Non sono dovuti i costi fissi al comune per l’attivazione utenze idriche

Non sono dovuti i costi fissi al comune

Parola di Cassazione: non sono dovuti i costi fissi al comune per l’attivazione utenze idriche

Con ordinanza n.14143/2017 del 07.06.2017 la Corte di Cassazione ha stabilito che i cittadini non sono tenuti a corrispondere i cosiddetti “diritti fissi” al comune per quanto riguarda le utenze idriche.
Infatti secondo la Cassazione poiché in materia di corrispettivo per il godimento di un pubblico servizio il cittadino assume natura di diritto soggettivo, quest’ultimo potrà essere tutelato dal giudice ordinario in relazione alla non esistenza in capo all’ente del poter pretendere una prestazione pecuniaria di un determinato importo.

Tale ordinanza trae origine dal fatto che in un procedimento avente ad oggetto l’accertamento circa la richiesta della titolare di un’utenza di servizio idrico della non debenza di “diritto fisso” richiesto dal Comune.
Sul caso specifico il Giudice di Pace rigettava la domanda e il Comune in Cassazione esponendo due motivi:

– Affermando di aver gestito il servizio idrico determinando le relative tariffe nel pieno rispetto delle normative in vigore.

– Sostenendo che il giudice, valutando illegittimo il diritto fisso, avrebbe dovuto disapplicare varie delibere comunali e la stessa delibera del CIPE N.131 che ne costituisce il fondamento.

Tuttavia i vari punti esposti dal ricorrente non convincono La Suprema Corte che mediante la citata ordinanza ritiene non fondati i motivi e quindi rigetta il ricorso.
Nello specifico gli Ermellini affermano che in tema di corrispettivo dovuto al godimento di un pubblico servizio, la posizione del privato assume la natura di diritto soggettivo, tutelabile dinnanzi al Giudice ordinario, per quanto attiene all’accertamento della inesistenza del potere dell’ente di pretendere una prestazione pecuniaria di un determinato importo.

Su tale vicenda vengono in rilievo diritti ed obblighi di fonte contrattuale privata e il giudice può verificare in via incidentale la legittimità e soprattutto l’efficacia di provvedimenti delle autorità amministrativi determinativi o modificativi della tariffa.

Nel Caso specifico infatti la debenza del diritto fisso “fogne e depurazioni” attiene al rapporto di utenza del servizio idrico integrato inquadrabile nei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, la cui fonte regolatrice non è di natura amministrativa ma di diritto privato negoziale, indipendentemente dalla natura dell’erogatore.

Va altresì osservato che proprio dalla parte di delibera n. 55 del 2002, riportata nello stesso ricorso emerge che l’importo fisso fognatura e depurazione e composto da voci del tutto estranee ai consumi di acqua/ e relative invece ad altri parametri (numero addetti, superficie edificata/ ecc.), non contemplati dalla predetta delibera del CIPE n. 131 del 2002.

Non si comprende dunque per quale ragione l’odierna resistente avrebbe dovuto impugnare la deliberazione del CIPE, cui la delibera n. 55 del 2002 avrebbe dovuto conformarsi, né altre delibere comunali, come richiesto dal ricorrente, la cui rilevanza non iene specificamente chiarita.

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