Stretta sui contanti: limite a 1000 euro, una guida pratica per risolvere tutti i dubbi

1177722-92235cb75c33ca3f82f94cb644da684dTra le riforme più note del governo Monti rientra senz’altro la stretta sui contanti. La normativa introdotta nel dicembre 2011 prevede come tetto massimo la somma di 1000 euro. La misura ha come obiettivo combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio del denaro sporco. Al riguardo molto è stato detto e  scritto  ma non sempre ciò è avvenuta in maniera corretta. Giusto quindi fare un po’ di chiarezza al riguardo.

La Nuova soglia di 1000 euro: cosa cambia per i pagamenti

Il primo punto da chiarire è che la modifica del Governo Monti ha riguardato una legge già esistente da anni, la legge antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007). La soglia oltre il quale non è possibile utilizzare il contante per i pagamenti c’era già, ed è stata tra l’altro modificata molte volte.

 

Fino al 6/12/2011 era di 2.500 euro e dal 6/12/2011 e’ stata portata a 1.000 euro.

 

I pagamenti coinvolti sono tutti quelli tra soggetti, pubblici, privati o imprenditoriali che siano, di qualsiasi natura o tipo. Si va dal pagamento di un acquisto fatto in negozio (o in una catena commerciale) a quello del conto del dentista, dell’idraulico, del commercialista o di qualsiasi altro professionista. Anche un semplice pagamento tra due privati e’ soggetto allo stesso limite.

Pagamenti in contante

E’ vietato effettuare tramite contanti pagamenti, di qualsiasi tipo e natura, di somme pari o superiori a 1.000 euro.

Attenzione, perchè il divieto riguarda anche pagamenti “artificiosamente” frazionati -riferiti ad un’unica operazione- il cui totale sia uguale o superiore a 1.000 euro.

La legge, e una circolare ministeriale, precisano che tale caso si ha quando per un’unica operazione economica vengono disposte, con intendo elusivo, un certo numero di pagamenti con cadenza prestabilita e per un circoscritto arco di tempo. Se non è possibile stabilire l’arco di tempo di riferimento ci si riferisce a quello indicato dalla legge, sette giorni. Non c’entrano nulla i casi in cui il frazionamento sia previsto da un contratto oppure siano decisi nell’ambito di una normale attività commerciale.

Da chiarire anche che sono permessi i pagamenti in contante superiori a 1.000 euro fatti attraverso le banche, la posta, o gli istituti di moneta elettronica, che rimangono quindi tracciabili. Rientrano in questa categoria tutti i pagamenti fatti consegnando allo sportello i contanti che poi vengono “trasformati” in uno strumento di pagamento, come per esempio l’assegno circolare, il travellers cheque, il vaglia, o il trasferimento diretto tramite un istituto di money transfers.

E’ prevista anche una deroga: quando si deve pagare lo Stato o un ente pubblico (per esempio una o piu’ multe) lo si puo’ fare anche in contanti con pagamenti superiori a 1000 euro. E’ un inedito parere del Ministero dell’Interno di risposta ad un quesito della polizia municipale di Torino (si veda la loro circolare n.25 del 20/2/2013).

Pagamenti con assegno

Se si utilizzano assegni per pagare una somma uguale o superiore ai 1.000 euro, è obbligatorio apporre la clausola “non trasferibile” e indicare nome o ragione sociale del beneficiario. I libretti degli assegni forniti dalle banche sono già muniti della clausola “non trasferibile” prestampata. Per ottenere libretti senza la clausola va fatta una richiesta specifica con pagamento di 1,5 euro per ogni assegno, a titolo di bollo. Su di essi, nel caso serva, la clausola va apposta a mano.

In pratica, per fare pagamenti di importo uguale o superiore a 1.000 euro non si possono usare assegni trasferibili, girati da altri od anche fatti all’ordine “mio proprio” e poi girati al beneficiario.

Attenzione, rimane sempre possibile utilizzare propri assegni fatti all’ordine “mio proprio”, anche di importo uguale o superiore a 1.000 euro, per prelevare contanti in banca o alla posta, con girata alla banca (o alla posta) stessa.

Le suddette regole valgono per assegni bancari, assegni circolari, vaglia postali e vaglia cambiari.

Pagamenti con libretti al portatore

I libretti di deposito al portatore, lo ricordiamo, sono quelli pagabili direttamente al possessore che li presenti allo sportello per l’incasso.

Non è possibile utilizzare questi libretti per pagare somme uguali o superiori a 1.000 euro, e conseguentemente non possono più esistere libretti al portatore con saldo di tale importo.

I libretti di importo uguale o superiore a 1.000 euro devono tutti essere nominativi, intestati ad una specifica persona.

Ricordiamo che è fissato al 31/3/2012 il termine entro il quale i libretti al portatore con saldo uguale o superiore a 1.000 euro devono essere regolarizzati, chiudendoli, prelevando le somme eccedenti o trasformandoli in libretti nominativi.

Conseguenze in caso di violazione

In caso di violazioni, segnalate dalle banche o dalle poste al Ministero dell’Economia e all’Agenzia delle entrate, possono scattare addebiti di sanzioni ed anche controlli fiscali, questi ultimi ovviamente a discrezione dell’Agenzia delle entrate.

La sanzione base per i pagamenti varia dall’1% al 40% dell’importo trasferito, con minimo 3.000 euro, e colpisce ambedue i soggetti coinvolti. Pagando entro 60 giorni dalla notifica della contestazione, e’ applicabile, secondo quanto previsto dalla legge sulle sanzioni amministrative (legge 689/81 art.16), la sanzione ridotta del doppio del minimo, in questo caso il 2%.

Anche per gli assegni è prevista la stessa sanzione, con la precisazione che nel caso particolare di pagamenti effettuati con girata di assegni all’ordine “mio proprio” la violazione si considera tale anche se l’assegno è di importo inferiore a 1.000 euro, senza la possibilità di applicare la sanzione ridotta detta sopra.

Per i libretti postali al portatore la sanzione varia invece dal 10% al 20% del saldo del libretto (in caso di mancata regolarizzazione) oppure dal 20% al 40% del saldo del libretto (in caso questo superi i 1.000 euro), con minimo sempre a 3.000 euro. La sanzione e’ invece “limitata” al saldo del libretto se quest’ultimo è inferiore a 3.000 euro.

La nuova soglia di 1000 euro, cosa cambia per stipendi e pensioni

Le regole già dette coinvolgono ovviamente anche tutte le riscossioni, anche quelle effettuate da privati per stipendi pagati da aziende, private o pubbliche che siano o pensioni pagate dallo Stato.

Per le aziende private scatta quindi il vincolo di effettuare pagamenti sopra 1.000 euro -in questo caso di stipendi e compensi- solo attraverso mezzi rintracciabili come i bonifici o gli assegni (intestati al dipendente e non trasferibili).

Le aziende pubbliche hanno invece maggiori restrizioni perchè -dal 1/7/2012- dovranno effettuare i propri pagamenti – per stipendi, compensi e pensioni- esclusivamente per via telematica , quindi attraverso bonifici sul c/c o con accredito di strumenti di pagamento elettronici prescelti dal beneficiario (per esempio le carte prepagate o le nuove carte elettroniche istituzionali introdotte dal Dl 78/2010 ma ancora non realizzate). Sono esclusi da tale obbligo i pagamenti della tredicesima mensilità.

Per quanto riguarda le pensioni attenzione a questa scadenza: entro il 30/6/2012 I beneficiari di pensioni INPS (di importo superiore a 1000 euro) devono comunicare all’INPS stessa il conto di pagamento sul quale vogliono ricevere la propria pensione. Se manca tale indicazione le banche/poste possono girare i pagamenti su un conto transitorio infruttifero. Se la comunicazione viene fatta nei tre mesi successivi (entro il 30/9/2012) le somme vengono trasferite nel conto indicato -senza spese per il beneficiario- altrimenti vengono restituite all’ente erogatore. Negli stessi tre mesi -da Giugno a Settembre- le somme possono anche essere riscosse con assegno di traenza.

I beneficiari di stipendi o pensioni pagate dalla pubblica amministrazione, che a causa di quanto sopra sono obbligati ad aprire un conto corrente ma sono impossibilitati a farlo personalmente per motivi di salute od a causa di provvedimenti giudiziari restrittivi, possono delegare una terza persona, sia per l’apertura del conto che per l’effettuazione di eventuali operazioni di prelievo. La delega deve essere autorizzata dall’ufficio della pubblica amministrazione erogante (INPS in caso di pensioni) e deve poi essere presentata alla banca (o posta) insieme alla copia del documento del delegato e ad una dichiarazione attestante la sussistenza della documentazione comprovante gli impedimenti.

Conto corrente base e conto corrente a costo zero

All’obbligo di riscuotere tramite conto corrente stipendi e pensioni sopra i 1.000 euro il Governo ha fatto coincidere l’introduzione di un conto corrente particolare, detto “conto corrente base”, emesso a condizioni vantaggiose e dedicato a tutti coloro che in conseguenza all’abbassamento della soglia non possono più riscuotere in contanti stipendi e pensioni e sono quindi costretti ad aprire un conto corrente. In particolare, per i pensionati con pensione non superiore a 1.500 euro, viene introdotto un “conto corrente base a costo zero”.

La nuova soglia di 1000 euro e i prelievi allo sportello

E’ da chiarire fin da subito che la soglia dei 1.000 euro non riguarda in alcun modo i prelievi di contante in banca o alla posta, che rimangono liberi. Ciò, oltre ad essere evidente leggendo la normativa, è  stato chiarito dal Ministero dell’economia e dall’ABI (con circolare alle banche) perchè in alcuni istituti bancari sembra esserci stata qualche interpretazione errata.

A fronte di richieste di prelievo di importo uguale o superiore a 1.000 euro la banca e la posta non solo non devono creare impedimenti o chiedere che vengano fornite le ragioni dello stesso, ma non hanno nemmeno l’obbligo di fare segnalazioni al Ministero dell’economia o all’Agenzia delle entrate.

La segnalazione va fatta semmai nel caso vi siano elementi concreti che portino a ritenere che vi sia stata una violazione delle norme antiriciclaggio già dette, quindi, per esempio, prove di un trasferimento della somma tra soggetti diversi.

Quindi, non è il mero prelievo di -mettiamo – 2.000 euro da un conto corrente a far scatenare segnalazioni e controlli, ma una prova, per esempio, del fatto che la persona che ha prelevato i 2.000 euro li ha utilizzati per pagare qualcuno, a qualsiasi titolo.

Tutto quanto sopra vale anche per i versamenti in contante, che restano liberi da vincoli di importo, fermo restando il ragionamento gia’ fatto sulla possibilita’ che un insieme di operazioni, o il ripetersi delle stesse per importi ingenti, possa portare ad una valutazione di caso “sospetto”.

Deroga per i turisti

Il Dl di semplificazione fiscale (Dl 16/2012) ha previsto una deroga alle regole sull’utilizzo dei contanti per i cittadini stranieri, intesi come non europei (quindi non di uno dei paesi dell”Unione europea e dello Spazio economico europeo), e che abbiano altresì residenza fuori dall’Italia.

 Per questi soggetti, per lo più turisti, è possibile utilizzare, per pagamenti di beni e servizi, somme in contanti superiori ai 1.000 euro -e fino a 15.000 euro- a condizione che il negoziante -o il prestatore di servizi- (negozi, agenzie di viaggio, etc.) acquisisca all’atto del pagamento copia del passaporto e un’autocertificazione riguardo al possesso del requisito di (non) essere cittadino italiano ne’ europeo e a condizione che i soldi vengano versati sul c/c del negoziante -o prestatore del servizio- entro al massimo il giorno feriale successivo, con consegna alla banca (o posta) della documentazione acquisita dall’acquirente e copia dello scontrino fiscale emesso.  Gli esercenti, inoltre, dovranno comunicare periodicamente all’Agenzia delle entrate tutte le operazioni suddette.

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