, pari a 9,3 miliardi di euro,  è pagato dagli imprenditori attraverso l’odiosa tassa sugli immobili produttivi. A denunciarlo è “Confartigianato” che rileva come l’imposta municipale sui capannoni sia ancora più costosa. A partire da gennaio infatti è stato registrato un aumento automatico «Da 60 a 65 del moltiplicatore da applicare alle rendite catastali per gli immobili produttivi». Il risultato? L’Imu per le aziende italiane ha subito un incremento dell’8,3 per cento «491, 2 milioni di euro di maggiori tasse per le aziende italiane».

Non va meglio con il passaggio dalla Tarsu alla Tares

Il nuovo tributo sui rifiuti e sui servizi provocherà un aumento medio di 26 euro per abitante, il 176 per cento in più rispetto a quanto avviene con le tradizionali Tarsu e Tia. «I rincari – spiega l’associazione di categoria  – andrà a sommarsi ai continui aumenti registrati in questi anni dalle tariffe dei rifiuti: tra marzo 2012 e quello scorso sono cresciute del 4,9 per cento». Se si assume come riferimento il periodo della crisi, cioè dal 2008, l’aumento fa registrare un poco rassicurante più 22,1 per cento, che diventa più 56,6 per cento negli ultimi dieci anni.

Totalmente diversa la situazione nell’eurozona dove, sempre secondo le stime degli artigiani, le tariffe dei rifiuti sono aumentate dell’11,5 per cento negli anni della crisi e del 32,2 per cento negli ultimi dieci anni.

Le nuove vittime sacrificali del tributo sono manco a dirlo piccoli esercenti

L’esempio emblematico è quello dei titolari di esercizi come la pizza al taglio che operano in piccoli comuni: in questo caso il rincaro con il passaggio dalla Tarsu alla Tares comporterà un aumento fino al 301,1 per cento. Tutto ciò è inaccettabile per il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti: «Gli imprenditori non possono sopportare ulteriori aumenti di pressione fiscale, né l’incertezza su tempi e modalità di applicazione dei tributi».

Dello stesso avviso anche Raffaele Bianco consulente del lavoro ed esperto in materia tributaria e fiscale, collaboratore dell’associazione “Sos utenti consumatori”. «L’immane pressione del fisco sulle aziende congiuntamente all’incertezza sull’entità e le modalità di pagamento dei tributi costituiscono una delle cause principali dell’evasione fiscale nel nostro Paese» Per Bianco sono necessarie delle riforme ma che tengano conto delle esigenze di tutti.

«Chiudere gli occhi dinanzi alle storture dell’economia nostrana sarebbe fin troppo miope, bisogna riformare il sistema contributivo, se necessario anche con aumenti delle imposte e dei tributi, tuttavia però non si possono non tener conto delle esigenze dei piccoli e medi imprenditori. Non dimentichiamo che sono loro a creare lavoro e a consentire assieme ai lavoratori di produrre ricchezza».

Raffaele de Chiara 

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