L’Italia delle disparità sociali: c’è chi vive con 500 euro al mese e chi con 9 mila

pensionati.jpgAl posto delle vacanze estive preferiscono lo stanco rito quotidiano della passeggiata al parco, alla carne di prima scelta quella di seconda, meno pregiata ma senz’altro più economica, al pesce migliore quello azzurro, costa meno, ma soltanto una volta a settimana. E’ il popolo dei pensionati che vive con 500 euro al mese, sono quasi due milioni nel nostro Paese, un popolo di invisibili che emerge soltanto ai margini delle relazioni sulle statistiche di volta in volta redatte per fotografare la situazione economica del Paese.

Una popolazione sterminata quello di chi non lavora più che va da chi a stento riesce a mettere assieme il pranzo con la cena fino a coloro che arrivano a percepire 8224 euro mensili, è il caso di alcuni magistrati andati in pensione all’apice della carriera e con il massimo dei contributi.

Nel mezzo i tanti che a stento arrivano a percepire 1000 euro al mese

«I dati emersi nei giorni scorsi dalla relazione del presidente Antonio Mastrapasqua sono la foto drammatica della crisi e delle condizioni che vivono le persone – a dirlo è Vera Lamonica segretario Confederale cgil che sottolinea – le condizioni di cui sopra sono aggravate da una riforma quella dell’ex ministro tecnico Ferrero, dall’impatto “devastante”».

Nel privato sono circa 881 euro in media gli importi delle pensioni erogate che salgono fino a 1527 euro per quelle di anzianità; 695 per quelle di vecchiaia; 606 per quelle di invalidità; 565 per i superstiti. Di contro nel pubblico gli 881 euro diventano a seconda dei casi 1725 euro medi o 1175 euro. Numeri che colpiscono per la loro disparità ma solo i meno esperti.

Per il presidente Mastrapasqua infatti il tutto è dovuto «Ad una maggiore discontinuità lavorativa nel privato rispetto al pubblico, un maggior numero di pensioni di vecchiaia calcolate su minimi contributivi, una maggiore presenza di donne pensionate ed un elevato numero di pensioni indirette liquidate nella gestione privata». Un spiegazione, quella offerta dal vertice dell’Inps, ferma a metà strada tra il burocratese e la retorica. Ciò che appare altresì chiaro è altro.

L’Italia di chi può permettersi vacanze da nababbi con poco più di ottomila euro al mese e quella di chi invece stenta a sopravvivere con 500 euro mensili, il trionfo dell’ingiustizia sociale, è sotto gli occhi di tutti ma nessuno o quasi sembra vederlo.

Raffaele de Chiara 

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