E’ reato trasportare prodotti in cattivo stato di conservazione

sequestro-alimenti

E’ reato trasportare prodotti in cattivo stato di conservazione

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Parola di Cassazione

Capita non di rado di vedere prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione, ad esempio quantità di pane e panini non confezionati, ma posti in sacchi di farina riciclati e in ceste perforate non coperte.
Pur essendo una pratica abitudinaria da parte dei panifici, costituisce una violazione alla norma penale esporre ai fini della vendita prodotti e alimenti in cattivo stato di conservazione.

Sul punto si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione con una recentissima sentenza, ovvero la cassazione-35179-16-articolo, la quale nel prendere in esame questioni di natura alimentare, raggiunge alla conclusione di dover confermare la condanna ad un uomo, colpevole di aver detenuto per la vendita e trasportato 8 kg. di pane e 4 graffe in cattivo stato di conservazione.

Nel caso specifico i prodotti non erano stati confezionati correttamente e secondo la normativa sanitaria in vigore, ed erano stati posti all’interno di sacchi di carta riciclati ed in ceste di plastica forate e non coperte.
L’imputato, tramite difensore, proponeva impugnazione sottolineando che il furgone da lui utilizzato era autorizzato “al trasporto di derrate deperibili” e, dunque, disponeva dei presidi igienico-sanitari necessari per garantire la conservazione dei prodotti.

Sulla base di ciò gli Ermellini precisano «che il reato di cui alla L. n. 283 del 1962, art. 5, lett. b) vieta la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione e la distribuzione per il consumo di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, mira non solo a prevenire mutazioni che sono qualificate come evento dannoso (prodotto con cariche microbiche superiori ai limiti stabiliti dal regolamento o da ordinanze; prodotti insudiciati, invasi da parassiti, alterati, ecc.), ma persegue un autonomo fine di benessere consistente nell’assicurare una protezione immediata ed anticipata all’interesse del consumatore a che il prodotto giunga al consumo con le cure igieniche imposte dalla sua natura».

Vieddippiù nella fattispecie in esame, il Tribunale di Torre Annunziata: «ha rilevato che nel furgone dell’imputato, adibito al trasporto di generi alimentari, erano stati rinvenuti dal personale della ASL “8 kg di pane e 4 graffe non confezionate, sistemati in sacchi di carta già precedentemente riciclati utilizzati precedentemente per il trasporto di farina, ed in ceste di plastica forate e non coperte”, modalità di conservazione e trasporto correttamente ritenute non conformi alle “prescrizioni di legge che, per il pane, prevedono l’obbligo di imbustarlo ” in quanto inidonee a garantire il mantenimento dei prodotti nel loro stato originario ed a scongiurare il pericolo di alterazione e contaminazione degli stessi ogni».

Ancora, infondata è la censura con la quale il ricorrente afferma che gli alimentari non fossero destinati alla vendita, ma al consumo dei propri familiari: per la Giurisprudenza, infatti, integra il reato di detenzione per la vendita di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione la condotta consistente nella materiale disponibilità di quel prodotto da parte dell’operatore commerciale, sia esso grossista o dettagliante, in vista della fornitura ai consumatori. Nel caso di specie l’imputato, in quanto socio di un noto caseificio, era dunque pacificamente operante nel settore della produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari.

D’altro canto la Suprema Corte ha peraltro chiarito che l’obbligo di osservare la disciplina prevista dalla L. n. 283 del 1962 incombe anche al mero trasportatore, atteso che l’onere di assicurare le condizioni di conservazione degli alimenti, al fine di tutela della salute pubblica, sussiste in tutte la fasi di distribuzione degli stessi. Destinatari delle disposizioni sono, infatti, tutti coloro che concorrono alla immissione sul mercato di prodotti destinati al consumo e non conformi alle prescrizioni igienico-sanitarie.
Per questo motivo la Cassazione ha confermato la condanna dell’imputato condannandolo, inoltre, al pagamento delle spese processuali.

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